Tribuna Finanziaria

Anticipazione sperimentale dell’imposta municipale unica (Imu): aspetti applicativi

Anticipazione sperimentale dell’imposta municipale unica (Imu):

aspetti applicativi

1 FONTI NORMATIVE

2 POTERE DEI COMUNI DI INTERVENIRE SULLA DISCIPLINA DEL TRIBUTO

PUBBLICAZIONE DELIBERE COMUNALI

3 PRESUPPOSTO DELL’IMPOSTA

TERRITORIALITÀ

Diritti reali che fondano il possesso rilevante ai fini IMU

4 SOGGETTI PASSIVI

Beni in leasing: soggettività passiva del locatario in vigenza di contratto

5 IMMOBILI RILEVANTI

Utilizzo concreto e destinazione degli immobili

Utilizzo edilizio di aree e fabbricati

Estensione dell’imposizione a nuove tipologie di immobili

6 FABBRICATI RURALI STRUMENTALI E DIMORE RURALI

7 TERRENI AGRICOLI

TERRENI INCOLTI O COLTIVATI PER DILETTO (C.D. ORTICELLI)

Le agevolazioni nell’agricoltura

8 ESENZIONI

9 GLI IMMOBILI DI PROPRIETA’ DEI COMUNI 

10 ENTI NO PROFIT

11 BASE IMPONIBILE

12 REGIME IMU dell’ABITAZIONE PRINCIPALE

Nuova nozione di abitazione principale valida ai fini dell’IMU

Rilevanza di una sola unità immobiliare

DETRAZIONI DALL’IMPOSTA LORDA

13 CASE IN USO AI PARENTI

14 ABITAZIONI SFITTE

15 CASE POPOLARI E COOPERATIVE EDILIZIE

16 FABBRICATI STORICO ARTISTICI

17 IMMOBILI INAGIBILI

18 AGEVOLAZIONI SULLA PRIMA CASA 

19 CANTINE, BOX e SOFFITTE 

20 CASA ASSEGNATA all’EX CONIUGE separato o divorziato

21 ABITAZIONE di ANZIANI o DISABILI  trasferitisi in istituti di ricovero o di cura

22 CASE AFFITTATE

23 IMU SU IMMOBILI E ATTIVITA’ DETENUTE ALL’ESTERO

24 IMMOBILI DI IMPRESA

25 FABBRICATI SENZA RENDITA POSSEDUTI DA IMPRESE E CLASSIFICABILI NEL GRUPPO D

26 AREE FABBRICABILI

27 COSA CAMBIA CON LA RIFORMA DEL CATASTO

CATEGORIE CATASTALI

28 ALIQUOTE D’IMPOSTA

ALIQUOTE RIDOTTE

Abitazione principale e relative pertinenze

Fabbricati rurali ad uso strumentale

29 POTERE DEI COMUNI DI RIDURRE L’ALIQUOTA ORDINARIA

30 AUMENTI DI ALIQUOTE PER LE CASE SFITTE

31 SULL’IMU I COMUNI PERDONO OGNI  POTERE DISCREZIONALE 

32 RATE: a scelta sulla prima casa

33 ACCONTO

34 L’importo minimo

35 La quota fissa statale

36 MODALITA’ DI PAGAMENTO

37 LA DICHIARAZIONE

38 MODALITA DI VERSAMENTO (F24)

39 CODICI TRIBUTO

40 ALTRI ASPETTI CONNESSI AL VERSAMENTO, ALLA RISCOSSIONE ED ALL’ACCERTAMENTO

 41 VALENZA SOSTITUTIVA DELL’IRPEF (E RELATIVE ADDIZIONALI)

42 NEL 730/2012 ENTRA IL QUADRO I

43 IMPOSTA DI SCOPO

44 LE SCADENZE PER DATA

45 LE NORME DI RIFERIMENTO IN MATERIA DI ICI E IMU

La rivoluzione permanente dell’IMU, che in pochi mesi ha cambiato tutte le regole stabilite dal decreto legislativo 23/2011 sul federalismo, richiede un po’ di calma per essere capita. Dopo gli interventi operati dalla conversione in legge del decreto fiscale  (DL 16/2012) sulla manovra Salva Italia (Dl 201/2011), è possibile oggi raccogliere le norme di base che servono a orientarsi e a muovere i primi passi, senza perdersi nella nuova giungla tributaria.

L’imposta municipale propria (IMU) è stata istituita dagli artt. 8 e 9 del Dlgs. 14.03.2011 n. 23, emanato in attuazione della L. 5.5.2009 n. 42.

La sua decorrenza, in questa prima fase, era tuttavia fissata al 2014 (art. 8 c.1 del Dlgs. 23/2011).

Successivamente, l’art. 13 co. 1 del DL 6.12.2011 n. 201, cov. L. 22.12.2011 n. 214:

Ne ha anticipato l’introduzione “in via sperimentale”, a decorrere dal 2012 ed a valere per il triennio 2012-2014;

Ne ha rinviato l’applicazione a regime a decorrere dal 2015.

A norma dell’art. 8 co. 1 del Dlgs. 23/2011, l’IMU sostituisce:

– l’ICI;

– nonché, in relazione alla componente immobiliare, l’IRPEF e le relative addizionali (es. regionale, comunale) dovute sui redditi fondiari relativi a beni immobili non locati. Di poi, il Dl sulle semplificazioni del 2 marzo 2012 n. 16 convertito in legge 26 aprile 2012, n. 44, ne esce come il “correttivo sull’Imu” necessario per rivedere alcune stortu­re del sistema fiscale.

1 FONTI NORMATIVE

Le disposizioni che definiscono la disciplina del nuovo tributo si rinvengono:

– in primo luogo, nell’art. 13 del DL 6.12.2011 n. 201, conv. L. 22.12.2011 n. 214;

– in subordine, negli artt. 8 e 9 del DLgs. 14.03.2011 n. 23, in quanto compatibili.
I frequenti richiami alle disposizioni del Dlgs. 30.12.92 n. 504 già in vigore ai fini dell’ICI rilevano poi come il nuovo tributo municipale si ponga rispetto all’ICI in un rapporto ideale di continuità, ancorché la relativa disciplina si distingua da quella propria del tributo comunale ora soppresso sotto molteplici aspetti.

– nel decreto legge fiscale del 2 marzo 2012 n. 16 “Dl sulle semplificazioni”, o meglio come si dirà in seguito “correttivo sull’Imu”.

Con la pubblicazione, sulla Gazzetta Ufficiale n. 99 del 28 aprile scorso, della legge 26 aprile 2012, n. 44, di conversione del decreto fiscale n. 16/2012, sono operative molte novità in materia fiscale e tributaria.

Un provvedimento «non sistemico, non di riforma ma di manutenzione», lo ha sem­pre definito il suo ideatore Vieri Ceriani, sot­tosegretario all’Economia. In sostanza un de­creto necessario per rivedere alcune stortu­re del sistema fiscale che il più delle volte, ol­tre a complicare la vita ai contribuenti, fini­scono per dare luogo a pesanti contenziosi. Operazione, va detto, che non è del tutto riu­scita però sull’Imu, almeno se si guarda alla semplificazione. Se da una parte vanno ac­colte con favore le nuove esenzioni dell’im­posta municipale sulla casa sia per i contri­buenti sia per i Comuni, dall’altra vanno evi­denziate le possibili complicazioni degli adempimenti legati al versamento della nuo­va Ici. A partire dal pagamento sulla prima casa che, potrà essere effettuato in due o tre rate con percentuali differenti (50% o 33%), così come da dicembre si potrà utilizzare anche il bollettino postale. Sul fronte dei calcoli per il 2012 il riferimento per l’acconto di giu­gno restano le aliquote di base (4 per mille sull’abitazione principale e 7,6 per mille per l’Imu secondari) con l’obbligo di versare a di­cembre il conguaglio (a prescindere dalle due o tre rate). Ma facendo attenzione fino all’ultimo perché il Governo potrà rivedere fino al 10 dicembre le aliquote fissate dai Comuni entro il prossimo 30 settembre.

La legge 44/2012, convertendo il Dl 16, ha modificato la nozione di abitazione principale, pre­vedendo la necessità che in es­sa risieda e dimori non solo il contribuente, ma anche il suo nucleo familiare.

Quindi, biso­gnerà in primo luogo definire con precisione cosa si intenda per «nucleo familiare», posto che, al momento, l’unica nozio­ne esistente nell’ordinamento è quella anagrafica. Se così fosse, però, la norma sarebbe inutile, poiché in caso di residenze se­parate dei due coniugi, costi­tuendo ciascuno di essi un autonomo nucleo familiare, avreb­bero sempre diritto alle agevo­lazioni di legge (aliquota base dello 0,4%, modificabile dello 0,2% in più o in meno dal Comune, e detrazione di 200 euro maggiorata di 50 euro per ogni figlio convivente di età non su­periore a 26 anni).

Irragionevole appare inoltre la specificazione secondo cui se ciascun componente del nu­cleo assume residenza separa­ta nell’ambito dello stesso Co­mune, l’abitazione principale può essere solo una. Innanzitutto, una simile preclusione non può operare sempre e comun­que, perché non si vede come impedire che il figlio maggio­renne prenda residenza per conto suo in un altro immobile di proprietà e benefici del trat­tamento agevolato previsto dal D1201/2011 per l’abitazione principale.

Dovrebbe invece essere ri­solto il caso dei coniugi separa­ti o divorziati con casa assegna­ta a uno dei due. In questa ipote­si, la legge di conversione del decreto ha previsto che il dirit­to del coniuge assegnatario sia sempre equiparato, ai fini Imu, al diritto di abitazione. Ne deri­va che l’unico soggetto passivo sarà per l’appunto l’assegnata­rio, che avrà diritto per intero alla detrazione di 200 euro e al­la maggiorazione di 50 euro per figlio. Il coniuge non assegnatario, invece, potrà beneficiare delle agevolazioni per l’abitazione principale sull’im­mobile eventualmente posse­duto nel quale egli dimori e risieda, anche se situato nello stesso Comune: in precedenza, invece, c’era il limite del ter­ritorio comunale.

La versione finale della norma riferita alle unità immobilia­ri degli anziani e disabili non sembra, infine, venire piena­mente incontro alle esigenze degli interessati. Si tratta infat­ti di una mera facoltà di assimilazione all’abitazione principa­le, rimessa alla decisione del Comune, al pari di quella stabi­lita per l’unità immobiliare non locata degli italiani resi­denti all’estero iscritti all’Aire. Così come congegnata, la norma non sembra evitare il paga­mento della quota d’imposta erariale, perché l’esonero da quest’ultima riguarda solo le ipotesi in cui l’aliquota base è per legge, e non per regolamen­to, lo 0,4%: di conseguenza, se il Comune riducesse l’aliquota allo 0,4% dovrebbe comunque versare lo 0,38% allo Stato, di fatto azzerando il proprio getti­to. Il che rende complesso con­cedere lo sconto. (si veda però quanto precisato in seguito).

L’attenzione del decreto fisca­le e del lavoro parlamentare sul­la sua conversione, anche per in­tervento diretto del ministro Mario Catania, si è concentrata soprattutto sull’agricoltura. Il primo obiettivo è stato quello di attenuare il salasso che sarebbe stato determinato dall’abroga­zione tout court del sistema di esenzioni e di abbattimenti dell’imponibile che caratterizza­va la disciplina Ici sui terreni. Per questa ragione i correttivi arrivati con il decreto fiscale reintroducono l’esenzione per i Comuni montani, permettendo anche al Governo di intervenire con decreto per rivedere l’elenco e attribuire le esenzioni a tutti i territori considerati meritevoli, e ridisegna il meccanismo di abbattimento dell’imponibile. Il nuovo sistema che istituisce una franchigia per i primi 6mila euro e sconti progressivamente più limitati con il crescere del valore del terreno, è meno generoso rispetto a quello che regolava l’Ici, ma evita di concentrare gli aumenti più sostanziali pro­prio sui terreni di valore più limi­tato. Oltre a ciò, gli emendamen­ti hanno esteso alle società agri­cole alcune facilitazioni in origi­ne previste per le sole persone fisiche, permettendo anche di considerare come terreni le aree fabbricabili delle società. Una previsione, quest’ultima, che determina rispetto alle aziende di altri settori una dispa­rità di trattamento di cui non so­no evidenti le ragioni.

Se l’Imu prima casa sarà o meno un salasso dipenderà sì dalle aliquote ma soprattutto dalle rendite  catastali. Sulle seconde case, invece, meglio mettersi l’animo in pace: rispetto alla vecchia Ici si pagherà mediamente il doppio. Sull’abitazione principale, dal 2008 esente da imposta, la mappa dei sacrifici a cui gli italiani andranno incontro dal 16 giugno è molto variegata e tiene conto di due variabili: le decisioni dei sindaci che in linea di massima (a parte Roma, Genova e Torino sembrano orientati ad applicare l’aliquota base dello 0,4% e il valore delle rendite catastali che penalizza Roma e i grandi centri del Nord (dove le rendite sono più aderenti al valore reale degli immobili) e risparmia invece il Sud.

I numeri, che nel corso dell’anno potrebbero peggiorare ulteriormente a causa dei tempi supplementari concessi ai Comuni (fino al 30 settembre) e al Governo (fino al 10 dicembre) per fissare i livelli di prelievo definitivi, confermano i rincari drastici concentrati sulle case concesse in affitto, mentre l’abitazione principale torna nel raggio d’azione dell’imposta dopo quattro anni di assenza e in media si ricolloca vicino ai livelli di prelievo sopportati nel 2007.

2 POTERE DEI COMUNI DI INTERVENIRE SULLA DISCIPLINA DEL TRIBUTO

Le norme istitutive dell’IMU riconoscono ai Comuni la potestà di intervenire su taluni aspetti della disciplina dell’imposta (modulazione delle aliquote, estensione della detrazione per l’abitazione principale a fattispecie assimilabili, ecc.).

La disciplina del tributo finisce cosi per connotarsi e completarsi alla luce delle scelte operate, in ambito locale, dalle amministrazioni comunali. Di conseguenza il contri­buente, per conoscere nello specifico le modalità di applicazione dell’imposta, deve acquisire taluni dati (misura delle aliquote, norme regolamentari) presso il Comune in cui gli immobili sono ubicati.

PUBBLICAZIONE DELIBERE COMUNALI

Dopo la conversione in leg­ge del decreto 16/2012 sulle sem­plificazioni tributarie, la gestio­ne dell’Imu rischia di diventare un incubo per i sindaci, alle prese con la chiusura dei bilanci e con diversi nodi da sciogliere. In par­ticolare, gli amministratori devo­no decidere se spingere la leva fi­scale entro il 30 giugno o riman­dare le scelte al 30 settembre, da­ta limite per modificare le deci­sioni già prese.

Peri Comuni si apre poi il fron­te dell’invio delle delibere al mi­nistero dell’Economia, avvilup­pato in un intreccio di norme. Le scadenze per  l’Imu sono infatti diverse da quelle fissate per l’ad­dizionale Irpef e da quelle per le altre entrate comunali. E la situa­zione si complicherà ancora dall’anno prossimo.

Ma andiamo con ordine.

Il de­creto legge salva Italia 201/2011 ha imposto da quest’anno l’invio al ministero dell’Economia delle delibere regolamentari e tariffa­rie dei tributi locali entro 30 gior­ni dall’adozione o entro 30 giorni dal termine previsto per il bilan­cio di previsione. La pubblicazio­ne sul sito del ministero sostitui­sce l’avviso in «Gazzetta Ufficia­le» ed è quindi sufficiente per rendere conoscibili le delibere. L’inadempienza da parte dei Co­muni è sanzionata con il blocco dei trasferimenti.  Ma dell’attuazione è incaricato un decreto mi­nisteriale non ancora emanato.

Intanto, con la nota 5343/2012, il dipartimento delle Finanze ha attivato la procedura telematica per trasmettere i regolamenti e le aliquote Imu.  Dal  16 aprile l’inseri­mento di questi atti nel portale so­stituisce le altre modalità di invio ed è valida per adempiere l’obbli­go di pubblicazione in «Gazzet­ta». La procedura telematica si può usare anche per trasmettere le delibere dei tributi comunali di­versi dall’Imu, la pubblicazione potrà avvenire solo dopo l’ema­nazione del decreto attuativo pre­visto dal decreto legge 201/2011.

Quanto all’invio delle delibe­re sull’addizionale comunale Ir­pef, i tempi sono più volte cam­biati negli ultimi mesi. Il decreto 201/2011 ha infatti anticipato al 20 dicembre il termine per la pubblicazione sul sito del mini­stero dell’Economia per riscuo­tere l’acconto da marzo successivo. Poi, il decreto legge 16/2012 ha anticipato al 20 dicembre la scadenza per la pubblicazione sul sito ministeriale anche in caso di variazioni dell’aliquota, uni­formando così le scadenze. Infi­ne, l’articolo 4, comma 1-quin­quies, della legge di conversione del decreto 16/2012 ha imposto ai Comuni di inviare al diparti­mento delle Finanze le delibere entro 30 giorni dall’adozione per la pubblicazione online.  Reste­rebbe da chiarire il rapporto tra il termine mobile di 30 giorni e quello fisso del 20 dicembre, so­prattutto per le delibere appro­vate in prossimità di questa data.

Ma non è tutto. La legge di con­versione del decreto 16/2012 pre­vede che dal 2013 le delibere del­le aliquote e delle detrazioni Imu (non i regolamenti) debbano es­sere inviate al ministero dell’Eco­nomia per via telematica entro il 23 aprile per permettere la pubbli­cazione online entro il 30 aprile. Il rispetto di questo termine ga­rantisce la retroattività al 1° gen­naio dell’anno cui la delibera si ri­ferisce, altrimenti saranno proro­gate le aliquote approvate l’anno precedente.  La disposizione non tiene conto di diversi elementi: la scadenza per approvare le ali­quote è agganciata a quella per l’adozione dei bilanci; negli ulti­mi dieci anni i termini per chiude­re i bilanci sono stati fissati tra aprile e giugno, l’anno scorso ad­dirittura ad agosto; e si tratta di termini che non dipendono dai Comuni ma dalle modifiche nor­mative su entrate, patto di stabili­tà e altro.  Nei fatti, il termine del 23 aprile è inconciliabile con le re­gole vigenti e con i tempi per ap­provare i bilanci.

3 PRESUPPOSTO DELL’IMPOSTA

A norma dell’art. 13 co. 2 del DL 201/2011, conv. L. 214/2011, presupposto dell’IMU è il possesso di immobili di cui all’art. 2 del DLgs. 504/92, ivi comprese l’abitazione principale e le relative pertinenze.

Fin dalla definizione del presupposto dell’imposta, pertanto, risulta evidente la continuità dell’IMU rispetto all’ICI.

Anche rispetto al nuovo tributo, a rilevare è il possesso di immobili riconducibili alle tre tipologie definite dall’art. 2 del DLgs. 504/92 vale a dire:

fabbricati;

aree fabbricabili;

terreni agricoli.

TERRITORIALITÀ

Un primo problema (ed una prima divergenza rispetto alla disciplina già propria dell’ICI) sembrerebbe emergere, tuttavia, in relazione al profilo della territorialità.

Ai fini “dell’ICI, l’art. 1 co. 2 del DLgs 504/92 individuava il presupposto dell’imposta nel “possesso di fabbricati, di aree fabbricabili e di terreni agricoli, siti nel territorio dello Stato, a qualsiasi uso destinati, ivi compresi quelli strumentali o alla cui produzione o scambio è diretta l’attività dell’impresa“.

Ai fini dell’IMU, invece, nessun analogo riferimento alla necessità che gli immo­bili siano ubicati in Italia è contenuto nell’art. 13 co. 2 del DL 201/2011, conv. L. 214/2011, né nell’art. 8 co. 2 del DLgs. 23/2011.

La rilevanza dei soli immobili siti in Italia pare non potersi desumere, in via indiretta, sull’assunto della funzione sostitutiva dell’ICI che l’IMU è chiamata ad espletare ai sensi dell’art. 8 co. 1 del DLgs. 23/2011.

Tale funzione è infatti compatibile con un più ampio ambito applicativo del tributo sostitutivo (l’IMU) rispetto a quello sostituito (ICI).

Un elemento interpretativo più significativo, per escludere che ai fini dell’IMU possa rilevare il possesso di immobili siti al di fuori dell’Italia, si desume dalla connotazione di imposta municipale, applicata, ai sensi dell’art. 13 co. 1 del DL 201/2011, conv. L. 214/2011, “in tutti i comuni del territorio nazionale”: sarebbe oltremodo anomalo che un tributo locale si applicasse anche al possesso di immobili all’estero.

Diritti reali che fondano il possesso rilevante ai fini IMU

Si tratta quindi di discernere quali siano i diritti reali idonei a fondare quel possesso degli immobili che funge da presupposto per l’applicazione del tributo.

Agli specifici fini dell’IMU, l’art. 9 co. 1 del Dlgs. 23/2011, nell’individuare i soggetti passivi, riconosce la rilevanza dei seguenti diritti reali a fondamento del possesso:

– la proprietà (ius in re propria);

nonché, tra i diritti reali di godimento su cosa altrui: l’usufrutto, l’uso, l’abitazione, l’enfiteusi, la superficie.

4 SOGGETTI PASSIVI

I soggetti passivi dell’IMU sono individuati dall’art. 9 co. 1 del DLgs. 23/2011 come segue:

– in linea di massima soggetto passivo è il proprietario dell’immobile,

– tuttavia, se l’immobile è gravato da un diritto reale di usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie, soggetto passivo è il titolare di tale diritto, e non il proprietario (anche detto “nudo proprietario”).

Solo il possesso di diritto di un immobile obbliga al pagamento dell’Imu. L’unica eccezione è rap­presentata dal coniuge asse­gnatario dell’immobile, che è obbligato al pagamento della nuova imposta locale anche nei casi in cui non sia né pro­prietario né titolare di altro diritto reale di godimento sul bene. Come per l’ICI, non sono invece soggetti al prelievo il locatario, l’affittuario o il comodatario. Il tributo è infatti dovuto dai contribuenti per anni solari, proporzionalmente alla quota di possesso dell’immobile e in relazione ai mesi dell’anno per i quali il bene è stato posseduto. Se il possesso si è protratto per almeno 15 giorni, il mese deve essere computato per intero.

L’articolo 9 del decreto legislativo 23/2011 stabilisce che oltre al proprietario dell’immobile, sono obbligati al pagamento anche il titolare del diritto reale di usufrutto, uso, abitazione. Va precisato che la prova della proprietà o della titolarità dell’immobile non è data dalle iscrizioni catastali, ma dalle risultanze dei registri immobiliari. In caso di difformità è tenuto al pagamento dell’IMU il soggetto che risulta titolare da questi registri (CTR Lazio, sentenza 90/2006). Quindi per l’assoggettamento agli obblighi tributari non è probante quello che risulti iscritto in catasto.

Soggetto passivo è anche il superficiario, l’enfiteuta, il locatario finanziario e il con cessionario di aree demaniali.

Rientra tra i diritti reali, poi il diritto di abitazione che spetta, al coniuge superstite, in base all’articolo 540 del codice civile. Non è soggetto al prelievo fiscale, invece, il nudo proprietario dell’immobile. Allo stesso modo, non sono obbli­gati al pagamento dell’impo­sta il locatario, l’affittuario e il comodatario, in quanto non sono titolari di un diritto rea­le di godimento sull’immobile, ma lo utilizzano sulla base di uno specifico contratto. Che il semplice possesso non obbli­ghi al pagamento dell’Ici, lo aveva chiarito la Cassazione (sentenza 18476/2005) a pro­posito del coniuge che risulti assegnatario dell’immobile, in caso di separazione. Secondo la Cassazione, se il giudice assegna a un coniuge l’abita­zione dell’ex casa coniugale, il soggetto assegnatario non è tenuto al pagamento dell’imposta. Il giudice non ha, infatti, il potere di costituire diritti reali di godimento sull’immobile, quali quello di uso e abitazione, ma può decidere solo in ordine all’attribuzione di un diritto personale sulla casa fa­miliare a favore di un coniuge. L’assegnatario ha un diritto di godimento del bene di natura personale e non reale. Dunque, non dovrebbe pagare neppure l’Imu. Tuttavia il legislatore, in sede di conversione del dl 16/2012, con una evidente forzatura ha posto a carico dell’assegnatario dell’immobile l’obbligo di pagare il tributo.

L’art. 4, comma 12-quinqies, del dl sulle semplificazioni prevede espressamente che, solo per l’Imu l’assegnazione della casa coniugale a favore di uno dei coniugi disposta a seguito di provvedimento di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, <<si intende in ogni caso effettuata a titolo di diritto di abitazione>>.

Beni in leasing: soggettività passiva del locatario in vigenza di contratto

In deroga al principio che individua il presupposto per l’applicazione dell’IMU nel possesso degli immobili, la soggettività passiva IMU, rispetto agli immobili, anche da costruire o in corso di costruzione, detenuti in leasing, è riferita al locatario (art. 9 co. 1 del DLgs. 23/2011).

La soggettività passiva IMU si configura in capo al locatario finanziario a decorre­re dalla data della stipula del contratto di leasing e per tutta la durata dello stesso. La disposizione ricalca quella già contenuta, ai fini dell’ICI, nell’art. 3 co. 2 del D.Lgs. 504/92.

5 IMMOBILI RILEVANTI

Sotto il profilo oggettivo, ai fini dell’IMU, rileva soltanto il possesso di immobili riconducibili  alle   tre seguenti tipologie, definite dall’art. 2 del DLgs. 504/92 (art. 13 co. 2 del DL 201/2011, conv. L. 214/2011):

fabbricati;

aree fabbricabili;

terreni agricoli.

Si sottraggono all’applicazione dell’IMU soltanto gli immobili:.

  • non riconducibili alle tre tipologie di cui all’art. 2 del DLgs. 504/92;
  • ovvero esenti dall’imposta ai sensi dell’art. 9 co. 8 del DLgs. 23/2011.

Utilizzo concreto e destinazione degli immobili

Una volta appurata la riconducibilità dell’immobile. alle predette tipologie, l’imposta risulta applicabile e non rileva l’uso cui esso è destinato.

L’utilizzo concreto degli immobili rileva ai soli fini del riconoscimento di talune detrazioni (es. abitazione principale) o esenzioni (immobili utilizzati dagli enti no profit per determinate attività).

Art. 13 co. 10 del DL 201/2011, conv. L. 214/2011 e art. 7 co. l lett. i) del DLgs. 504/92, applicabile in forza dell’art. 9 co. 8 del DLgs. 23/2011.

Fa eccezione il caso delle aree fabbricabili possedute da coltivatori diretti o impren­ditori agricoli a titolo principale e destinate all’esercizio delle attività agro-silvo­pastorali dirette alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, alla. funghicoltura ed all’allevamento di animali, per le quali l’utilizzo prevale sulle previsioni degli stru­menti urbanistici al fine di connotare l’immobile quale terreno agricolo (anziché co­me area fabbricabile), determinando anche l’applicazione del tributo su una diversa base imponibile.

Utilizzo edilizio di aree e fabbricati

Rilevante, non tanto per determinare od escludere l’assoggettamento al tributo, quanto piuttosto per discernere le modalità di determinazione della base imponibi­le per la sua applicazione, è inoltre l’utilizzo edificatorio delle aree o l’esecuzione di interventi di radicale recupero edilizio su fabbricati.

Infatti, l’IMU (art. 5 co. 6 del DLgs. 504/92, richiamato dall’art. 13 co. 3 del DL 201/2011, conv. L. 214/2011):

  • nel corso di tali attività, è dovuta (e viene liquidata) sull’area fabbricabile;
  • a partire dalla data di ultimazione dei lavori (ovvero, se antecedente, da quella in cui l’immobile inizia ad essere utilizzato), è dovuta (e viene liquidata) sul fabbricato.

Estensione dell’imposizione a nuove tipologie di immobili

All’esame dell’art. 13 del DL 201/2011, conv. L. 214/2011, l’IMU”sperimentale”, rispetto all’ICI, amplia sensibilmente l’ambito degli immobili tassati, in quanto interessa anche:

l’abitazione principale e le relative pertinenze (che prima ne erano per lo più esentate);

i fabbricati rurali, dotati dei requisiti di cui all’art. 9 co. 3 – 5 del DL 557/93, conv. L. 133/94.

6 FABBRICATI RURALI STRUMENTALI E DIMORE RURALI

Le complicazioni introdotte con la legge 44/2012, di conversio­ne del decreto fiscale (D1 16/2612), occuperanno i contri­buenti in vista dei primi adempi­menti del tributo. Anche la nozione di fabbrica­to rurale strumentale potrebbe dare luogo a problemi.

Il salva-­Italia  (Dl 201/2011) ha abrogato le disposizioni sulla procedura spe­ciale di accatastamento contenu­ta nell’articolo 7, DL 70/2011, e que­sto avvalora la lettura secondo cui la ruralità non dipende dall’in­quadramento catastale, ma dall’effettiva destinazione (art. 9 del Dl 557/93). Una lettura confermata anche dal direttore  Gabriella Alemanno, nell’audizione al Senato del 21 marzo scorso. D’altra parte, però, va ricordato che la regola dell’accatastamen­to in D/10 non derivava dal Dl 70/2011, ma dall’elaborazione del­la Cassazione. I Comuni, allora, potrebbero sostenere la tesi che i presupposti giuridici di tale elaborazione restano inalterati an­che nel contesto dell’Imu, poiché anche questa è un’imposta fonda­ta sulle risultanze del catasto. Per prudenza, è consigliabile proce­dere comunque ad annotare la variazione di categoria catastale in D/10 entro il 30 giugno 2012.

I fabbricati rurali a uso stru­mentale, ubicati nei comuni mon­tani o parzialmente montani, so­no esclusi dall’imposta municipa­le. Sono altresì esenti i ter­reni montani ma questo per effet­to dell’articolo 7, lettera h) del Dl­gs 504/1992 riguardante la sop­pressa imposta comunale, richia­mato ai fini della nuova imposta municipale.

Leggermente diverso è il riferi­mento alla collocazione territo­riale dei fabbricati e dei terreni. Per i fabbricati strumentali il rife­rimento è all’elenco dei comuni montani predisposto dall’Istat e la norma non fa alcun riferimen­to alla collina (i territori parzial­mente montani sono quelli nei quali meno del 15% degli abitanti risiedono in zona montana). Invece per i terreni montani l’esenzio­ne da lmu riguarda quelli ricaden­ti in aree montane o di collina delimitate ai sensi dell’articolo 15 del­la legge 984/1977 (individuate da apposito Dm).

Le case di abitazio­ne rurali sono invece soggette alla imposta municipale ancorché situate in zona montana.

Per quanto riguarda i fabbrica­ti rurali strumentali il riferimen­to normativo non può che essere all’articolo 9, comma 3 bis, del Dl 557/93. Sono compresi anche i fabbricati strumentali delle coo­perative agricole di trasformazio­ne dei prodotti conferiti dai soci. Ricordiamo che alla luce della esenzione da Imu, i fabbricati strumentali rurali potrebbero evitare l’accatastamento in quan­to dal 1° gennaio 2012  è soppressa la disposizione che condiziona il requisito di ruralità alla apparte­nenza alla categoria catastale D10 (articolo 13, comma 14, del Dl 201/2011). La norma che classifica le costruzioni strumentali com­prende anche le case di abitazio­ne utilizzate dai dipendenti che abbiano lavorato oltre 100 giorna­te annue nell’azienda agricola. Tuttavia l’agenzia del Territorio considera questi fabbricati co­munque delle abitazioni e quindi scatta l’assoggettamento ad im­posta. Viene prevista una deroga per i fabbricati situati nelle pro­vincie di Trento e Bolzano (ali­quota massima del 2 per mille).

Una disposizione del decreto fiscale modifica l’articolo 9 del Dlgs 23/2011 precisando che sono comunque assoggettati alle im­poste sui redditi ed alle relative addizionali gli immobili esenti dall’imposta municipale. Questo significa che la disposizione in­trodotta dalle norme sul federali­smo fiscale, secondo la quale gli immobili non locati non sono sog­getti ad Irpef, non si applica per i terreni montani, i quali pertanto continuano ad essere soggetti al reddito dominicale. Per i fabbri­cati strumentali rurali la prima ra­ta dell’Imu è stabilita al 30% men­tre per i fabbricati iscritti nel cata­sto terreni, che dovranno transi­tare nel catasto urbano entro il 30 novembre, l’imposta municipale verrà versata in una unica solu­zione entro il 17 dicembre 2012.

Pertanto le abitazioni rurali ai fini dell’imposta municipale hanno il medesimo trattamento delle case civili. Sulla base della rendita catastale, rivalutata del 5% e moltiplicata per 160 si ottiene il valore imponibile soggetto ad imposta mediante l’aliquota ordinaria dello 0,76 percento. Ovviamente se l’abitazione posseduta è quella principale in cui risiede l’agricoltore proprietario, l’aliquota è pari allo 0,4% e si applicano le detrazioni relative.

Nelle corti agricole si trovano spesso più abitazioni utilizzate da persone legate da  vincoli di parentela. Nella fattispecie si può applicare la nuova regola introdotta nel Dl 16/2012 secondo la quale se i componenti del nucleo familiare hanno stabilito la dimora e residenza anagrafica in immobili diversi, si applicano le agevolazioni per un solo immobile; quindi si può scegliere di applicare l’aliquota ridotta e le detrazioni sull’abitazione che ha un maggior valore imponibile.

Per le abitazioni rurali già iscritte in catasto l’Imu deve essere versata alle scadenze comuni agli altri immobili, e cioè la metà al 18 giugno e l’altra metà entro il 17 dicembre (oppure, a scelta, tre rate con la seconda al 17 settembre, per l’abitazione principale). Qualora invece le abitazioni rurali risultino ancora annotate nel catasto terreni, dovranno essere iscritte nel catasto fabbricati entro il prossimo 30 novembre, secondo la procedura Docfa con attribuzione della rendita proposta. L’imposta sarà versata quindi in un’unica soluzione entro il 17 dicembre.

7 TERRENI AGRICOLI

Il presupposto dell’IMU è il possesso a titolo di proprietà o di altro diritto reale di godimento di fabbricati, aree fabbricabili e terreni agricoli.

Ora ai sensi dell’art. 2 co. 1 lett. c)  del  DLgs. 504/92, ai fini  dell’I MU si considerano terreni agricoli  i terreni  utilizzati per l’esercizio delle attività indicate nell’art.  2135 c. c., che definisce l’imprenditore agricolo, vale a dire delle attività dirette:

alla coltivazione del fondo;

alla silvicoltura;

all’allevamento del bestiame;

all’esercizio di attività “connesse” alle precedenti, intendendo, in tale dizione:

– le attività svolte dallo stesso imprenditore agricolo, dirette alla manipo­lazione; conservazione, trasformazione, commercializzazione e valoriz­zazione che abbiano ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco, o dall’allevamento di animali;

– le attività dirette alla fornitura di beni o servizi mediante  l’utilizzazione prevalente, di attrezzature o risorse dell’azienda normalmente impiegate nell’attività agricola esercitata, comprese le attività di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale, nonché le attività di agriturismo.

TERRENI INCOLTI O COLTIVATI PER DILETTO (C.D. ORTICELLI)

Sono soggetti al pagamento dell’IMU  anche i terreni incolti che prima erano esclusi dal campo di applicazione dell’Ici. Oltre ai terreni agricoli la nuova imposta colpisce i terreni diversi da quelli fabbricabili e da quelli utilizzati per l’esercizio delle attività agricole. Dunque anche quelli coltivati in modo occasionale.

Del resto l’art. 9 del dl 23/2011, istitutivo della nuova imposta municipale, prevede che sono soggetti al prelievo i terreni. Mentre la disciplina Ici faceva esclusivo riferimento ai terreni agricoli. In effetti i terreni sono suscettibili di produrre due tipologie di reddito.

Il reddito dominicale che è quella parte di reddito che remunera la proprietà, e il reddito agrario, che consegue all’esercizio dell’attività agricola sul fondo. Il reddito dominicale si determina mediante l’applicazione delle tariffe d’estimo stabilite dalla legge catastale, per ciascuna classe e qualità del terreno.

Il Ministero delle finanze, con circolare n. 9 del 14 giugno 1993, ha delimitato la definizione di terreno agricolo ai fini ICI, precisando che non erano soggetti a imposizione i ter­reni che non avessero i requisiti propri né delle aree agricole né di quelle fabbricabili e precisamente: gli appezzamenti sui quali sono esercitate attività agricole solo occa­sionalmente, In forma non imprenditoriale, coltivati senza alcuna struttura organizzativa (cosiddetti «orticelli»); i terreni  incolti o che risultano normalmente inutilizzati.

Terreni agricoli, secondo la definizione con­tenuta nell’articolo 2135 del Codice civile, sono quelli utilizzati per l’esercizio dell’atti­vItà, agricola, ovvero la coltivazione del fon­do, la silvicoltura, l’allevamento animali e le attività connesse.

In base all’articolo 13 del dl Salva-Italia (201/2011), che ha anticipato l’Imu in via spe­rimentale, il valore dei terreni agricoli su cui calcolare l’imposta è ottenuto moltiplicando il reddito dominicale risultante in catasto, vi­gente al 1° gennaio dell’anno di imposizione, rivalutato del 25%, per 135.

La norma, invece, prevede un trattamento agevolato per i coltivatori diretti e gli im­prenditori professionali iscritti nella previ­denza agricola, per i quali il moltiplicatore di riferimento è ridotto a 110, anche se i terreni non vengono coltivati.

Quest’ultima previsione è contenuta nell’ar­ticolo 4 della legge di conversione del dl fi­scale (16/2012), che rafforza ancor di più la tesi della tassabilità dei terreni inutilizzati.

Per quanto concerne il soggetto obbligato al pagamento per i terreni incolti valgono le re­gole generali. È tenuto a versare l’imposta il proprietario o il titolare di altro diritto reale di godimento (usufrutto, uso).

Pertanto, nel caso che un orto sia dato in comodato da un comune a un agricoltore, sull’immobile l’imposta non è dovuta perché il comodatario non è soggetto passivo e l’am­ministrazione comunale non è tenuta a versa­re la quota del 50% riservata allo stato.

Le agevolazioni nell’agricoltura 

Una importante novità è rappresentata dalla esenzione. totale dei fabbricati rurali strumentali ubicati nei comuni montani o parzialmente montani, secondo la classifica­zione ricavabile dagli elenchi dell’Istat. Si tratta di una esenzione di carattere oggettivo, poiché prescinde dalla qualifica del soggetto che li possiede.

Un’altra modifica riguarda la finzione giuridica di cui all’articolo 2, lettera b), Dlgs 504/1992, a mente della quale le aree edificabili possedute da imprenditori agricoli si considerano terre­ni agricoli se permane la conduzione diretta con finalità agricole. Viene infatti precisato che a tale scopo occorre che il possessore sia un coltivatore diretto ovvero un sog­getto qualificabile come Iap (imprenditore agricolo a tito­lo principale), di cui all’articolo 1, Dlgs 99/2004, iscritto alla previdenza agricola.

La novità è che mentre in ambi­to Ici la previsione agevolativa operava solo in favore del­le persone fisiche, nell’Imu potranno a pieno titolo fruire del beneficio anche le società di persone e di capitale in possesso della suddetta qualifica. È stata inoltre ripropo­sta, seppure in termini quantitativamente più contenuti, la previsione già recata nell’articolo 9, Dlgs 504/1992, rela­tiva a franchigie e abbattimenti di imponibile in favore dei terreni agricoli. Anche in questo caso, peraltro, il re­quisito soggettivo è stato tramutato nel possesso e nella conduzione dei terreni da parte di coltivatori diretti ovve­ro di soggetti Iap. Si prevede infine che il moltiplicatore di 110, relativo alla determinazione della base imponibile dei terreni agricoli posseduti e condotti dai soggetti Iap, valga anche per i terreni incolti. Per i terreni dei soggetti non Iap, invece, il moltiplicatore è stato elevato a 135.

Apprezzabile anche la circostanza che le tre agevolazio­ni previste in materia di Imu per i terreni agricoli richiedono i me­desimi presupposti soggettivi ed oggettivi.

Relativamente ai terreni agri­coli ed alle aree edificabili occor­re collegare le disposizioni conte­nute nel Dl n. 201/2011 che ha in­trodotto l’imposta municipale con il decreto n. 504/1992 istituti­vo dell’Ici.

Le aree edificabili sono consi­derate terreni agricoli e pertanto la base imponibile è determinata moltiplicando per 110 il reddito dominicale rivalutato del 25%, in luogo del valore corrente di mer­cato, qualora siano possedute e coltivate da coltivatori diretti o imprenditori agricoli professio­nali (Iap) di cui all’articolo 1 del Dlgs n. 99 del 29 marzo 2004, iscritti nella previdenza agricola. Si tratta di una disposizione a fa­vore del settore agricolo in quan­to consente l’agevolazione anche, alle società agricole proprietarie di terreni agricoli inseriti in zone edificabili. In passato, ai fini dell’Ici, l’agevolazione era riser­vata ai soggetti iscritti nella ge­stione previdenziale per il conse­guimento dei trattamenti pensio­nistici e quindi non era applicabi­le alle società. La gestione previ­denziale agricola da parte della società è rispettata qualora l’amministratore sia iscritto nella gestione previdenziale, oppure a nostro parere qualora la società assuma personale dipendente.

Un secondo emendamento in­serito nel decreto fiscale riguar­da la modifica del coefficiente moltiplicatore del reddito domi­nicale rivalutato al fine di deter­minare la base imponibile dell’im­posta municipale. Il coefficiente ordinario passa da 130 a 135. Il co­efficiente ridotto di 110 è riserva­to ai terreni agricoli, nonché a quelli non coltivati, posseduti e condotti da coltivatori diretti ed imprenditori agricoli professio­nali iscritti nella previdenza agri­cola; la definizione è univoca e ri­guarda anche le società agricole in possesso della qualifica di Iap. Vi è però una apparente contrad­dizione in ordine ai terreni non coltivati soggetti ad Imu con il co­efficiente di 110 se condotti dal coltivatori diretti o Iap. Il riferi­mento alla conduzione di terreni non coltivati fa pensare a terreni lasciati incolti nell’ambito della impresa agricola e quindi a quelli messi a riposo per effetto della ro­tazione agraria, oppure a quelli non coltivati in base alla doman­de di contributi Pac (set-aside). La riduzione del coefficiente ri­servata ai coltivatori diretti ed Iap, fa ritenere che negli altri casi i terreni incolti siano soggetti ad Imu con il coefficiente 135. Anche questa conclusione appare in contrasto con l’articolo 2, lettera c) del Dlgs n. 504/921a cui defini­zione di terreno agricolo è fatta salva espressamente anche per l’imposta municipale; tale norma prevede l’assoggettamento ad im­posta per i terreni agricoli adibiti all’esercizio delle attività di cui all’articolo 2135 del codice civile. Tuttavia se un terreno è iscritto in catasto con attri­buzione della tariffa di reddito do­minicale, non sfugge all’imposta municipale ancorché lasciato in­colto dal proprietario (articolo 27 Dpr n. 917/86).

Infine sempre con riferimento ai coltivatori diretti ed imprendi­tori agricoli professionali, iscritti nella gestione previdenziale, che coltivano i terreni agricoli di pro­prietà (o in forza di altro diritto reale), viene introdotta una ridu­zione della base imponibile fino al valore del terreni pari a 32 mila euro, con le medesime riduzioni percentuali già fissate ai fini dell’Ici.

8 ESENZIONI

Talune tipologie di immobili, in ragione delle loro caratteristiche oggettive, sono esenti dal pagamento del tributo.

Si ricorda che l’esenzione degli immobili spetta per i mesi durante i quali sussistono le condizioni richieste per la stessa (C.M. 28.5.98 n. 136/E).

L’art. 9 co 8 del DLgs. 23/2011 conferma anche ai fini dell’IMU gran parte delle esenzioni già previste, ai fini dell’ICI, dall’art. 7 co. 1 del DLgs. 504/92.

Le sole differenze, rispetto alla disciplina già propria dell’ICI, riguardano:

– la nuova stesura, ad opera dell’art. 9 co. 9 del DLgs. 23/2011, della fattispecie, di cui alla letta a), inerente gli immobili posseduti dallo Stato e dagli enti territoriali per l’esercizio esclusivo dei loro compiti istituzionali;

– il mancato richiamo della fattispecie di cui alla lett. g), inerente i fabbricati che, dichiarati inagibili o inabitabili, sono stati recuperati per essere desti­nati ad attività assistenziali, di cui alla L 5.2.92 n. 104;

– l’integrazione della lett. i) dell’art. 7 co. 1 del DLgs. 504/92, al fine di precisare che l’esenzione IMU si applica agli immobili destinati esclusivamente allo svolgimento di attività non commerciali dai soggetti e per le attività precisate nella lett. i) in questione.

Sono esenti dall’imposta municipale propria:

– gli immobili posseduti dallo Stato, nonché gli immobili posseduti, nel proprio territorio, dalle regioni, dalle province, dai comuni, dalle comunità montane, dai consorzi fra detti enti, ove non soppressi, dagli enti del servizio sanitario nazionale, destinati esclusivamente ai compiti istituzionali (art. 9, c. 8, D. Lgs. 14.03.2011, n. 23);

– i fabbricati classificati o classificabili nelle categorie catastali da E/1 a E/9 (art. 7, c.1, lett. b, D. Lgs. 30.12.1992, n. 504);

– i fabbricati con destinazione ad usi culturali di cui all’articolo 5-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601, e successive modificazioni (art. 7, c. 1, lett. c, D. Lgs. n. 504/92);

– i fabbricati destinati esclusivamente all’esercizio del culto, purché compatibile con le disposizioni degli articoli 8 e 19 della Costituzione, e le loro pertinenze (art. 7, c. 1, lett. d, D. Lgs. n. 504/92);

– i fabbricati di proprietà della Santa Sede indicati negli articoli 13, 14, 15 e 16 del Trattato lateranense, sottoscritto l’11 febbraio 1929 e reso esecutivo con legge 27 maggio 1929, n. 810 (art. 7, c. 1, lett. e, D. Lgs. n. 504/92);

– i fabbricati appartenenti agli Stati esteri e alle organizzazioni internazionali per i quali è prevista l’esenzione dall’imposta locale sul reddito dei fabbricati in base ad accordi internazionali resi esecutivi in Italia (art. 7, c. 1, lett. f, D. Lgs. n. 504/92);

– i terreni agricoli ricadenti in aree montane o di collina delimitate ai sensi dell’articolo 15 della legge 27 dicembre 1977, n. 984 (art. 7, c. 1, lett. h, D. Lgs. n. 504/92);

– gli immobili utilizzati dai soggetti di cui all’ articolo 87, comma 1, lettera c), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, destinati esclusivamente allo svolgimento con modalità non commerciali di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, nonché delle attività di cui all’articolo 16, lettera a), della legge 20 maggio 1985, n. 222 (art. 7, c. 1, lett. i, D. Lgs. n. 504/92, come modificato dall’art. 91-bis, c. 1, D.L. 24.01.2012, n. 1, convertito in legge, con modifiche, dalla L. 24.03.2012, n. 27).

In quest’ultimo caso, poi, qualora l’unità immobiliare abbia un’utilizzazione mista, l’esenzione si applica solo alla frazione di unità nella quale si svolge l’attività di natura non commerciale, se identificabile attraverso l’individuazione degli immobili o porzioni di immobili adibiti esclusivamente a tale attività. Alla restante parte dell’unità immobiliare, in quanto dotata di autonomia funzionale e reddituale permanente, si applicano le disposizioni dei commi 41, 42 e 44 dell’articolo 2 del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286 (art. 91-bis, c. 2, D.L. n. 1/12).

Tuttavia, nel caso in cui non sia possibile procedere ai sensi del precedente periodo, a partire dal 1° gennaio 2013, l’esenzione si applica in proporzione all’utilizzazione non commerciale dell’immobile quale risulta da apposita dichiarazione (art. 91-bis, c. 3, D.L. n. 1/12).

Infine, con le modifiche apportate in sede di conversione al Decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16 (G.U. n. 52 del 2 marzo 2012) – Disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento, per effetto dell’art. 4, c. 1-ter, all’articolo 9 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, sono apportate le seguenti modificazioni: <<a) al comma 8 sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «Sono altresì esenti i fabbricati rurali ad uso strumentale di cui all’articolo 9, comma 3-bis, del decreto-legge 30 dicembre 1993, n. 557, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 1994, n. 133, ubicati nei comuni classificati montani o parzialmente montani di cui all’elenco dei comuni italiani predisposto dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT). Le province autonome di Trento e di Bolzano possono prevedere che i fabbricati rurali ad uso strumentale siano assoggettati all’imposta municipale propria nel rispetto del limite delle aliquote definite dall’articolo 13, comma 8, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, ferma restando la facoltà di introdurre esenzioni, detrazioni o deduzioni ai sensi dell’articolo 80 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670, e successive modificazioni».

9 GLI IMMOBILI DI PROPRIETA’ DEI COMUNI 

Gli immobili di proprietà comunale siti sul loro territorio non sono soggetti al pagamento dell’Imu anche se non destinati a compiti istituzionali. Per questi immobili, infatti, non è più dovuta la quota di imposta riserva­ta allo stato: una delle modifiche apportate all’arti­colo 13 del decreto Salva-Italia in sede di conversio­ne del dl sulle semplificazioni fiscali (16/2012).

Con questa nuova disposizione viene superata la questione dell’esenzione Imu posta dall’articolo 9, comma 8, della disciplina sul federalismo fiscale municipale (decreto legislativo 23/2011) che non ri­chiama integralmente l’articolo 7 del decreto legisla­tivo 504/1992 che elencava le tipologie di immobili esenti dal pagamento dell’Ici. La norma, infatti, non richiama le lettere a) e g) dell’articolo 7.

Con la modifica dell’articolo 7, lettera a) sono state ridisegnate le agevolazioni anche per gli immobili posseduti dagli enti pubblici: stato, regioni, provin­ce e comuni. Sono stati esonerati dal pagamento dell’Imu solo quelli siti sul proprio territorio purché destinati esclusivamente ai compiti istituzionali.

La norma del dl sulle semplificazioni fiscali an­ziché modificare la disposizione che disciplina le esenzioni o prevedere l’esclusione dal campo di ap­plicazione del tributo degli immobili di proprietà comunale, tende a raggiungere lo stesso risultato stabilendo che il comune non è tenuto a pagare la quota di imposta riservata allo stato (50%). Tuttavia, diversamente da quanto previsto dalla normativa Ici, l’esenzione non spetta più per gli immobili co­munali ubicati sul territorio di altri comuni anche se destinati a compiti istituzionali.

Dunque, l’esonero dal pagamento dell’Imu non è più condizionato dalla destinazione esclusiva a compiti istituzionali degli immobili comunali siti sul proprio territorio, che era una vera e propria anomalia. Questo limite, invece, vale ancora per gli immobili degli altri enti pubblici (province, regioni). Gli immobili devono essere diretti a soddisfare com­piti istituzionali dell’ente pubblico (sede o ufficio) che ne è proprietario. Non è sufficiente che li metta a disposizione di terzi, anche se per obbligo di legge.

E indispensabile che l’utilizzo avvenga in forma immediata e diretta, e cioè da soggetti interni alla struttura organizzativo amministrativa dell’ente, poiché solo in questo caso l’uso può essere caratteriz­zato da fini istituzionali. Per esempio, un immobile di proprietà della provincia che viene concesso in uso allo stato per lo svolgimento di attività scolasti­che è assoggettato a imposizione, non potendosi in senso stretto configurare una finalità istituzionale dell’ente.

10 ENTI NO PROFIT

In relazione ad alcune caratteristiche og­gettive degli immobili, l’art. 7 del DLgs. 504/1992 prevedeva alcune esenzioni dal pagamento dell’ICI; esenzioni che sono state confermate dal Dlgs 23/2011 per l’IMU con alcune differenze.

Il Ddl di conversione del DL 24.1.2012 n. 1 (cd- “decreto liberalizzazioni approvato dal Senato l’1.3.2012), infatti, ha modificato l’art. 7 co. 1 lett. i) del DLgs. 504/92.

Poiché la lett. i ) è espressamente richiamata dall’ art. 9 co. 8 del Dlgs. 23/2011, tale disposizione esplica ora la sua efficacia anche ai fini dell’IMU.

A differenza dell’ICI, sono previste:

– l’esenzione IMU  per i soli immobili nei quali si svolge in modo esclusivo un’attività non commerciale di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, nonché delle attività di cui all’art. 16 co. 1 lett. a) della L. 20.5.85 n. 222;

– in caso di utilizzazione “mista”, l’esenzione limitata alla sola frazione di unità nella quale si svolge l’attività di natura non commerciale;

– l’abrogazione Immediata delle norme che prevedono l’esenzione per immo­bili  dove l’attività non commerciale non sia esclusiva, ma solo prevalente;

– l’introduzione di un meccanismo di dichiarazione vincolata a direttive rigoro­se stabilite dal Ministro dell’Economia e delle Finanze circa l’individuazione  del rapporto proporzionale tra attività commerciali e non commerciali esercitate all’interno di uno stesso immobile.

Svolgimento esclusivo di attività non commerciali

L’esenzione IMU riguarda gli enti non commerciali residenti in Italia, o meglio, “gli enti pubblici e privati diversi dalle società, nonché i trust, residenti nel terri­torio dello Stato, che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’’esercizio di attività commerciali”.

Ai fini dell’ICI la circ. Min. Economia e Finanze 26.1.2009 n. 2/DF ha specificato quale sia l’ambito soggettivo degli enti non commerciali, pubblici e privati,’ fornendo anche esemplifica­zioni.

Utilizzazione “mista” dell’unità immobiliare

Nel caso in cui l’unità immobiliare abbia un’utilizzazione “mista”, ossia si svolta­no sia attività commerciali che non commerciali, l’esenzione di cui alla lett. i) si applica soltanto, se identificabile, alla frazione, di unità nella quale si svolge l’atti­vità di natura non commerciale.

In particolare, sono previsti due possibili scenari alternativi:

  • l’unità immobiliare adibita ad attività non commerciali è-identificabile;
  • l’unità immobiliare adibita ad attività non commerciale non è identificabile.

Unità immobiliare adibita ad attività non commerciale identificabile

In relazione alle unita immobiliari utilizzate sia per lo svolgimento di attività com­merciali, sia per lo svolgimento di attività non commerciali è stabilito che:

– l’esenzione si applica alla frazione di unità nella quale si svolge l’attività di natura non commerciale, se identificabile attraverso l’individuazione degli immobili o porzioni di immobili adibiti esclusivamente a tale attività, mentre;

– alla parte rimanente (quella nella quale si svolge un’attività commerciale), si applicano le disposizioni dei co. 41, 42 e 44 dell’art. 2 del DL 262/2006 (conv. L. 286/2006), in quanto dotata di autonomia funzionale e reddituale permanente.

Le rendite catastali dichiarate o attribuite ai sensi dei citati commi produrranno ef­fetti a partire dall’1.1.2013.

Unità immobiliare adibita ad attività non commerciale non identificabile

Nel caso in cui la parte di immobile utilizzato per lo svolgimento di attività non commerciali non sia identificabile, l’esenzione si applica:

– in proporzione all’utilizzazione non commerciale dell’immobile risultante da un’apposita dichiarazione

– a partire dall’1.1.2013.

11  BASE IMPONIBILE

Come già per l’ICI, anche ai fini dell’IMU, le modalità di determinazione della base imponibile variano in funzione della tipologia di bene immobile interessata, e quindi, a seconda che si tratti di:

– fabbricati;

– aree fabbricabili;

– terreni agricoli.

Ancorché non si tratti di un aspetto connesso ai criteri di determinazione della. base imponibile, si ricorda che ai fini dell’IMU:

torna ad assumere rilevanza anche l’abitazione principale e le relative pertinen­ze, se pure secondo un regime (aliquota ridotta, detrazione) agevolato;

E’ ora possibile accingersi a fare i conti dato che per il 2012 le aliquote definitive potrebbero arrivare al 10 dicembre, solo una settimana prima del saldo.

Il primo passo è l’individuazione della rendita catastale: basta dare un’occhiata al rogito, dove è indicata chiaramente. Attenzione però: se la compravendita è anteriore al 1992, la rendita catastale è inutilizzabile e bisogna informarsi all’agenzia del Territorio. In realtà non è così difficile, perché gli identificativi catastali presenti nel rogito (foglio, mappale, sezione ecc.) sono quasi sempre ancora validi, e con proprio codice fiscale  e a questi dati si può accedere al sito del Territorio e arrivare facilmente a una visura dove è riportata la rendita catastale.

A questo punto la si aggiorna con il coefficiente del 5% e la si moltiplica per i vari valori indicati nel Dl 201/2011 per le varie tipologie immobiliari.

Per fare un esempio, con un’abitazione principale con rendita catastale di 1.000 euro, il risultato è (1.000 + 5%) x 160 = 168.000 euro imponibile Imu.

Bisogna anche verificare se spettano esenzioni o abbattimenti della base imponibile, come per immobili rurali, terreni agricoli, case storiche e fabbricati inagibili.

Il primo acconto del 18 giugno è, per il 2012, semplificato (si fa per dire). Il primo passo consiste nell’applicazione dell’aliquota universale (cioè 0,4% sull’abitazione principale e 0,76% sugli altri immobili) sulla base imponibile. Poi si divide per due e questa prima tranche va a sua volta spezzata in due quote uguali, una per lo Stato e una per il Comune. Per il saldo è un altro discorso.

Per l’abitazione principale si scontano dall’imposta 200 euro, più altri 50 per ogni figlio convivente (anche non a carico) sino a un massimo di 8. E in più si può dividere l’Imu in due anziché in tre rate: le prime due pari a un terzo e l’ultima a saldo. Proseguendo con l’esempio di prima, se il proprietario ha due figli, il 18 giugno pagherà 186 euro (sull’abitazione principale non è dovuta la quota statale).

Il saldo, per il 2012, si presenta particolarmente problematico perché le aliquote comunali potrebbero essere definite entro il 10 dicembre 2012 e il versamento va fatto entro il 17. Sembra incredibile ma le cose sono state definite così dalle norme che si sono succedute, perché il Governo si è riservato di prendere le ultime decisioni entro il 10 dicembre. In condizioni normali, invece, l’aliquota dovrebbe essere deliberata entro il 31 dicembre dell’anno precedente, e la sua validità è legata alla pubblicazione sul sito del ministero dell’Economia, quindi si spera che dal 2013 ci sia tempo per fare i propri conti.

Per chi è già avvezzo all’Ici si tratta di modificare un po’ la solita formuletta per arrivare alla base imponibile, anche considerando la scomparsa di una serie di esenzioni.

Quote Stato e Comune

Quanto spetta allo Stato e quanto al Comune?

Per le abitazioni principali va tutto al Comune. Per gli altri immobili, dall’IMU totale va separata un quota pari allo 0,38% della base imponibile complessiva: questa va allo Stato. Al Comune va il resto.

12  REGIME  IMU dell’ABITAZIONE PRINCIPALE

Ai fini dell’ICI, l’art. 1 del DL 27.5.2008 n. 93, conv. L. 24.7.2008 n. 126, aveva disposto con effetto dal 2008 l’esenzione dell’ ICI dell’abitazione principale e delle relative pertinenze.

L’introduzione a decorrere dal 2012 dell’ IMU sperimentale si accompagna:

– all’abrogazione di tale disposizione di esonero ad opera dell’art. 13 Co. 14 co. 1 lett. a) del DL 201/2011, conv. L. 214/2011;

– al riassoggettamento dell’abitazione principale al tributo (art. 13 co. 2 del DL 201/2011, conv. L. 214/2011), seppur sulla base di un trattamento age­volato, consistente:

da un lato nell’applicazione di un’aliquota inferiore a quella ordinaria (art. 13 co. 7 del DL 201/2011, conv L. 214/2011);

dall’altro, nel riconoscimento di una detrazione dall’imposta lorda, mag­giorata, per gli anni 2012 e 2013; in ragione dell’eventuale presenza di figli di età inferiore ai ventisei anni che dimorino abitualmente e risieda­no anagraficamente nell’abitazione (art. 13 co. 10 del DL 201/2011, conv. L. 214/2011);

– alla definizione di una nuova nozione di abitazione principale (art. 13 co. 2 del DL 201/2011, conv. L. 214/2011) e della nozione di pertinenze dell’abi­tazione principale.

Nuova nozione di abitazione principale valida ai fini dell’IMU

Secondo le correzioni dettate dalla legge di conversione del Dl 16/2012, abitazione principale è quella in cui il possessore dell’immobile e il suo nucleo familiare risiedono e dimorano abitualmente. Se i componenti della famiglia, ad esempio i coniugi, hanno residenza e dimora in immobili diversi situati nello stesso Comune, le agevolazioni prima casa si applicano a una sola casa. La norma non esclude espressamente la doppia agevolazione se gli immobili sono situati in Comuni diversi, una condizione che potrebbe essere anche imposta da esigenze di lavoro.

La normativa sull’abitazione principale non allude ad alcuna caratteristica del bene immobi­le in questione: pertanto, esso può essere classificato in qualsi­asi categoria catastale (compre­se quindi le categorie catastali A/1, A/7, A/8 e A/9, vale a dire le categorie che raggruppano i fab­bricati di maggior pregio), non­ché presentare quelle caratteri­stiche di lusso (di cui al Dm 2 ago­sto 1969) che impediscono, in se­de di acquisto, di beneficiare dell’aliquota ridotta per l’impo­sta di registro o per l’Iva.

Inoltre, il testo legislativo pun­ta l’obiettivo sull’immobile nel quale il possessore e il suo nu­cleo familiare dimorano abitual­mente e risiedono anagrafica­mente: è palese che il legislato­re, con questa espressione con fi­nalità antielusiva, abbia voluto negare il regime agevolato sia all’unità immobiliare nella quale il possessore risieda anagrafi­camente ma non dimori (e quin­di si tratti di una residenza fitti­zia) sia all’unità nella quale il pos­sessore dimori (cioè abiti) ma non risieda anagraficamente. Da quanto precede discende, ad esempio, che:

– non può essere considerato quale abitazione principale l’ap­partamento di titolarità di Tizio, da questi concesso in comodato al figlio Caio, nel quale Tizio non dimori e non risieda (per be­neficiare di un’aliquota ridotta in questi casi, bisognerebbe ipo­tizzare la stipula di un contratto di locazione tra i soggetti interes­sati, nella speranza che il Comu­ne deliberi un’aliquota ridotta per le abitazioni locate, ma do­vrebbe trattarsi di un “vero” con­tratto, e non già di un contratto “fittizio” fatto solo per ottenere l’eventuale aliquota ridotta);

– non può essere considerato quale abitazione principale l’appartamento di titolarità di Tizio (nel quale Tizio non dimori e non risieda), da questi concesso in locazione a un soggetto che vi dimori e vi risieda;

– allo stesso modo, le norme in­trodotte dalla legge 44/2012, che ha convertito il Dl 16, puntano a impedire la situazione di due co­niugi che, avendo una casa di proprietà per ciascuno nello stesso Comune, prendano la re­sidenza nelle due abitazioni, co­sì da duplicare il trattamento agevolato riservato all’abitazio­ne principale;

– non può essere considerata come abitazione principale la ca­sa di titolarità dell’appartenente alle forze armate che abbia l’ob­bligo di residenza in caserma.

Rilevanza di una sola unità immobiliare

Secondo l’art. 13 co. 2 del DL 201/2011, conv. L. 214/2011, l’abitazione principa­le deve essere iscritta o iscrivibile in catasto come unica unità immobiliare.

Nel caso in cui il possessore dimori abitualmente e risieda anagraficamente in un’abitazione composta da due unità immobiliari (es. – appartamenti) distintamente accatastate ma unitariamente utilizzate, in quanto contigue, ai fini dell’IMU, può quindi essere trattata quale abitazione principale una sola delle predette unità im­mobiliari (per ovvie ragioni di convenienza, si sceglierà quella dotata della rendita catastale più elevata).

Viene così risolto sul piano legislativo un aspetto della nozione di abitazione prin­cipale che in passato aveva ingenerato dubbi interpretativi, conducendo talora a soluzioni opposte, a quella ora adottata.

DETRAZIONI DALL’IMPOSTA LORDA

Per l’abitazione principale è prevista una detrazione di 200 euro, concessa a tutti a prescindere dal reddito. La detrazione è maggiorata di 50 euro per ogni figlio di età non superiore a 26 anni (fino a un massimo di otto figli), purché abbia residenza e dimora nell’abitazione principale. Se le condizioni ci sono solo per una parte dell’anno, la detrazione è rapportata per dodicesimi: ad esempio, se un figlio compie 26 anni o cambia residenza il 20 giugno, la detrazione spetta per sei mesi, quindi è di 25 euro.

E’ possibile pagare l’IMU in tre rate anziché due.

13  CASE IN USO AI PARENTI

Le case concesse in uso gratuito ai parenti, anche con contratto di comodato registrato, sono considerate come seconde case e versano l’Imu con l’aliquota ordinaria (0,76% il livello di base fissato dalla norma nazionale). Con l’Ici, invece, in molti Comuni erano “assimilate” all’abitazione principale, e quindi esentate dall’imposta. Ora Comuni possono anche deliberare aliquote ridotte per queste fattispecie, ma ci rimettono comunque la quota di imposta statale.

14  ABITAZIONI SFITTE

Le abitazioni sfitte (o meglio, a disposizione) sono considerate seconde case e sono tassate con l’aliquota Imu ordinaria dello 0,76%, che i Comuni potranno aumentare o diminuire dello 0,3%, anche prevedendo un prelievo più elevato (colpendo di più, ad esempio, lo sfitto rispetto al locato). Il Governo, invece, non potrà stabilire un’aliquota differenziata per queste abitazioni con il Dpcm da varare entro dicembre: se interverrà per modificare l’aliquota ordinaria, lo dovrà fare in modo uniforme. Per un prelievo ad hoc sulle case sfitte, su base nazionale, servirebbe una norma di legge.

Tra le se­conde case rientrano – tra le altre – le abi­tazioni tenute a disposizione in una località di villeggiatura, quelle concesse in uso gratui­to (comodato) a parenti o ami­ci, quelle sfitte e quelle date in locazione a canone calmiera­to o libero.

Peraltro, in base alla nuova e più restrittiva definizione di «abitazione principale», il trat­tamento di favore non è automa­tico (per legge) neppure per le abitazioni degli anziani o disabi­li rimaste sfitte a seguito del loro ricovero permanente, in case di cura né per quelle dei cittadi­ni italiani residenti all’estero non concesse in locazione. Per queste ultime fattispecie, infat­ti, il legislatore ha attribuito ai Comuni la potestà regolamenta­re di assimilarle all’abitazione principale. Resteranno invece sempre escluse dal campo del regime agevolato le abitazioni di soggetti che per motivi di la­voro hanno l’obbligo della resi­denza altrove o comunque la lo­ro residenza anagrafica non coincide con la dimora abituale (carabinieri, poliziotti, militari).

La disciplina originale dell’Imu, dettata nel contesto del federalismo municipale, prevedeva l’aliquota dimezzata in modo automatico per gli im­mobili locati (articolo 8, com­ma 6, del Dlgs 23/2011). La disci­plina “sperimentale” introdot­ta dal decreto salva-Italia, inve­ce, rimette gli sconti sugli im­mobili locati alle scelte dei Co­muni, che possono ridurre l’ali­quota fino allo 0,4% (articolo 13, comma 9, del decreto legge 201/2011). In assenza di diverse scelte comunali, invece, l’ali­quota base su tutte le seconde case è dello 0,76%, manovrabi­le dello 0,3% in più o in meno da parte dei Comuni.

Le scelte degli enti locali, co­munque, influiranno solo per il versamento del saldo, dal mo­mento che l’acconto dovrà esse­re versato entro il 18 giugno sul­la base delle aliquote base nazio­nali (in questo caso, lo 0,76%, con il gettito diviso a metà tra Stato e Comune).

Va ricordato che l’ Imu ha so­stituito anche l’Irpef sui redditi fondiari degli immobili non lo­cati -quindi anche l’Irpef dovu­ta sull’abitazione tenuta a pro­pria disposizione, la cui rendita catastale, rivalutata del 5%, andava maggiorata di un terzo (ar­ticolo 41 del Tuir).

Nonostante questo accorpamento è comun­que probabile che il prelievo sulle case tenute a disposizione risulti nel complesso più eleva­to di quello che era all’epoca dell’Ici. Vuoi per l’incremento del moltiplicatore utilizzato per il calcolo del valore catasta­le, che passerà da 100 a 160. Vuoi perché molti Comuni applicheranno aliquote più elevate rispetto allo 0,76%, avvicinandosi di fatto al livello massimo dell’1,06% per gli immobili tenuti a disposizione, concen­trando altrove le agevolazioni (abitazione principale, immobi­li di soggetti Ires, fabbricati lo­cati a canone concordato).

In nessun modo le abitazioni date in comodato (uso gratui­to) a parenti o amici potranno essere assimilate all’abitazione principale.

15  CASE POPOLARI E COOPERATIVE EDILIZIE

Sulle abitazioni degli ex istituti case popolari e delle cooperative a proprietà indivisa, regolarmente assegnate agli inquilini o ai soci e usate come abitazione principale, si deve pagare l’aliquota ordinaria dello 0,76%, ma con la detrazione di 200 euro (senza però i 50 euro di maggiorazione peri figli). La legge non prevede sconti, ma su questi immobili non deve essere versata la quota statale da parte del Comune: l’amministrazione locale, quindi, è libera di ridurre il prelievo senza dover girare alcuna somma all’Erario.

16  FABBRICATI STORICO ARTISTICI

I fabbricati di interesse storico o artistico, così come definiti dall’articolo 10 del Codice dei beni culturali (Dlgs 42/2004) beneficiano di una riduzione del 50% della base imponibile. La norma vale anche per gli immobili diversi dalle case e per l’abitazione principale. La nuova regola si traduce in un incremento del prelievo, perché con l’Ici questi fabbricati erano tassati in base al valore catastale risultante dalla tariffa d’estimo più bassa tra quelle delle propria zona censuaria.

17  IMMOBILI INAGIBILI

Peri fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili – e di fatto non utilizzati – la base imponibile dell’Imu è ridotta del 50%.

Per ottenere lo sconto, il proprietario deve far fare una perizia a proprie spese o presentare un’autocertificazione. I Comuni accertano le condizioni dello stabile e possono disciplinare le caratteristiche di fatiscenza sopravvenuta del fabbricato. Gli immobili crollati e i ruderi vanno invece accatastati nella categoria F3 (fabbricati «collabenti»), che ha rendita catastale pari a zero: il che comporta l’esenzione dall’Imu, salvo che non insistano su un’area fabbricabile, nel quale caso si dichiara il valore dell’area.

18  AGEVOLAZIONI SULLA PRIMA CASA 

Aliquota ridotta (tra il 2 e il 6 per mille), detrazione (di 200 euro maggiorata di altri 50 euro per ogni figlio «under 26»), pagamento facoltativo in tre rate (18/6, 17/9 e 17/12). Sono queste le age­volazioni Imu concesse per l’abitazione principale. Benefit che troveranno au­tomatica estensione anche al fabbrica­to del coniuge assegnatario e, in caso di assimilazione da parte del comune, anche alle case di anziani e di disabili lungodegenti e agli alloggi dei cittadini italiani residenti all’estero. Gli sbarra­menti antielusivi voluti dalla commissione finanze della camera, unitamente alla possibilità riconosciuta ai comuni di modificare fino al 30 settembre le decisioni già adottate, pongono però diversi problemi applicativi.

Con l’assetto definitivo dell’art. 13, comma 2, del dl 201/2011, per «abitazione principale» si intende­rà l’unica unità immobiliare nel quale il contribuente e il suo nucleo familia­re dimorano abitualmente e risiedono  anagraficamente. Con l’ulteriore preci­sazione che «nel caso in cui i componenti del nucleo abbiano stabilito la dimora abituale e la residenza anagrafica in immobili diversi situati nel territorio comunale, le agevolazioni per l’abitazio­ne principale si applicano per un solo immobile».

Si tratta di una formulazione destina­ta a fornire più complicazioni di quelle che aveva creato per Vici l’art. 8 del dlgs 504/1992. Innanzitutto, a differenza di quanto avviene in tema di assegni fa­miliari e di Isee, la novella non fornisce alcuna definizione del «nucleo familia­re». Di talché potrebbe sorgere il dubbio sulla corretta applicazione della norma nel caso in cui, ad esempio, il figlio mag­giorenne trasferisca dimora e residenza dalla casa in cui viveva con i genitori (proprietari) a quella da lui acquistata nello stesso comune.

Per converso, posto che la disposizione limita l’agevolazione in ipotesi di «immo­bili diversi situati nel territorio comuna­le» si potrebbe addirittura giungere alla conclusione che se uno dei coniugi (non separato) si trasferisce in un immobile di sua proprietà, però sito in un altro comune, avrebbe diritto al trattamento di favore senza farlo perdere all’altro coniuge.

A questo punto solo gli attesi chiari­menti del Mef potranno, forse, dissipare le perplessità, sollevate dall’infelice formulazione della norma.

Le assimilazioni: Ai comuni verrà riservata la possibilità di assimilare all’abitazione principale le case di anziani e di disabili permanentemente ri­coverati e/o quelle dei cittadini italiani residenti all’estero (purché non locate). Ne consegue che se il regolamento comu­nale disporrà in tal senso, per tali fab­bricati si applicheranno tutte le regole concernenti l’abitazione principale, ossia: aliquota ridotta, detrazione, rateazione del pagamento e imposta dovuta al solo comune. Nel caso in cui l’assimilazione intervenga antecedentemente alla data del pagamento della prima rata non do­vrebbero esservi ostacoli all’immediata applicazione di tutti i benefici in que­stione. Qualche dubbio potrebbe sorgere qualora il comune eliminasse l’assimila­zione entro il 30 settembre. Va tuttavia ricordato che in base all’art. 10 della legge n. 212/2000 al contribuente che si è attenuto alle indicazioni dell’ente im­positore non potrebbero essere richiesti interessi né applicate sanzioni.

19  CANTINE, BOX E SOFFITTE 

Si fa presto a dire «abitazio­ne principale». Quando si parla di Imu, niente (o quasi) è vera­mente semplice e lineare. Pren­diamo un esempio classico: una villetta in cui abita e risiede tutta la famiglia. In questo caso, non c’è dubbio che l’acconto dell’Imu possa essere pagato sul­la base degli importi calcolati con l’aliquota ridotta dello 0,4% e con la detrazione di 200 euro, aumentata di 50 euro per ogni fi­glio convivente (e residente) di età non superiore a 26 anni.

Il discorso si complica, però, se la casa ha qualche «pertinen­za», come ad esempio un magaz­zino, una soffitta, una cantina, un box auto o una tettoia. Secondo il testo del decreto salva-Italia, in­fatti, «per pertinenze dell’abita­zione principale si intendono esclusivamente quelle classifica­te nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7, nella misura massima di un’unità pertinenziale per cia­scuna delle categorie catastali indicate» (articolo 13, comma 2). Il proprietario, quindi, dovrà verificare – visura catastale alla mano – se e quante pertinenze ci sono per ognuna delle categorie indi­cate, così da poter calcolare e pagare correttamente l’imposta.

Ad es. in una casa con due box auto si potrà applicare l’aliquota dello 0,4% e la detrazione  solo sul valore  catastale della casa e di uno dei box. L’altro box, invece, dovrà essere tassato con l’aliquota dello 0,76 per cento. E non è finita qui, perché questa dif­ferenza si riflette anche sul paga­mento.  Entro il 18 giugno si potrà versare – a scelta del contribuen­te – il 50% o il 33% dell’Imu calco­lata applicando l’aliquota ridotta (chi sceglie il 33% avrà un’altra ra­ta, identica, entro il 17 settembre, oltre al conguaglio da versare en­tro il 18 dicembre). Per l’Imu cal­colata ad aliquota ordinaria, inve­ce, la rata di giugno sarà sempre il 50 per cento. Inoltre, mentre l’acconto dell’Imu sull’abitazio­ne principale ha un unico codice tributo da indicare nel modello F24 (3912), quella sugli altri fab­bricati – come le pertinenze ex­tra – deve essere diviso a metà tra il codice 3918 e il codice 3919.

Un calcolo tutt’altro che age­vole, derivante dal fatto che sono i cittadini a dover smistare il get­tito tra i Comuni e lo Stato. E la situazione sarà ancora più com­plicata al momento del saldo di dicembre, perché a quel punto non basterà dividere in due l’im­porto, ma bisognerà calcolare il conguaglio della quota statale del tributo (oggi pari allo 0,38%, ma modificabile dal Governo fi­no al 10 dicembre) e quella comu­nale (affidata alle scelte dei sin­goli municipi, da definire entro il 30 settembre).

A complicare ulteriormente le cose, c’è un altro piccolo inci­so del decreto salva-Italia. Secon­do la legge, infatti, tutte queste regole si applicano alle pertinenze «anche se iscritte in catasto uni­tamente all’unità ad uso abitati­vo>>. Di conseguenza, stando alla lettera della legge, nel caso di un’abitazione principale con cantina e soffitta incorporate – quindi con una rendita catastale unica – l’agevolazione dovrebbe ap­plicarsi solo a una delle due perti­nenze, dal momento che entram­be sono censibili nella stessa ca­tegoria C/2. Il che rappresenta un bel problema: teoricamente, si potrebbe pensare di scorpora­re la rendita catastale, sottraen­do la parte che può essere ricon­dotta alla seconda pertinenza. Ma a livello pratico l’operazione è difficile da immaginare: servi­rebbe l’aiuto di un geometra per fare i conti e, di fatto, i proprieta­ri che non si fanno assistere da un commercialista potrebbero non accorgersi neppure che la rendita include due o più perti­nenze censibili in C/2 (oltretutto, il dato non emerge dalla visura, ma solo dalla planimetria o dagli atti d’acquisto). Tra l’altro, sotto il profilo della normativa catasta­le, la cantina non costituisce au­tonoma unità, se di modeste di­mensioni, in quanto non possie­de i requisiti di unità immobilia­re, e quindi è perfettamente legit­timo che sia accatastata insieme con la casa. Ecco perché sul pun­to servono istruzioni precise.

Un’altra complicazione legata al perimetro dell’abitazione prin­cipale riguarda tutti coloro che abitano in due alloggi adiacenti. Sempre secondo il salva-Italia, può avere l’aliquota ridotta solo l’immobile «iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare». Cosa accade, quindi, a chi vive in due appartamenti confinanti, anche se non collegati? La norma parla di unità «iscrivibile». Ma dal pun­to di vista catastale si tratta pur sempre due unità divise, e servi­rebbe un chiarimento anche su questo punto. Dovrebbe essere abbastanza chiara, invece, la si­tuazione di chi ha aperto una por­ta interna per collegare i due al­loggi senza aggiornare la situa­zione catastale. In questo caso, è stata commessa una violazione, e quindi per sottoporre entram­be le unità all’aliquota ridotta bi­sognerebbe prima regolarizzare e aggiornare la situazione cata­stale, presentando all’agenzia del Territorio una denuncia di variazione, per fusione dei due al­loggi, sempreché l’intestazione catastale sia identica, cioè che i due alloggi appartengano alla stessa proprietà. E questo potrebbe anche comportare un aumento della consistenza e della rendita catastale.

Esempi

Casa con 2 garage

IL CASO

Alloggio usato come abitazione principale con soffitta iscritta in catasto insieme all’unità abitativa (rendita catastale di 650 curo) e due box auto accatastati come C/6 rendita 200 euro ciascuno).

LA SOLUZIONE

L’alloggio e uno dei due box pagano con l’aliquota agevolata (0,4%), mentre il secondo box è soggetto all’aliquota ordinaria (0,76%).

Villetta su un piano

IL CASO

Villetta monofamiliare su un unico piano con l’abitazione accatastata in A/7 – utilizzata come abitazione principale – e il seminterrato (in categoria C/2). In giardino c’è anche un magazzino-legnaia accatastato come unità indipendente (anche questo in categoria C/2).

LA SOLUZIONE

L’abitazione e una delle due pertinenze in C/2 hanno l’aliquota ridotta. L’altra pertinenza ha l’aliquota ordinaria.

2 ALLOGGI COLLEGATI

IL CASO

Abitazione principale costituita da due alloggi collegati da una porta interna, aperta senza dire nulla al catasto

LA SOLUZIONE

Al momento, solo uno dei due alloggi può pagare l’aliquota allo 0,4%, mentre l’altro ha lo 0,76 per cento. La situazione catastale è però irregolare e può essere corretta creando una sola unità immobiliare, che pagherebbe lo 0,4%

ALLOGGIO CON BOX E CANTINA

IL CASO

Appartamento in condominio usato come abitazione principale: c’è una cantina che appare sulla stessa piantina dell’alloggio (e la cui rendita catastale è già incorporata in quella dell’unità immobiliare) e un box auto accatastato a parte con la propria rendita catastale.

LA SOLUZIONE

L’alloggio e il box auto pagano l’Imu con l’aliquota agevolata dello 0,4%.

LA CANTINA «INCORPORATA»

IL CASO

Alloggio in condominio utilizzato come abitazione principale. L’alloggio ha una cantina e una soffitta iscritte in catasto insieme all’unità ad uso abitativo.

LA SOLUZIONE

Il caso è dubbio. Secondo la lettera della legge, solo una delle due pertinenze può beneficiare dell’aliquota ridotta (infatti, se fossero accatastate a parte avrebbero la categoria C/2). Sul punto servono però istruzioni.

GLI APPARTAMENTI ADIACENTI

IL CASO

Abitazione principale costituita da due a Moggi \ adiacenti, ma non collegati da porte comunicanti.

LA SOLUZIONE

Se gli alloggi appartengono allo stesso soggetto, solo uno ha l’aliquota agevolata dello 0,4%, mentre l’altro ha l’aliquota ordinaria (0,76%). Per avere lo 0,4% su tutto, i due alloggi dovrebbero essere fusi in uno solo, effettuando la pratica edilizia e quella catastale.

IL CASO

Alloggio usato come abitazione principale  (rendita catastale 650 euro) con due box auto pertinenziali (rendita di 200 euro ciascuno).

LA REGOLA

L’abitazione un box pagano l’aliquota allo 0,4% con detrazione di 200 euro; l’altro box paga l’aliquota allo 0,76%.

IL CALCOLO PER L’ABITAZIONE PRINCIPALE

  • Calcolo della rendita catastale soggetta all’aliquota ridotta 650 + 200 = 850
  • Rivalutazione della rendita 850 x 1,05 = 892,5
  • Applicazione moltiplicatore 892,5 x 160 = 142.800
  • Applicazione dell’aliquota (142.800/100) x 0,4 = 571,2
  • Sottrazione della detrazione 571.2 – 200 = 371.2
  • Entro il 18 giugno si potrà versare l’acconto pari al 50% dell’imposta (185,60) o al 33% (122.5). Tutto con il codice tributo 3912.

IL CALCOLO PER L’ALTRA PERTINENZA

  • Rivalutazione della rendita 200×1,05=210
  • Applicazione moltiplicatore 210×160=33.600
  • Applicazione dell’aliquota (33.600 /100) x 0.76 = 255,36
  • Entro il 18 giugno si deve versare l’acconto pari al 50% dell’imposta (127.68), di cui 63,84 con il codice tributo 3919 (quota statale) e 63,84 con il codice 3918 (quota comunale).

20  CASA ASSEGNATA all’EX CONIUGE separato o divorziato

L’ex casa coniugale, di proprietà di un coniuge e assegnata all’altro, è sempre tassata come abitazione principale. Con la disciplina precedente, invece, era  necessario che il proprietario dell’ex casa coniugale non avesse altri immobili nello stesso Comune. L’Imu deve essere versata dal coniuge cui è stata assegnata l’ex casa familiare. Attenzione: la casa assegnata diventa tassabile solo in capo al coniuge assegnatario. L’altro coniuge quindi potrà sempre beneficiare delle agevolazioni per l’abitazione principale sull’eventuale altro immobile posseduto nel quale risiede e dimora.

L’art. 4, c. 12-quinquies, del dl 16/2012 ha introdotto una rilevante novità rispetto alla soggettività passiva dell’Imu delineata dall’ori­ginario art. 13 del dl n. 201/2011. Infatti, preve­dendo che l’assegnazione dell’ex casa coniugale fa sorgere, in ogni caso, un diritto di abitazione nei confronti del, coniuge assegnatario della stessa, ne riconosce la soggettività passiva in via esclusiva. E’, quindi, solo all’ex coniuge, in quanto soggetto passivo, che spettano le age­volazioni previste per l’abitazione principale e per le relative pertinenze, concernenti l’aliquota ridotta, la detrazione e la maggiorazione per i figli di età «under 26». Va subito segnalato che la lettura dell’attuale comma 10 dell’art. 13 del dl n. 201/2011 crea confusione, atteso che il legi­slatore, in sede di conversione del dl 16/2012, da una parte ha modificato la soggettività passiva, ma dall’altra si è dimenticato di stralciare l’ulti­mo periodo del comma 10 il quale, richiamando espressamente l’art. 6, c. 3-bis, del dlgs 504/1992, dava continuità alle regole dell’Ici volte ad indi­viduare nel proprietario (e non nell’assegnatario) il soggetto passivo. E’ tuttavia da ritenere che la disposizione contenuta nel comma 12-quinquies dell’art. 4 del dl 16/2012, essendo intervenuta successivamente a quella disposta dall’ultimo periodo del comma 10 dell’art. 13, e regolando in maniera diversa la soggettività passiva della fattispecie in commento, abbia reso incompatibi­le la predetta disposizione che, pertanto, appare tacitamente abrogata. Più problematica risulta invece l’individuazione della decorrenza della modifica. Ciò in quanto l’assenza di una specifi­ca valenza retroattiva del comma 12-quinquies dell’art. 4 potrebbe legittimamente indurre a ritenere che l’inversione della soggettività passiva decorra dalla data di entrata in vigore della legge di conversione (29/4/2012) e non dall’1/1/2012, di talché per i primi quattro mesi del 2012 l’Imu dovrebbe essere pagata dal proprietario e per i restanti otto dall’«assegnatario».

Peraltro, via libera alla “doppia” abitazione princi­pale per i coniugi che hanno residenza e di­mora abituale in due immobili situati in Co­muni diversi. Questa lettura evita di penaliz­zare chi si è trasferito per lavoro, ma impone ai Comuni di controllare l’effettiva «dimora abituale» dei contribuenti per evitare gli abusi della disciplina Ici con le residenze fittizie nelle case di vacanza.

21  ABITAZIONE di ANZIANI o DISABILI  trasferitisi in istituti di ricovero o di cura

Ai sensi dell’art. 13 co. 10 del DL 201/2011, conv. L 214/2011, i Comuni possono prevedere che alle unità immobiliari possedute a titolo di proprietà o di  usufrutto da anziani o disabili che acquisiscono la residenza in istituti di ricovero o sanitari a seguito di ricovero permanente, a condizione che le stesse non risultino locate art 3 co. 56 della L. 2312.96 n. 662), si applichino:

  • sia la detrazione dall’’imposta lorda;
  • sia l’aliquota ridotta;

previste per l’abitazione principale.

I Comuni possono assimilare all’abitazione principale gli immobili non affittati e posseduti da residenti all’estero o dagli anziani ricoverati in strutture di lungodegenza.  Ma devono farlo integralmente a loro spese, perché lo Stato non rinuncerà alla «quota erariale» dell’Imu, che dunque continuerà a essere applicata anche su questi immobili. Si chiude così una vicenda cui si era accesa la polemica politica, e che inizialmente sembrava orientata a un alleggerimento generale per gli immobili degli anziani ricoverati. Nella versione finale del testo, successiva agli ultimi sub-emendamenti è stata però tolta la previsione che disapplicava la quota erariale su questi immobili. In questo modo, come spiega l’articolo 13, comma 11 del Dl 201/211, la quo­ta erariale risparmia solo l’abita­zione principale indicata dalla legge statale, e riportata al com­ma 7 dello, stesso articolo, e non quelle “assimilabili” dai Comu­ni (previste al comma 10). Di conseguenza, i sindaci che vor­ranno riservare il trattamento di favore agli anziani ricoverati, dovranno versare soldi aggiunti­vi allo Stato: l’Erario, infatti, chiede 113,8 per mille lordo, sen­za detrazioni, mentre l’assimila­zione all’abitazione principale paga di norma il 4 per mille con la detrazione da 200 curo. E il quadro è anche peggiore nei Co­muni che ipotizzeranno aliquo­te più basse sulla prima casa.

Va precisato però che nella bozza di circolare “omnibus” sull’Imu a cui sta lavorando il ministero dell’Economia in questi giorni (il testo non è definitivo e potrebbe subire qualche correzione prima della stesura ufficiale) sono intervenuti dei chiarimenti per correggere in via interpretativa l’”in­ciampo” della norma, concedendo la disap­plicazione della quota erariale agli immobili non locati di anziani lungodegenti o di resi­denti all’estero che i Comuni decideranno di assimilare all’abitazione principale.

22  CASE AFFITTATE

L’Imu sarà una stangata anche per le abitazioni date in locazione, con rincari fino al 240% rispetto all’Ici per i contratti a canone li­bero. Entro il 18 giugno, ad esem­pio, il proprietario di un alloggio con una rendita catastale di 650 euro dovrà paga­re un acconto Imu di 395,20 euro. L’anno scorso, invece, se l’era ca­vata con un importo compreso tra 162,50 euro (nei pochi Comu­ni che applicavano l’Ici allo 0,5%) e 227,50 euro (in quelli, più numerosi, che avevano fissato l’aliquota allo 0,7%).

A questo primo versamento, però, bisogna aggiungere il saldo da pagare entro il 17 dicembre. E qui i proprietari dovranno fare i conti con gli eventuali aumenti decisi dai sindaci. Per quello stes­so alloggio, con un’aliquota Imu dell’1,06% il conto annuo arrive­rebbe 1.102,40 euro: cifra che fa impallidire l’importo complessi­vo dell’Ici 2011 (da 325 a 455 euro).

Oltretutto, l’appuntamento di dicembre sarà complicato dalla ripartizione dell’Imu tra quota statale e comunale (da indicare in due righi diversi del modello F24, con i codici tributo 3918 e 3919). Se a giugno basterà divide­re l’importo per due, a dicembre si dovrà ricalcolare la quota era­riale secondo l’aliquota dello 0,38% e fare il conguaglio della quota municipale alla luce dell’aliquota comunale.

Certo, i Comuni hanno la pos­sibilità di ridurre fino allo 0,4% l’aliquota dell’Imu sugli immobi­li locati, ma le condizioni della finanza locale non lasciano mol­ta speranza. Anche perché, con il meccanismo della quota stata­le fissa, ogni euro di sconto sarà integralmente a carico delle cas­se municipali. Di fatto, se il gettito dell’Imu calcolata applican­do l’aliquota base nazionale è 1.000, la quota erariale sarà sem­pre 500, anche se il Comune do­vesse ridurre a 800 l’imposta do­vuta. Si capisce bene, quindi, che solo i sindaci delle città con un mercato delle locazioni mol­to esteso, o con molte case va­canze, potranno permettersi di sostenere gli sconti.

A canone concorda­to

Ancora più delicato è il fronte dei contratti a canone concorda­to. In questi casi, molti Comuni avevano previsto aliquote lci ri­dotte o azzerate per incentiva­re i proprietari ad accettare un canone calmierato a favore dell’inquilino.

L’acconto Imu di giugno, inve­ce, dovrà essere calcolato sulla base dell’aliquota ordinaria del­lo 0,76%, e la possibilità di una ri­duzione del prelievo dipenderà dalle scelte dei Comuni. Il moni­toraggio condotto nei giorni scorsi da Confedilizia sulle pri­me delibere Imu, tuttavia, mo­stra che solo La Spezia (0,46%) e Alba (0,4%) hanno adottato ali­quote inferiori allo standard per i canoni concordati, con un pre­lievo che risulta in ogni caso più elevato di quello Ici. Sui contrat­ti a canone libero, invece, nessu­no è sceso sotto lo 0,76 per cento. Ma si tratta pur sempre di deci­sioni interlocutorie, perché non peseranno ai fini dell’acconto e perché potranno essere corrette fino al 30 settembre.

Il taglio della deduzione

A conti fatti, per i contribuenti con i redditi più bassi – in genere inferiori a 28mila euro – il rincaro dell’Imu è in grado di rosic­chiare praticamente tutto il ri­sparmio derivante dalla scelta della cedolare secca. Scelta che peraltro non  è sempre possibile a norma di legge o vantaggiosa sotto il profilo economico, per­ché chi opta per la tassa piatta de­ve rinunciare all’aggiornamento Istat del canone. Con il risultato che la nuova patrimoniale fini­sce per pesare di più soprattutto sui redditi inferiori.

Sugli affitti incombe poi un’al­tra minaccia, contenuta nel dise­gno di legge della riforma del lavoro: la riduzione dal 15 al 5% della deduzione forfettaria del canone, per i proprietari che non scelgono la cedolare secca. Un rincaro che potrebbe scattare dal 2013, rendendo ancora più pesante il carico su coloro che non possono optare per l’imposta sostitutiva.

23  IMU SU IMMOBILI E ATTIVITA’ DETENUTE ALL’ESTERO

Il decreto Monti, meglio noto come decreto salva-Italia, ha introdotto nel quadro RM del modello unico un’apposita sezione dedicata all’im­posta sugli Immobili e sulle attività fi­nanziarie detenute all’estero.

Case all’estero

Con la manovra “Salva Italia” del governo Monti è stata introdotta una nuova tassa a carico di chi, pur essendo residente in Italia, possiede immobili all’estero.

I proprietari dovranno versare un’imposta dello 0,76 per cento del valore dell’immobile. Tale valore è dato dal costo riportato nell’atto di acquisto dell’immobile o dai contratti o, in assenza, dal valore di mercato dove è situato l’immobile. L’importo dovuto è proporzionale alla quota di possesso del bene.

Per evitare che l’immobile sia tassato due volte, viene riconosciuto un credito d’imposta pari ad eventuali prelievi patrimoniali applicati nello Stato in cui si trova l’immobile.

Nel quadro RM di Unico persone fisiche un quadro ad hoc per calcolare l’imposta.

Il comma 13 dell’art. 19 del decreto 201/2011 ha istituito a decorrere dal 2011 un’imposta sul valore degli immobili situati all’estero, a qualsiasi uso destinati dalle persone fisiche residenti nel territorio dello stato.

L’imposta è stata ribattezza­ta Imu estera, anche se le dif­ferenze non sono poche. Basti ricordare che mentre l’Imu è dovuta dal 2012 per persone fisiche, enti e società quella estera è già dovuta dal 2011 ma unicamente dalle persone fisiche.

I soggetti che prestano la loro opera a favore dello Stato Italiano all’estero (lavoratori che prestano l’opera per Enti o sezioni staccate riconducibili ad attività politiche o ad amministrazioni dello Stato e lavo­ratori che prestano l’opera per Organismi internazionali ai quali l’Italia aderisce) in luogo dello 0,76 per cento possono appli­care l’aliquota dello 0,4% e potranno usu­fruire anche di una detrazione rapportata ad anno pari ad euro 200 che, a far data dal 2012, potrà elevarsi ad un massimo di euro 400 comprendendo le detrazioni di 50 euro spettanti ai figli che effettivamente dimorano nell’immobile come previsto dal­la normativa Imu;

– per gli immobili che si trovano nei Paese della Cee o dello Spazio economico Europeo viene prevista la possibilità di detrarre dall’imposta dovuta eventuali imposte già pagate all’estero sullo stesso immobile come credito d’imposta;

imposta sulle attività finanziarie: sem­pre con decorrenza 2011 si applica l’im­posta sulle attività finanziarie detenute all’estero nella misura dell’1 x mille che salirà al 1,5 x mille a far data dal perio­do 2013. L’imposta si applica sul valore esistente alla fine del periodo d’imposta risultante da apposita documentazione (si prenda ad esempio la documentazione dell’intermediario finanziario). Anche in questo caso, per i libretti di risparmio e per i conti correnti detenuti in Paesi Cee o in Paesi aderenti allo Spazio economico Europeo, viene prevista un’imposta fissa pari ad euro 34,20. Concesso inoltre un credito d’imposta per eventuali imposte pagate nello Stato estero sulle attività de­tenute nel Paese di riferimento. Nella nuova sezione quadro RM-Im­posta su immobili e attività finanziarie detenute all’estero, vengono richiesti dati comuni per entrambe le tipologie di beni ovvero nello specifico:

– il valore dell’immobile situato all’estero;

– il valore delle attività finanziarie de­tenute all’estero;

– la quota di possesso dell’immobile o del­le attività finanziarie detenute all’estero; % il periodo di possesso;

– l’imposta dovuta proporzionalmente alla quota e al periodo di possesso (occorre quindi applicare lo 0,76%, lo 0,4%, la cifra fissa di euro 34,20 ecc.);

– eventuale indicazione relativa ad even­tuali imposte versate nello Stato Estero per immobili o per le attività finanziarie nel limite massimo delle imposte dovute;

– per ultimo deve essere indicata l’imposta effettiva da versare.

24  IMMOBILI DI IMPRESA

Gli immobili d’impresa so­no particolarmente colpiti dal­l’Imu. Questo perché il nuovo tributo patrimoniale combina una aliquota media più eleva­ta rispetto all’Ici alle ordinarie imposte sui redditi.

L’impianto dell’imposta pre­vede infatti che essa sostitui­sca, oltre all’Ici, l’Irpef sui reddi­ti fondiari degli immobili non locati. Ne deriva che i beni che non producono reddito fondia­rio come pure quelli che non scontano l’Irpef subiscono un aggravio di imposizione che non è compensato da alcuna ri­duzione alternativa del carico fiscale. Gli immobili che si tro­vano in questa situazione sono quelli non produttivi di reddito fondiario, di cui all’articolo 43 del Tuir, e gli immobili dei sog­getti Ires. Va peraltro osserva­to che in quest’ultima catego­ria rientrano non solo le unità della prima tipologia, quali gli immobili delle società commer­ciali, ma anche i beni degli enti non commerciali.

Gli immobili non produttivi di reddito fondiario sono tutti gli immobili “relativi” alle im­prese, senza alcuna distinzio­ne, come si ricava dalla lettura del primo comma del suddet­to articolo 43. Ne deriva che ai fini dell’Imu non vi sono distin­zioni tra immobili – merce, immobili strumentali, per natura e per destinazione, e immobili – patrimonio. E, d’altro canto, non si vedrebbe come giustifi­care una eventuale discrimina­zione all’interno della catego­ria in esame, posto che tutti i beni sopra indicati sono pro­duttivi di reddito d’impresa, anche se eventualmente deter­minati secondo i criteri del reddito fondiario.

Per tener conto dell’indub­bio aggravio impositivo intro­dotto con la riforma, la norma istitutiva dell’lmu prevedeva la facoltà per i comuni di ridur­re le aliquote sino alla metà. Nell’Imu sperimentale, appli­cabile dal 2012, la riduzione re­sta discrezionale, con un limite minimo di aliquota del 4 per mille. Si è inoltre dell’avviso che anche nel 2012 si possano deliberare aliquote ridotte se­lettive, riferite cioè solo a talu­ne tipologie di immobili d’im­presa. Non va dimenticata, da ultimo, la previsione di cui all’articolo 56 del D11/2012, in for­za della quale i comuni posso­no ridurre sino al 3,8 per mille l’Imu riferita agli immobili merce delle imprese costruttrici, non locati, per un periodo mas­simo – non superiore a tre anni dalla ultimazione dei lavori. Ciò che tuttavia rende diffici­le adottare misure agevolative è la quota d’imposta erariale. Il 3,8 per mille dell’imponibile de­ve essere comunque versato al­lo Stato, senza tener conto del­le riduzioni deliberate a livello locale. Ne deriva, per esempio, che se il comune decidesse di applicare la riduzione massima consentita per le imprese di co­struzioni tutto il gettito del tri­buto finirebbe nelle casse era­riali. L’aliquota di base per i be­ni d’impresa è il 7,6 per mille. Le modalità di calcolo della ba­se imponibile non differiscono molto da quelle dell’Ici. Così, per i fabbricati D, non censiti, interamente posseduti da imprese, continua ad applicarsi il criterio del costo contabilizza­to, rivalutato con gli indici mini­steriali. Ciò che cambia sensibil­mente sono i coefficienti con cui moltiplicare le rendite cata­stali, rivalutate del 5 per cento. Sempre per i fabbricati D, il co­efficiente è passato da 50 a 60. Per gli immobili degli istituti di credito si arriva a 65, mentre gli uffici passano dal moltiplicato­re 50 al coefficiente 80.

25 FABBRICATI SENZA RENDITA POSSEDUTI DA IMPRESE E CLASSIFICABILI NEL GRUPPO D

Un’ipotesi particolare di fabbricati non iscritti in Catasto e sprovvisti di rendita riguarda i fabbricati classificabili nel gruppo catastale “D” (immobili a destinazione speciale, quali gli opifici, che nello stesso tempo risultino:

– Interamente posseduti da imprese;

– Distintamente contabilizzati.

Per tali fabbricati, l’art. 5 co. 3 del DLgs. 504/92 prevede una particolare modalità di determinazione della base imponibile, basata sull’applicazione di appositi coef­ficienti di adeguamento ai costi storici di acquisto o di costruzione dell’immobile risultanti dalle scritture contabili (inventario) alla data del 1 ° gennaio dell’anno di imposizione, ovvero, se successiva, alla data di acquisizione.

I costi vengono suddivisi in ragione dell’anno di formazione e rivalutati per i relativi coefficienti ministeriali.

Tale disciplina rileva anche ai fini dell’IMU, in forza del richiamo all’art. 5 co. 3 del DLgs. 504/92 operato dall’art. 13 co. 3 del DL 201/2011, conv. L. 214/2011.

In ordine alla corretta collocazione temporale dei costi di acquisto o costruzione sostenuti, valgono i seguenti principi:

– i costi d acquisto sostenuti nel 2012 sono rivalutati in base al relativo coefficiente;

– i costi incrementativi sostenuti nel 2011 concorrono a determinare la base imponibile nel 2012;

– i costi incrementativi sostenuti nel 2012 concorreranno alla base imponibile solo a partire dal 2013.

Inoltre, per costo si deve intendere qualunque valore iscritto in bilancio, ovvero:

– il costo originario di acquisto o di costruzione, comprensivo del costo del terreno;

– i costi incrementativi sostenuti;

– le rivalutazioni previste da specifiche disposizioni di legge;

– le rivalutazioni effettuate dalle imprese di assicurazione ex art. 36 della L. 10.6.78 n. 295;

– le rivalutazioni economiche comunque effettuate;

– le rivalutazioni effettuate in sede di fusione.

Tra i costi sui quali si determina l’imponibile, non “vanno conteggiati quelli relativi a beni che non si incorporano nell’immobile. Occorre pertanto distinguere tra attrezzature e impianti ad uso esclusivo del fabbricato, in dotazione essenziale per il suo utilizzo, e attrezzature autonome ma ivi installate per la specifica produzione industriale. La Cass. 9.6.2010 n. 13865 si è pronunciata in merito alla corretta determinazione dell’imponibile ICI in presenza di macchinari industriali non incorporati nello stabilimento industriale, precisando che “il macchinario non incorporato nell’edificio la cui rimozione o sostituzione è possibile senza alterare la struttura muraria, concorre alla produzione industriale ed è certamente parte dell’opificio; ma non del fabbricato, sicché non è soggetto ad ICI”.

La circ. Assonime 14.7.2009 n. 30, evidenzia che la rivalutazione sortisce l’effetto di incre­mentare la base imponibile ICI (oggi, IMU, n.d.r.) dei fabbricati iscritti nella categoria catastale D sforniti di rendita legata al valore iscritto nelle scritture contabili ai sensi dell’art. 5 co. 3 del DLgs. 504/92.

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto ministeriale con la tabella dei moltiplicatori utili a valutare i fabbricati classificabili nel gruppo catastale “D”.

Aggiornati, con il decreto 5 aprile 2012 del ministero dell’Economia e delle Finanze, i coefficienti per calcolare il valore degli immobili classificabili nel gruppo “D” non censiti al catasto, di proprietà delle imprese.

Il provvedimento, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’11 aprile, si rifà all’articolo 5, comma 3, del Dlgs 504/1992, secondo cui la base imponibile dei fabbricati, non iscritti in catasto e perciò senza rendita certa, interamente posseduti da imprese e distintamente contabilizzati, viene determinata ogni anno, fino all’attribuzione della rendita da parte dell’Agenzia del Territorio, applicando al valore che risulta dalle scritture contabili, al lordo delle quote di ammortamento, i coefficienti ministeriali definiti con apposito decreto.

Ecco la tabella dei moltiplicatori valida per il 2012:

per l’anno 2012 = 1,03;      per l’anno 2011 = 1,07;
per l’anno 2010 = 1,09;      per l’anno 2009 = 1,10;
per l’anno 2008 = 1,14;      per l’anno 2007 = 1,18;
per l’anno 2006 = 1,21;      per l’anno 2005 = 1,25;
per l’anno 2004 = 1,32;      per l’anno 2003 = 1,36;
per l’anno 2002 = 1,41;      per l’anno 2001 = 1,45;
per l’anno 2000 = 1,49;      per l’anno 1999 = 1,52;
per l’anno 1998 = 1,54;      per l’anno 1997 = 1,58;
per l’anno 1996 = 1,63;      per l’anno 1995 = 1,68;
per l’anno 1994 = 1,73;      per l’anno 1993 = 1,76;
per l’anno 1992 = 1,78;      per l’anno 1991 = 1,81;
per l’anno 1990 = 1,90;      per l’anno 1989 = 1,99;
per l’anno 1988 = 2,07;      per l’anno 1987 = 2,25;
per l’anno 1986 = 2,42;      per l’anno 1985 = 2,59;
per l’anno 1984 = 2,77;      per l’anno 1983 = 2,94;
per l’anno 1982 e anni precedenti = 3,11.

La determinazione del valore calcolato sulla base delle scritture contabili non si applica ai fabbricati per i quali è stata richiesta, attraverso Docfa, la procedura automatica di classamento, che consente al contribuente di avanzare una proposta di rendita. Il valore indicato può essere utilizzato ai fini dell’imposta sugli immobili fino a quando non verrà attribuita la rendita definitiva.

La rendita proposta diviene definitiva se non rettificata dall’ufficio entro un anno dalla presentazione.

Rilevanza temporale del metodo contabile

Tale metodo di determinazione della base imponibile viene utilizzato fino al termi­ne dell’anno nel corso del quale viene attribuita all’immobile la rendita catastale.

C.M. 26.5.97 n. 144/E e R.M. 9.4.98 n. 27/E.

Pertanto:

  • se al fabbricato è stata attribuita la rendita catastale nel corso del 2012, per lo stesso anno occorre determinare la base imponibile in base al metodo contabile (rivalutazione dei costi) e la nuova rendita catastale ha effetto ai fini dell’IMU soltanto a partire dal 2013;
  • se al fabbricato è stata attribuita la rendita catastale nel corso del 2011, la base imponibile per la determinazione dell’IMU dovuta nel 2012 è pari al prodotto della rendita attribuita a seguito di stima diretta dei competenti uffici tecnici dell’Agenzia del territorio, rivalutata del 5%, per un moltiplicatore pari a 60.

26  AREE FABBRICABILI

In materia di determinazione della base imponibile cui applicare l’IMU, l’art. 13 co. 3 del DL 201/2011, conv. L. 214/2011, richiama espressamente l’applicabilità dell’art. 5 co. 5 del DLgs. 504/92.

Pertanto, per le aree fabbricabili, la base imponibile IMU è costituita dal valore venale in comune commercio al 1° gennaio dell’anno di imposizione, determinato con riferimento ai seguenti elementi valutativi:

– la zona territoriale di ubicazione;

– l’indice, di edificabilità;

– la destinazione d’uso consentita;

– gli oneri legati ad eventuali lavori di adattamento del terreno necessari per la sua edificazione;

– i prezzi medi rilevati sul mercato per la vendita di aree aventi caratteristiche analoghe.

Secondo la Cass. 21.10.2009 n. 22314, tra gli elementi che influiscono sulla determinazione del valore constano anche l’effettività e la prossimità nel tempo della sua utilizzabilità a scopo edifi­catorio e l’incidenza degli oneri di urbanizzazione.

Per l’IMU dovuta sulle aree fabbricabili in relazione al 2012, rileva quindi quale base imponibile il valore venale delle aree alla data dell’1.1.2012.

Il valore dell’area, seguendo l’interpretazione fornita dalla R.M. 17.10.97 n. 209/E, risulta influenzato:

  • dal tempo necessario perché l’area passi da uno stadio urbanistico a quelli successivi, fino al rilascio della concessione;
  • dal tasso di interesse per la remunerazione del capitale-area nel periodo.

In tale ottica, il valore dell’area può essere determinato, a titolo esemplificativo, attualizzando il valore che la stessa assumerà nel momento in cui potrà essere ri­lasciato il titolo abilitativo all’attività edificatoria.

Vale quindi l’algoritmo riportato di seguito:

dove:

Va=Vv/(1+i)ⁿ

dove

V= Valore attuale.

V = Valore venale al momento del rilascio della concessione –

i = tasso di interesse (annuo) perla remunerazione del capitale

n = tempo necessario all’ottenimento della concessione (espresso in anni).

27  COSA CAMBIA CON LA RIFORMA DEL CATASTO

Con il nuovo catasto  se (e con molti se) il meccanismo di revisione delle rendita che verrà utilizzato nei prossimi anni si baserà sui prin­cipi enunciati nella legge dele­ga, utilizzando gli algoritmi già predisposti a titolo sperimenta­le dall’agenzia del Territorio una decina di anni fa, allora sì che vi sarà il rischio di un super-prelievo. L’Imu ha già fatto molto, avvicinando in mo­do caotico e approssimativo (con paurose sperequazioni) il valore immobiliare imponibile a quello di mercato. Però con l’entrata in scena del nuovo «va­lore patrimoniale» e delle nuo­ve «rendite catastali», aggiorna­bili ogni tre anni, la fiscalità im­mobiliare potrebbe andare fuo­ri controllo.

Ma andiamo per ordine. La legge delega definisce la nascita di due valori. Il primo, il «valore patrimoniale>>, sarà determina­to partendo dai valori di merca­to e applicando correttivi di ti­po statistico. Cioè, in sostanza, un algoritmo che abbassa e dimi­nuisce percentualmente il valo­re di base con una sequenza di percentuali legate alla situazio­ne dell’immobile. Proprio que­sto algoritmo è stato già sperimentato, quando si parlava di ri­forma del catasto, ai tempi del suo primo fiasco, nel 2000-2001.

I valori di mercato saranno con ogni probabilità quelli defi­niti dall’Omi, l’osservatorio del mercato immobiliare dell’agen­zia del Territorio, ormai decisa­mente rodato. Questi valori so­no reperibili sul sito dell’agen­zia del Territorio, per chi voles­se cimentarsi, e sono già artico­lati sulle microzone, cioè i quar­tieri omogenei che il Territo­rio, in vista della riforma, ha in­dividuato già da anni nei Comu­ni d’Italia e che superano le vec­chie zone censuarie di fine anni Quaranta. Adattare i valori me­di di mercato per microzone al­la realtà concreta potrebbe pe­rò portare a errori e sperequa­zioni clamorose: per questo già anni fa l’allora direttore del Ter­ritorio, Mario Picardi, aveva suggerito in Parlamento di in­viare a tutti i proprietari un mo­dulo da riempire con i dati del loro immobile.

Il problema è: a cosa servirà questo nuovo valore? Attual­mente, infatti, tutte le imposte sono basate sulla «rendita cata­stale». Se questo valore dovesse venire usato per l’Imu o per al­tre imposte, le aliquote dovreb­be calare almeno del 30% per evitare aggravi di gettito ma è chiaro che, con il gioco delle ali­quote e delle detrazioni, le spe­requazioni si faranno sentire.

La «rendita catastale», inve­ce, si allontanerà radicalmente da quella oggi in uso. Si partirà dai valori locativi annui espres­si al metro quadrato (anch’essi, molto probabilmente, targati Omi) e si applicherà una riduzione derivante dalle spese: manu­tenzione straordinaria, ammini­strazione, assicurazioni, ade­guamenti tecnici di legge, ecce­tera. Queste si aggirano, mediamente, sul 47-52 per cento, con picchi anche del 70% in località dove i canoni sono molto bassi. A questo punto il valore annuo al metro quadro verrà moltipli­cato per la superficie e il risulta­to, che è poi la redditività al netto di spese ma al lordo di imposte, sarà la rendita catastale. La diffe­renza con il vecchio sistema, ba­sato sui vani, è ovviamente ab­norme e qui si dovrà ripensare completamente tutto il sistema dei moltiplicatori attualmente in uso non solo per l’Imu ma an­che per le imposte su compra­vendita, successione costituzio­ne dei diritti reali. Se venissero mantenute le aliquote e il siste­ma delle basi imponibili attuali, le imposte aumenterebbero dal 500 al 900%, quindi il risultato sarebbe assurdo.

CATEGORIE CATASTALI

Codice Descrizione
A1 Abitazione di tipo signorile
A2 Abitazione di tipo civile
A3 Abitazione di tipo economico
A4 Abitazione di tipo popolare fr
A5 Abitazione di tipo ultrapopolare
A6 Abitazione di tipo rurale
A7 Abitazione in villini
A8 Abitazione in ville
A9 Castelli, palazzi di eminenti pregi artistici e storici
A10 Uffici e studi privati
A11 Abitazioni e alloggi tipici dei luoghi
B1 Collegi e convitti, educandati, ricoveri, orfanotrofi, ospizi, conventi, seminari
B2 Case di cura e ospedali
B3 Prigioni e riformatori
B4 Uffici pubblici
B5 Scuole e laboratori scientifici
B6 Biblioteche, pinacoteche, musei, gallerie, accademie che non hanno sede in ed. A9É
B7 Cappelle e oratori non destinati all’eserc. pubblico dei culti
B8 Magazzini sotterranei per depositi di derrate
C1 Negozi e botteghe
C2 Magazzini e locali di deposito
C3 Laboratori per arti e mestieri
C4 Fabbricati e locali per esercizi sportivi
C5 Stabilimenti balneari e di acque curative
C6 Stalle, scuderie, rimesse, autorimesse
C7 Tettoie chiuse o aperte
D1 Opifici
D2 Alberghi e pensioni
D3 I teatri, cinematografi, sale per concerti e spettacoli e simili
D4 Case di cura ed ospedali (quando abbiano fine di lucro)
D5 Istituti di credito, cambio ed assicurazione
D6 Fabbricati e locali per esercizi sportivi (quando abbiano fine di lucro)
D7 Fabbricati costruiti o adattati per speciali esig. di attiv. indus. ecc.
D8 Fabbricati costr. o adattati per spec. esig. di attiv. commerc. non suscet. ecc.
D9 Edifici alle o sospesi assic. a punti fissi del suolo; ponti priv. sog. pedag.
E1 Stazioni per servizi di trasporto, terrestri marittimi ed aerei
E2 Ponti comunali e provinciali soggetti a pedaggio
E3 Costruzioni e fabbricati per speciali esigenze pubbliche
E4 Recinti chiusi per speciali esigenze pubbliche
E5 Fabbricati costituenti fortificazioni e loro dipendenze
E6 Fari, semafori, torri per rendere d’uso pubb. l’orologio comunale
E7 Fabbricati destinati all’esercizio pubblico dei culti
E8 Fabbricati e costr. nei cimiteri, esclusi i colombari, i sepolcri e tombe fam.
E9 Edifici a destinazione partic. non compresi nelle cat* prec. del gruppo E

28  ALIQUOTE D’IMPOSTA

L’aliquota IMU di base è pari allo 0,76% (art. 13 co. 6 del DL 201/2011, conv. L. 214/2011).

I Comuni, con delibera consiliare adottata ai sensi dell’art. 52 del DLgs. 446/97, possono innalzare o ridurre l’aliquota di base fino a 0,3 punti percentuali, e quindi entro:

– un minimo dello 0,46%,

– ed un massimo dell’1,06%.

Si tratta della parte più problematica dell’intera manovra di revisione del tributo comunale. Per effetto delle agevo­lazioni concesse con le modifiche, il rischio che il gettito dell’Imu non raggiunga gli importi stimati nel decreto “salva Italia” è diventato elevato. Per questo motivo, il legislatore ha disposto la seguente dinamica:

entro il 30 giugno prossimo, i Comuni approvano il bi­lancio di previsione nonché le aliquote e le detrazioni dell’Imu, sulla base del gettito convenzionale del tributo che viene reso disponibile per ciascun comune sul sito delle Finanze (accertamento convenzionale dell’impo­sta);

– sulla base dei dati ricavabili dal versamento del primo acconto, il Governo rivede le stime di gettito;

entro il 30 settembre, i Comuni se del caso rivedono le aliquote e le detrazioni dell’Imu, in funzione del gettito effettivo del tributo, ovviamente con effetto retroattivo;

entro il 10 dicembre, il Governo con Dpcm ridetermina le aliquote, le relative variazioni e la detrazione, al fine di conseguire il gettito stimato inizialmente per la quota era­riale, anche in questo caso, con effetto retroattivo;

entro  il 17 dicembre, i contribuenti calcolano il saldo dell’Imu dovuta, in ragione delle nuove regole.

Al di là delle evidenti complicazioni operative che una tale disciplina comporta per contribuenti e Comuni, il dubbio più forte riguarda l’incompatibilità della stessa con il principio della riserva di legge di cui all’art. 23 della Costituzione.

ALIQUOTE RIDOTTE

In taluni casi  è prevista l’applicazione di aliquote ridotte.

Ciò avviene rispettivamente

per l’abitazione principale e le relative pertinenze;

per i fabbricati rurali ad uso strumentale.

Abitazione principale e relative pertinenze

Per l’abitazione principale e le relative pertinenze, l’art. 13 co. 7 del DL 201/2011, conv. L. 214/2011, prevede l’applicazione di un’aliquota ridotta allo 0,4%.

I Comuni possono innalzare o ridurre tale aliquota fino a 0,2 punti percentuali, e quindi entro:

un minimo dello 0,2%;

ed un massimo dello 06%.

Ancorché la norma non lo precisi, si ritiene che allo scopo occorra una delibera del Consiglio comunale.

Fabbricati rurali ad uso strumentale

Per i fabbricati rurali ad uso strumentale all’attività agricola, di cui all’art. 9 co. 3-bis del DL 557/93 conv. L. 133/94, L’art. 13 co. 8 del DL 201/2011, cono L. 214/2011, prevede l’applicazione di un’aliquota ridotta allo 0,2%.

I Comuni possono ridurre ulteriormente tale aliquota fino allo 0,1%.

29  POTERE DEI COMUNI DI RIDURRE L’ALIQUOTA ORDINARIA

Per talune tipologie di immobili, i Comuni hanno il potere di stabilire aliquote ri­dotte rispetto a quella di base.

L’art. 13 co. 9 del DL 201/2011, conv. L. 214/2011, consente di ridurre l’aliquota IMU di base fino allo 0,4% in relazione ad una o più delle seguenti tipologie im­mobiliari:

– immobili non produttivi di reddito fondiario a norma dell’art. 43 del TUIR.

Si tratta:

degli immobili (in prevalenza fabbricati) utilizzati esclusivamente per l’esercizio di arti o professioni (es. studio professionale), nonché degli immobili (terreni e fabbricati) relativi ad imprese com­merciali, siano essi immobili strumentali, merce o patrimoniali;

– immobili posseduti da soggetti passivi IRES;

– immobili locati.

Ai sensi del successivo co. 9-bis (introdotto dall’art. 56 del DL 24.1.2012 n. 1) dello stesso art. 13 del DL 201/2011, conv. L. 214/2011, i Comuni possono inoltre ridurre l’aliquota di base, pari allo 0,76%; fino ad un livello minimo pari alla sua metà (0,38%) per i fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita:

Tale riduzione dell’aliquota di base:

non può superare i tre anni dall’ultimazione dei lavori;

compete fintanto che i fabbricati, pur restando invenduti,

– siano destinati alla vendita

– e non vengano locati.

30  AUMENTI DI ALIQUOTE PER LE CASE SFITTE

Chiusa la partita del decre­to fiscale, incombe il decreto sal­va gettito: in uno degli emenda­menti alla legge di conversione del Dl 16/2012, appena passata sotto fiducia, una norma preve­de che entro il 10 dicembre lo Sta­to, con la snella forma del Dpcm, possa cambiare integralmente il già complesso sistema delle ali­quote Imu. Il testo della disposi­zione, che ora è nel nuovo com­ma 5 dell’articolo 4 del Dl 16/2012, inserisce un nuovo comma 12-bis all’articolo 13 del DL 201/2011. Ed è molto chiaro: «Con uno o più decreti del presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Economia e   delle finanze, da emanare entro il 10 dicembre 2012, si provvede, sulla base del gettito della prima rata dell’imposta municipale propria non­ché dei risultati dell’accatasta­mento dei fabbricati rurali, alla modifica delle aliquote, delle relative variazioni e della detrazio­ne stabilite dal presente articolo per assicurare l’ammontare del gettito complessivo previsto per l’anno 2012.». In sostanza, lo Stato si riserva di modificare tut­te le aliquote e le detrazioni dell’articolo 13, istitutivo dell’imu provvisoria, comprese naturalmente quelle decise pochi giorni fa con la conversione in legge del Dl fiscale.

Non si tratta, quindi delle sole aliquote di legge base, cioè lo 0,4% e lo 0,76%, ma anche di tutte quelle agevolate come per le case locate o gli immobili rurali, compresi i minimi e i massimi lasciati alla discrezionalità dei Comuni, le detrazioni di 200 euro per l’abitazione principale e quella di 50 per i figli  conviventi.

Non saranno invece regolabili le aliquote per categorie non citate nella norma, come le case a disposizione (o sfitte). La legge prevede infatti che i Comuni possano prevedere aliquote peg­giorative (dallo 0,76% all’1,06) per tutti gli immobili che non sia­no non abitazione principale e migliorative (sino allo 0,46%) per singole categorie all’interno di questi ultimi. E in effetti lo stanno facendo: in diversi Co­muni l’aliquota viene elevata al massimo per poi prevedere spe­ciali aliquote minori, per esem­pio, per case con certe caratteristiche. Ma per il meccanismo della norma statale il Dpcm non potrà agire direttamente sulle case sfitte ma semmai alzare o abbassare in generale l’aliquota dello 0,76% o la forbice lasciata a disposizione dei Comuni, con effetti devastanti sui calcoli dei contribuenti, ma senza potere in­cidere direttamente sulle secon­de case. Per incidere sull’aliquo­ta occorre una legge.

31  SULL’IMU I COMUNI PERDONO OGNI  POTERE DISCREZIONALE 

La girandola delle modifi­che alla disciplina Imu colpisce anche la potestà regolamentare dei Comuni. Con l’emendamen­to firmato da Amato Serardi (Pdl) si modifica l’articolo 14, comma 6, del Dlgs 23/2011, che confermava la potestà regola­mentare di cui agli articoli 52 e 59 del Dlgs 446/1997 anche per i nuovi tributi che avrebbero do­vuto attuare il federalismo mu­nicipale, eliminando il riferi­mento all’articolo 59.

La modifica crea non pochi problemi applicativi; si tratta di vedere quanto di ciò che è previ­sto dall’articolo 59 è comunque regolamentabile ricorrendo al­la potestà generale prevista dall’articolo 52, la quale pone limitazioni unicamente con rife­rimento al soggetto passivo, alla fattispecie imponibile ed all’aliquota massima.

I Comuni non potranno sicu­ramente disporre l’esenzione Imu per gli immobili posseduti da Stato, Regioni, Province ed altri enti pubblici che non sono destinati solo ai compiti istitu­zionali. Anche gli immobili posseduti dallo Stato, con uso promiscuo, diventeranno tutti sog­getti all’Imu, almeno per la quo­ta comunale.

Parimenti, non si potrà più li­mitare ai soli fabbricati l’esenzione prevista per gli enti non commerciali. Ora, anche le aree fabbricabili ed i terreni agricoli posseduti da enti non commer­ciali, sempre che siano utilizza­ti per una delle attività cataloga­te nell’articolo 7 del Dlgs. 504/1992, potranno godere dell’esenzione, con conseguen­te perdita di gettito tanto per lo Stato tanto per i Comuni.

L’articolo 59 prevedeva la possibilità di disporre il diritto al rimborso dell’imposta paga­ta per le aree successivamente divenute inedificabili. La sop­pressione di queste possibilità è estremamente penalizzante per i contribuenti. Il problema sussiste soprattutto nella fase che va dall’adozione all’appro­vazione dello strumento urba­nistico, dove la possibilità di avere aree che ritornano ad essere agricole è più frequente. Senza questa previsione il Co­mune non può disporre il rim­borso e si tratta di facoltà non regolamentabile ricorrendo all’articolo 52. La Cassazione ha già ritenuto che in assenza di apposita previsione regolamentare, al contribuente non com­pete alcun rimborso (sentenza n. 7100/2010).

Si ritiene, invece, ancora pos­sibile determinare periodica­mente i valori venali in comu­ne commercio delle aree fabbri­cabili, per limitare il potere di accertamento del Comune, an­che considerando che l’attività di accertamento della quota sta­tale è di esclusiva competenza comunale, tenuto conto poi del generale favore legislativo ver­so tutti quegli strumenti che servano ad evitare il contenzio­so tributario.

Non sarà possibile però stabi­lire differimenti dei termini di versamento, in caso di situazio­ni particolari, perché si inter­verrebbe sulla quota statale dell’Imu ed una dilazione della sola quota comunale non avreb­be molto senso.

Eccessivamente penalizzan­te appare la soppressione della possibilità di riconoscere com­pensi incentivanti al personale dell’Ufficio Tributi, soprattut­to se si tiene conto che con l’in­centivo si voleva limitare l’affidamento all’esterno del recupe­ro dell’evasione, peraltro con aggi elevati. La sua soppressio­ne non determinerà un rispar­mio di spesa, ma, si teme, una ri­duzione significativa del getti­to da recupero evasione.

Alcune incertezze restano sulla possibilità di considerare come regolarmente eseguiti i versamenti effettuati da un con­titolare anche per conto degli al­tri Senza questa previsione se il marito paga per la moglie con­titolare, il marito dovrà chiede­re il rimborso e la moglie sarà destinataria di un atto di accertamento con sanzioni. A compli­care il quadro, ricordiamo che ancora oggi, nonostante le innu­merevoli modifiche, manca la disciplina del rimborso della quota statale.

32  RATE: a scelta sulla prima casa

Sarà  il contribuente a decidere se pagare in due o in tre tranches l’imposta sulla prima casa che da quest’anno prende il posto dell’Ici. E probabilmente questa la novità più importante introdotta dal decreto fiscale alla voce Imu. Chi sceglie le due rate dovrà pagare entro giugno il 50% dell’importo calcolato sulle aliquote base (4 per mille sull’abitazione principale) e al netto della detrazione per il nucleo familiare, pari a 200 euro più 50 per ogni figlio convivente con meno di 26 anni. Impegnandosi a versare entro il 17 dicembre il restante 50% più il conguaglio stabilito sulle aliquote definitive fissate da Stato e Comuni. Chi opta invece per il pagamento in tre soluzioni verserà il 33% a giugno, il 33% entro il 17 settembre e il 33% (più conguaglio) a dicembre. Tale opzione non ci sarà dalla seconda abitazione in su dove si pagherà secondo la ripartizione tradizionale: saldo a giugno, conteggiato sull’aliquota base del 7,6 per mille, e acconto a dicembre, con l’asticella del prelievo posta laddove Governo e sindaci avranno voluto.

Per fissare le aliquote co­munali c’è tempo fino al 30 set­tembre, termine anche per pre­sentare le prime dichiarazioni, mentre per quelle statali di rife­rimento la scadenza è addirit­tura al 10 dicembre. Il passag­gio parlamentare del decreto sulle «semplificazioni fiscali», ha san­cito più che altro le tante incer­tezze che dominano il panora­ma dell’Imu, a partire dal gran­de punto interrogativo sul gett­ito effettivo che spiega i tempi supplementari concessi alle ali­quote e rischia di far incartare i bilanci dei Comuni.

33  ACCONTO

Il primo versamento va effet­tuato il 18 giugno (la scadenza ordinaria del 16 cade di sabato­), e proprio per la nebbia che ancora avvolge i conti definitivi è integralmente basato sulle aliquote standard di riferimen­to previste dal decreto «Salva-Ita­lia»: 4 per mille per l’abitazio­ne principale, 7,6 per mille per gli altri immobili e 2 per mille per i fabbricati strumentali all’attività agricola. Con i correttivi parlamentari al decreto, però il sentiero si biforca a seconda che l’immobile tassato sia abitazione principale o me­no. Nel primo caso, il decreto rende disponibile l’opzione delle tre rate, al 18 giugno, 17 set­tembre e 17 dicembre: nelle pri­me due rate va versato il 33% dell’imposta calcolata ad ali­quota standard, rimandando a dicembre il conguaglio su ciò che resta. In pratica: con una rendita rivalutata da 625 euro, che determina una base impo­nibile da 100 mila (625X160), l’imposta totale ad aliquota standard è 200 euro (400 meno 200 di detrazione, senza conta­re eventuali detrazioni ulterio­ri da 50 euro per ogni figlio con­vivente fino a 26 anni). In ognu­no dei due acconti andranno versati 66,7 euro (il 33% di 200 euro): se nel frattempo le ali­quote statali e comunali non cambieranno, anche il saldo sa­rà dello stesso valore (66,6 eu­ro per gli arrotondamenti), al­trimenti occorrerà tenere con­to dei ritocchi intervenuti e conguagliare tutto ciò che man­ca all’imposta definitiva. Nel caso degli immobili diversi dall’abitazione principale, è ob­bligatoria la scansione in due rate: a giugno si pagherà quin­di il 50% dell’imposta calcolata ad aliquota standard, e il resto si verserà a dicembre. Meccanismi particolari re­golano invece l’acconto in agri­coltura: i fabbricati strumenta­li rurali già iscritti nel catasto urbano devono versare il 30% a giugno e il resto a dicembre, mentre quelli che andranno iscritti entro  fine novembre pa­gheranno tutto a dicembre.

I parlamentari si sono esercita­ti anche sugli strumenti per ef­fettuare i versamenti, arrivan­do a una soluzione di compro­messo: l’acconto (anche quello di settembre, nel caso delle abi­tazioni principali) andrà paga­to utilizzando il modello F24 mentre per il saldo di dicem­bre si potrà utilizzare il bolletti­no postale. II doppio passo è dettato dal fatto che l’F24 per­mette di sorvegliare con pun­tualità il gettito effettivo, e in un panorama di stime così clau­dicanti il Governo non se l’è sentita di rinunciare a questo punto di riferimento permet­tendo il pagamento con bollet­tino già da giugno. In entrambi i casi, con l’eccezione dell’abi­tazione principale, i conti an­dranno divisi in due, per versa­re allo Stato la «quota eraria­le» (cioè il 50% dell’imposta ge­nerata dall’aliquota di riferi­mento): la quota erariale andrà calcolata, sia ad acconto sia a saldo, sulla base dell’aliquota standard, mentre la quota co­munale va conteggiata ad ali­quota standard per l’acconto e con l’aliquota definitiva al sal­do di dicembre. Bollettini e co­dici tributo per il pagamento dell’Imu sono stati varati il 12 aprile scorso dall’agenzia delle Entrate con il provvedimento e la risoluzione 35/E.

34  L’IMPORTO MINIMO

Ai fini della determinazione degli importi minimi da pagare per l’Imu, si applicano le regole gene­rali stabilite per i tributi locali. L’articolo 9, Dlgs 23/2011, richia­ma infatti l’articolo 1, commi da 161 a 170, della legge 296/2006. La previsione relativa alla quota di imposta erariale inoltre richiama a sua volta la disciplina della ri­scossione riferita all’Imu. Ciò comporta che, in assenza di rego­lamenti comunali, il minimo da versare è pari a 12 euro per cia­scun versamento (articolo 1 com­ma 168, legge 296/2006). Ne con­segue che se, ad esempio, il paga­mento del primo acconto è pari a 10 euro e, il dovuto per tutto l’an­no è pari a 15 euro (perché il Co­mune ha deliberato un’aliquota più bassa di quella ordinaria), l’Imu dovrà essere versata per intero (cioè, per 15 euro) entro il 17 dicembre. Restano però salve le diverse determinazioni adottate nei regolamenti comunali.

35  LA QUOTA FISSA STATALE

Una complicazione del tutto nuo­va è rappresentata dalla quota di imposta erariale. Questa si calco­la con l’aliquota dello 0,38% (la metà di quella base) sull’imponi­bile soggetto a Imu. Ai fini di tale quota, non si tiene conto delle ri­duzioni di aliquota e delle detra­zioni deliberate dai Comuni. Per questo motivo, potrebbe anche accadere che applicando le rego­le comunali non vi sia nulla da pa­gare, mentre il debito verso l’Era­rio resta. In realtà, le maggiori dif­ficoltà si verificheranno in occa­sione del saldo di dicembre, perché solo allora troveranno ingres­so le delibere locali. Nella rata di giugno, infatti, sarà sufficiente dividere a metà l’importo da versa­re e indicare nel modello F24 una quota con il codice tributo dell’Erario e l’altra con il codice tributo del Comune. A dicembre invece le complicazioni saranno tanto maggiori quanto più nume­rose saranno le aliquote decise dal singolo Comune. Ad ognuna di esse, diversa dall’aliquota ordinaria, corrisponderà infatti un doppio conteggio da eseguire da parte del contribuente.

La quota erariale non è tuttavia dovuta su tutti gli immobili. Ne so­no esclusi tutti i casi nei quali la legge stabilisce una aliquota infe­riore a quella ordinaria. Si tratta pertanto dell’abitazione principa­le e dei fabbricati rurali strumen­tali. Per effetto delle modifiche ap­portate nella legge 44/2012, inol­tre, la quota statale non si applica agli immobili degli Iacp e delle co­operative edilizie a proprietà indi­visa nonché agli immobili dei Co­muni ubicati sul proprio territo­rio. Tra l’altro, il calcolo del saldo risulterà particolarmente impre­vedibile, in conseguenza della possibilità che Stato e Comuni ap­portino variazioni in corso d’an­no alle misure del prelievo.

Va precisato però che nella bozza di circolare “omnibus” sull’Imu a cui sta lavorando il ministero dell’Economia in questi giorni (il testo non è definitivo e potrebbe subire qualche correzione prima della stesura ufficiale) sono intervenuti dei chiarimenti per correggere in via interpretativa l’”in­ciampo” della norma, concedendo la disap­plicazione della quota erariale agli immobili non locati di anziani lungodegenti o di resi­denti all’estero che i Comuni decideranno di assimilare all’abitazione principale.

36  MODALITA’ DI PAGAMENTO

Fino a novembre l’IMU non potrà che essere pagata solo con l’F24 di recente istituzione al quale, a breve, si aggiungerà un modello semplificato, composto da un solo foglio contenente una copia per la banca e l’altra per il contribuente. Con un emendamento al dl n. 16/2012 infine è stato stabilito che il versamento dell’IMU sarà consentito anche mediante bollettino di c/c/p ma solo a partire dal 1 dicembre 2012.

Comunque a prescindere dal tipo di modello di versamento, la vera complicazione per il contribuente sarà quella di individuare  i casi in cui l’imposta è in parte riservata allo stato (complessivamente pari allo 0,38% della base imponibile dell’immobile). Al riguardo, infatti, il parlamento è intervenuto più volte sulla questione creando un puzzle di non facile composizione anche per gli addetti ai lavori.

37  LA DICHIARAZIONE

Si dispone che la dichiarazione deve, a regime, essere pre­sentata entro 90 giorni dall’evento che ha comportato il mutamento della soggettività passiva. Sono fatte salve le denunce Ici già presentate, in quanto compatibili. Ciò do­vrebbe pertanto escludere l’insorgenza generalizzata dell’adempimento in esame, con riferimento al primo an­no di applicazione dell’imposta. E’ inoltre dettata una di­sciplina transitoria, a mente della quale in tutti i casi in cui l’obbligo dichiarativo insorge dal 1° gennaio 2012, l’obbligo deve essere adempiuto entro il 30 settembre 2012. Si tratta dei casi in cui non vi è un effetto di trasmissione automatica della denuncia Ici ovvero si è verificata una variazione nei primi mesi dell’anno e non è possibile ri­spettare il termine ordinario di 90 giorni per indisponibilità del modello di dichiarazione. Il compito di individua­re sia le ipotesi di non compatibilità della denuncia lci sia quelle in cui vi è obbligo di presentazione della denuncia Imu, con riferimento a variazioni intervenute a partire dal primo gennaio 2012, spetta al Ministero delle finanze. Si prevede inoltre che, a partire dai pagamenti effettuati dal 1°dicembre 2012, si possa utilizzare il bollettino di con­to corrente postale, in aggiunta al modello F24.

La dichiarazio­ne Imu sarà uno dei grandi grat­tacapi del rientro dopo le vacan­ze, sempre che nel frattempo il ministero dell’Economia abbia predisposto il decreto con le istruzioni per la compilazione.

Saranno infatti interessati centinaia di migliaia di contri­buenti. Sicuramente tutti quelli che, rispetto alle nuove regole dell’Imu, hanno un’abitazione principale che era tale ai fini Ici ma non risponde più ai requisiti Imu. Il caso più classico è quel­lo della mancata rispondenza tra dimora e residenza, ma non vanno sottovalutate nemmeno le tante particolarità che la di­sciplina Imu modifica rispetto alle regole dell’Ici. La nuova im­posta, per esempio, prevede una sola pertinenza all’abita­zione principale per categoria catastale (C/2, magazzini; C/6 garage e rimesse; C/7 tettoie), per cui chi nell’Ici considerava pertinenziali due garage in ba­se alle regole locali dovrà sce­gliere quale delle due unità col­legare all’abitazione principa­le per il pagamento dell’Imu. E dichiararlo.

La nuova dichiarazione è pre­vista dall’articolo 9, comma 6 del decreto legislativo 23/2011 e dall’articolo 13, comma 12 ter del D1201/2012. Il quadro normati­vo è questo: per tutti gli immobi­li già posseduti al 1° gennaio 2012 e per i quali la situazione fi­scale ai fini Imu sia in qualche modo cambiata rispetto alla situazione Ici (come per l’esempio di cui sopra dell’abitazione principale), oltre che per tutti quelli che verranno acquistati o la cui situazione varierà co­munque entro il 30 settembre 2012, il termine per presentare la dichiarazione è lo stesso 30 settembre 2012. Si possono già immaginare le complicazioni per chi si troverà ad acquistare a ridosso della data. Inoltre, per conseguenza necessaria sem­brerebbe che chi varia la pro­pria situazione dal 1° ottobre 2012 in poi dovrà dichiarare en­tro il termine ordinario, cioè en­trò i 90 giorni successivi alla va­riazione. Per chi compie atti uf­ficiali come un rogito o un atto costitutivo di diritto reale o una variazione catastale a se­guito di modifiche che possano avere cambiato la rendita cata­stale, la data di riferimento sarà quella dell’atto.

Non esiste un termine per­ché venga fatto (o vengano fat­ti) i decreti attuativi dell’Econo­mia (sentita l’Anci) con le istruzioni, e soprattutto con la casistica delle situazioni che danno vita a variazioni significative dal punto di vista fiscale e quindi all’obbligo della dichiarazione. Bisogna infatti capire nell’infinita casistica risolta dalla  giuri­sprudenza e dalla prassi Ici nel corso dei i9 anni precedenti, quali chiarimenti resteranno va­lidi anche per l’Imu.

Va anche precisato che man­ca un riferimento alle procedu­re di presentazione attraverso il modello unico informatico utilizzato dai notai (articolo 3-bis, D.lgs 463/97), la cui effica­cia andrebbe confermata an­che ai fini Imu. Prima, quindi, non c’era bisogno di presenta­re la dichiarazione Ici perché ci pensava il notaio in caso di compravendita o costituzione di diritti reali. Oggi, invece, se il legislatore non correggerà la dimenticanza, ci dovrà pensa­re l’acquirente o il titolare del nuovo diritto reale.

38  MODALITA DI VERSAMENTO (F24)

Di particolare interesse è anche il documento di ASCOTRIBUTI relativo alle nuove disposizioni introdotte dal D.L. n. 201/2011, con particolare riferimento all’art. 13, comma 12. Il dubbio che si pone il documento riguarda la modalità di riscossione del tributo IMU.

La norma che anticipa l’IMU, infatti, prevede l’utilizzo del modello F24 per il pagamento del tributo secondo le modalità stabilite con un provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate. Il documento evidenzia che tale previsione espressamente opera in deroga al contenuto dell’art. 52, D.Lgs. n. 446/1997 facendo ritenere che il versamento tramite modello F24 è l’unica modalità di pagamento dell’IMU.

L’art. 52 citato – si ricorda – prevede che province e comuni possono disciplinare con regolamento le proprie entrate, anche tributarie, salvo per quanto attiene all’individuazione e definizione delle fattispecie imponibili, dei soggetti passivi e della aliquota massima dei singoli tributi, nel rispetto delle esigenze di semplificazione degli adempimenti dei contribuenti. I regolamenti sono approvati con deliberazione del comune e della provincia non oltre il termine di approvazione del bilancio di previsione e non hanno effetto prima del 1° gennaio dell’anno successivo.

Il documento dell’ASCOTRIBUTI osserva che l’art. 13 del decreto Salva Italia fa salve le disposizioni contenute nel decreto sul federalismo municipale che (art. 14) conferma la potestà regolamentare in materia di entrate degli enti locali di cui agli articoli 52 e 59, D.Lgs. n. 446/1997, anche per i nuovi tributi previsti.

L’esercizio della potestà regolamentare in materia di entrate comunali – tributarie ed extra tributarie – trova la sua base normativa in tre provvedimenti fondamentali:

– l’art. 52, D.Lgs. n. 446/1997, che disciplina la potestà regolamentare generale;

– l’art. 59, D.Lgs. n. 446/1997, che detta norme particolari in materia di imposta comunale sugli immobili;

– l’art. 50, legge n. 449/1997, volto a integrare la disciplina generale della potestà regolamentare nello specifico settore dell’accertamento e della definizione dei tributi, anche per adesione, nonché in quello della repressione dei comportamenti illeciti.

Per i Comuni viene ribadita la facoltà di scelta delle entrate da attivare, del livello di pressione fiscale, attraverso la fissazione delle aliquote di pressione fiscale e delle detrazioni, e, infine, della forma di gestione delle fasi di accertamento e acquisizione delle entrate. Sul piano della potestà regolamentare generale dei Comuni in materia tributaria, restano confermati i limiti di carattere generale.

Un primo ordine di limiti si riscontra nell’art. 52, D.Lgs. 446/1997 laddove è previsto che i Comuni possono disciplinare con regolamento le proprie entrate, anche tributarie, salvo per quanto attiene alla individuazione e definizione delle fattispecie imponibili, dei soggetti passivi e della aliquota di riferimento dei singoli tributi, con la conseguente preclusione della possibilità di modificare, con norma regolamentare, gli elementi essenziali della prestazione impositiva.

In sostanza, per ASCOTRIBUTI la potestà regolamentare vale anche per i nuovi tributi in materia di entrate locali; i Comuni hanno sempre la potestà regolamentare in materia di riscossione e riversamento delle somme e sono pienamente legittimati a richiedere all’Amministrazione finanziaria che le attuali modalità operative anche in ordine “al soggetto destinatario dell’accredito giornaliero delle somme incassate tramite F24 siano riconfermate nell’emanando provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate previsto dal citato comma 12 dell’articolo 13”.

39  CODICI TRIBUTO

L’imposta municipale propria si paga esclusivamente tramite F24, utilizzando codici tributo nuovi di zecca e, per consentire che l’operazione fili senza intoppi, anche l’F24 subisce un opportuno ritocco. Tutto questo grazie a due provvedimenti firmati oggi dal direttore dell’Agenzia e una risoluzione, la n. 35/E del 12 aprile, che istituisce i dieci nuovi numeri con i quali è possibile qualificare nel dettaglio i singoli versamenti e indirizzarli al giusto destinatario.

Pronti, quindi, tutti gli ingredienti per assolvere la nuova imposta municipale sugli immobili che ha mandato in pensione la vecchia Ici e, nel contempo, ha ripristinato la tassazione dell’abitazione principale. Il tributo, introdotto anticipatamente in via sperimentale dall’articolo 13 del “Salva Italia” (Dl n. 201/2011), è infatti prossimo a fare il suo ingresso nelle casse dei Comuni e dello Stato.

Con un primo provvedimento sono state fissate le modalità di versamento che, come detto, potrà avvenire esclusivamente attraverso il modello F24. I titolari di partita Iva dovranno effettuare i pagamenti soltanto on line; a tutti gli altri contribuenti, invece, è consentito imboccare anche la tradizionale via cartacea, potranno cioè presentare il modello di pagamento unificato a Poste spa, banche o agenti della riscossione.

Nello stesso documento sono scanditi i tempi e le modalità di ripartizione e accreditamento degli importi riscossi. Si tratta di step di competenza esclusiva dell’Agenzia delle Entrate verso i Comuni creditori di parte delle somme in questione.

Con l’altro provvedimento, il direttore dell’Agenzia ha avallato le necessarie modifiche dizionali da apportare ai modelli “F24” ed “F24 accise”, dove, come prima cosa, la parola “Ici” lascia il posto a “Imu” e la dicitura “detrazione Ici abitazione principale” alla più semplice “detrazione”.

La definizione “Autorizzo addebito su conto corrente codice Iban ___” , inoltre, spedisce in soffitta la precedente “Autorizzo addebito su conto corrente bancario n. ____ cod. ___ ABI ___ CAB___”.

Va comunque detto che, in un’ottica di economicità e in considerazione della necessità di smaltire le scorte dei vecchi modelli di pagamento, con lo stesso provvedimento, i contribuenti sono autorizzati a utilizzare i preesistenti “F24” fino al 31 maggio 2013, riportando il versamento dell’Imu nella sezione “Ici ed altri tributi locali” del modello antenato, naturalmente indicando i neonati codici tributo.

Questi ultimi nascono con la risoluzione n. 35/E, anch’essa datata 12 aprile. Sono dieci e si agganciano alle diverse tipologie catastali sottoposte alla nuova tassazione. Conosciamoli:

  • 3912 abitazione principale e relative pertinenze (destinatario il Comune)
  • 3913 fabbricati rurali ad uso strumentale (destinatario il Comune)
  • 3914 terreni (destinatario il Comune)
  • 3915 terreni (destinatario lo Stato)
  • 3916 aree fabbricabili (destinatario il Comune)
  • 3917 aree fabbricabili (destinatario lo Stato)
  • 3918 altri fabbricati (destinatario il Comune)
  • 3919 altri fabbricati (destinatario lo Stato)
  • 3923 interessi da accertamento (destinatario il Comune)
  • 3924 sanzioni da accertamento (destinatario il Comune).

Ciò che resta dell’Ici

Infine, per creare una sorta di spartiacque ed eliminare qualsiasi rischio di confusione tra chi ha chiuso i suoi rapporti con la vecchia Ici e chi invece ha ancora qualche conto in sospeso, con la stessa risoluzione sono stati ricodificati i codici tributo di tale imposta.

Ora, per l’abitazione principale si dovrà indicare il codice 3940, per i terreni agricoli il 3941, per le aree fabbricabili il 3942 e per gli altri fabbricati il 3943 (non sono più utilizzabili i precedenti 3901, 3902, 3903 e 3904).

Per quanto riguarda gli interessi e le sanzioni relativi all’Ici restano validi, al contrario, i codici 3906 e 3907, instituiti nel 2004 con la risoluzione n. 32/E.

Oltre all’F24 si potrà pagare anche con bollettino postale, ma solo dal 1 dicembre, quindi unicamente per il saldo. Nel caso in cui i Comuni abbiano stabilito aliquote più basse dello standard inoltre, può essere problematico il recupero a saldo.

40  ALTRI ASPETTI CONNESSI AL VERSAMENTO, ALLA RISCOSSIONE ED ALL’ACCERTAMENTO

L’art. 9 co. 7 del DLgs. 23/2011, per l’accertamento, la riscossione coattiva, i rimborsi, le sanzioni, gli interessi ed il contenzioso, statuisce l’applicabilità anche ai fini dell’IMU delle seguenti disposizioni:

  • art. 10 co. 6 e art. 11 co. 3 4, 5, 12, 14 e 15 del DLgs. 504/92;
  • art. 1 co. 161 – 170 della L 296/2006.

Pertanto, a titolo meramente esemplificativo, anche per il versamento dell’IMU:

  • ai sensi dell’art. l co. 166 della L. 296/2006; l’importo complessivo da pa­gare deve essere opportunamente arrotondato all’unità di euro (per difetto, se la frazione non è superiore a 49 centesimi; per eccesso, se superiore a detto importo);
  • il pagamento è dovuto solo se l’imposta liquidata, una volta arrotondata all’unità di euro, risulta superiore all’ammontare stabilito (art. 1 co. 168 della L. 27.12.2006 n. 296).

Si ha riguardo all’imposta dovuta per l’intera annualità (vale a dire, se il versamento è eseguito in due rate, alla somma di acconto e saldo). Se è inferiore al minimo, l’importo della prima rata si recupera con il versamento a saldo. I Comuni possono deliberare limiti superiori (art. 17 co. 88 L. 15.5.97 n. 127).

– dal Comune, nel rispetto dei principi di cui all’ art. 25 della L. 27.12.2002 n. 289 (recante “pagamento e riscossione di somme di modesto ammontare”);

-ovvero, qualora il Comune non vi abbia provveduto, dallo stesso art. 25 della L. 289/2002.

41  VALENZA SOSTITUTIVA DELL’IRPEF (E RELATIVE ADDIZIONALI)

A norma dell’art. 8 co. 1 del DLgs. 23/2011, l’IMU sostituisce l’ICI.

Tuttavia, essa, in relazione ai redditi fondiari degli immobili non locati, sostituisce anche l’IRPEF e le relative addizionali.

La disposizione trova completamento nell’art. 9 co. 9 dello stesso DLgs. 23/2011, a norma del quale continuano a scontare le ordinarie imposte sui redditi (anche a se­guito dell’introduzione dell’IMU):

  • il reddito agrario di cui all’art.32 del TUIR. In tal caso, l’esclusione dell’effetto sostitutivo dell’IMU si spiega in quanto tale reddito, ancorché di natura fondiaria, “può” essere conseguito da un soggetto diverso es. affit­tuario del fondo – dal proprietario o possessore a titolo di diritto reale del fondo, ed è quindi svincolato dal possesso qualificato che funge da presup­posto del nuovo tributo municipale;
  • i redditi fondiari diversi da quelli cui si applica la cedolare secca di cui all’art. 3 del DLgs. 23/2011. Se viene applicata la cedolare secca, infatti, l’IRPEF e le relative addizionali, in relazione al reddito fondiario derivante dall’abitazione locata, è già sostituita dalla cedolare secca stessa. Se la cedolare secca non viene applicata (perché ne fanno difetto i presupposti o per scelta), l’applicazione dell’IMU non esplica alcun effetto sostitutivo dell’IRPEF e delle relative addizionali dovute per il reddito fondiario dell’immobile locato;
  • i redditi derivanti dagli immobili non produttivi di reddito fondiario ai sensi dell’art. 43 del TUIR. Si ricorda che sono tali:

– gli immobili utilizzati esclusivamente per l’esercizio di arti o professioni

– gli immobili relativi ad imprese commerciali (siano essi immobili stru­mentali, merce o patrimoniali).

Tali immobili non generano reddito fondiario in capo al possessore, bensì concorrono alla formazione del reddito di lavoro autonomo o del reddito d’impresa. Di conseguenza, non sussistendo alcun reddito fondiario (reddito sostituito dall’IMU), non si profila la valenza sostitutiva dell’IMU;

– i redditi derivanti dagli immobili posseduti da soggetti passivi all’IRES. In tal caso, rileva che l’IMU, rispetto ai redditi fondiari degli immobili non locati,  ha valenza sostitutiva dell’IRPEF e delle relative addizionali, ma non anche dell’IRES.

In definitiva, a decorrere dal 2012:

per gli immobili non locati (es. appartamento tenuto a disposizione) è dovuta I’IMU, ma non l’IRPEF e le relative addizionali sul relativo reddito fondiario;

  • per gli immobili locati a terzi sono dovuti, nello stesso tempo:

sia l’IMU,

sia l’IRPEF e le relative addizionali sul reddito fondiario (ovvero, in alternativa, la cedolare secca di cui all’art. 3 del DLgs. 23/2011).

42  NEL 730/2012 ENTRA IL QUADRO I

Le recenti disposizioni recate dall’art. 13, comma 2, D.L. n. 201/2011 hanno anticipato al 2012 l’imposta municipale unica, c.d. IMU. Tale tributo ha come suo presupposto il possesso degli immobili di cui all’art. 2, D.Lgs. n. 504/1992 (per il Riordino della finanza degli enti territoriali) ed ha sostituto l’imposta comunale sugli immobili (ICI).

Nel modello 730/2012 non è più presente, pertanto, lo spazio per il versamento dell’ICI ed il nuovo modello annovera tra le sue novità, alla Sezione VII del quadro F, il rigo F10 ed il successivo quadro I, entrambi da compilare a cura del contribuente che sceglie di utilizzare l’eventuale credito risultano dal modello di dichiarazione relativo al 2011 per il pagamento dell’imposta municipale dovuta per il 2012.

Presentazione del modello 730/2012 ordinario

Al fine di agevolare il versamento della nuova imposta, l’Agenzia delle Entrate ha opportunamente integrato il modello 730/2012 onde consentire ai contribuenti di poter utilizzare a tal fine l’imposta a credito risultante dalla dichiarazione relativa all’anno fiscale 2011.

Il nuovo modello 730 presenta, infatti, tra le sue novità il quadro I in cui potrà essere indicata – in sede di dichiarazione ordinaria – la scelta di destinare il credito che emerge dalla stessa dichiarazione, interamente o in parte, per il versamento di quanto dovuto a titolo di IMU.

È stato anche previsto di dover segnalare, compilando in sede di presentazione del modello 730/2012 a titolo di dichiarazione integrativa il rigo F10 della sezione VII del quadro F, l’effettivo utilizzo dei crediti risultanti in sede di dichiarazione ordinaria.

Il vantaggio di utilizzare il modello F24 consiste principalmente nella possibilità di compensare eventuali crediti vantati nei confronti di diversi enti impositori (Stato, Regioni, Comuni, Inps, Inail, Enpals), purché non richiesti a rimborso. La compensazione deve essere evidenziata nell’F24, che va presentato o trasmesso anche se a saldo zero. Ovviamente, non deve presentare il modello chi non deve sostenere alcuna spesa.

Anche coloro che si avvalgono del 730 possono decidere di compensare il versamento dell’Imu, attraverso la compilazione del quadro I. Se si intende adoperare l’intero credito risultante dal 730, occorre barrare la colonna i del rigo h, mentre la colonna 2 è riservata all’indicazione dell’importo del credito che si vuole utilizzare in compensazione. In sede di conguaglio il sostituto d’imposta non effettuerà il rimborso dei crediti in busta paga, o rimborserà solo la differenza tra il credito spettante e l’importo indicato nel quadro.

I crediti residui utilizzabili in compensazione per l’Imu sono riportati nel prospetto di liquidazione, modello 730-3, nei righi da 161 a 165, già suddivisi per tipologia d’imposta. Questi crediti dovranno essere riportati nel modello F24, ciascuno nella sezione di competenza, in corrispondenza della colonna «importi a credito compensati». Se, ad esempio, nel rigo 161 del 730-3 compare un credito Irpef di 400 euro, l’importo deve essere indicato nella sezione erario del modello F24 con il codice tributo 4001 (già indicato nel 730), rateazione 0101, anno di riferimento 2011.

Per i contribuenti che hanno compilato il quadro I, o si accingono a farlo, quindi, è utile attendere che il sostituto d’imposta, il Caf o il professionista abilitato consegnino il prospetto di liquidazione.

Il differimento dei termini disposto dal decreto del presidente del Consiglio dei ministri lo scorso 26 aprile, può complicare le cose. E previsto, infatti, che il sostituto, in caso di assistenza fiscale diretta, consegni la copia della dichiarazione e il prospetto di liquidazione entro il 15 giugno, mentre il termine per i Caf e i professionisti è stato prorogato al 2 luglio. Considerato che il versamento dell’Imu scade il 18 giugno, chi si è affidato a un Caf potrebbe venire a conoscenza dell’esatto ammontare dei crediti compensabili oltre il tempo utile. A questo punto, osi chiede all’intermediario di conoscere in anticipo il risultato del 730, oppure è preferibile non compilare il quadro I.

Va infine ricordato che la compilazione del quadro Imu non esime il contribuente dalla presentazione o trasmissione del modello F24 per versare l’imposta municipale. Per chi presenta Unico, invece, i crediti da compensare devono risultare dalla dichiarazione annuale. Il quadro RX del modello Unico contiene il riepilogo di tutti i crediti risultanti dalla dichiarazione relativa al 2011.

43  IMPOSTA DI SCOPO

I commi 145-151 dell’unico articolo della legge n. 296/2006 (Finanziaria 2007) prevedono che i Comuni possono, con un proprio regolamento, istituire l’imposta di scopo per finanziare l’importo massimo del 30% della spesa dell’opera pubblica da realizzare; la ratio delle novità introdotta con la legge n. 296/2006 è quella di dare maggiore autonomia agli enti locali in materia di realizzazione di opere pubbliche a condizione però, che parte del finanziamento, avvenga con una “tassazione” locale dei contribuenti.

Con la Finanziaria 2007, il legislatore ha disciplinato anche quale siano le opere pubbliche che si possono “sovvenzionare” con l’istituzione dell’imposta di scopo; con tale prelievo si potranno finanziare le opere:

– per il trasporto pubblico urbano;

– viarie, con esclusione della manutenzione straordinaria e ordinaria delle opere esistenti;

– particolarmente significative di arredo urbano e di maggior decoro dei luoghi;

– di risistemazione di aree dedicate a parchi e giardini;

– di realizzazione di parcheggi pubblici;

– di restauro;

– di conservazione dei beni artistici e architettonici;

– relative a nuovi spazi per eventi e attività culturali, allestimenti museali e biblioteche;

– di realizzazione e manutenzione straordinaria dell’edilizia scolastica.

L’istituzione dell’imposta di scopo deve essere deliberata dai Comuni con apposito regolamento adottato ai sensi dell’art. 52, D.Lgs. n. 446/1997.

L’art. 6 del decreto sul federalismo municipale (D.Lgs. n. 23/2011) introduce modifiche da apportare alla vigente disciplina del tributo, che prevedono:

a) l’individuazione di opere pubbliche ulteriori rispetto a quelle indicate nel comma 149 (finalità per le quali può essere istituita l’imposta di scopo) del citato art. 1, legge 296 del 2006;

b) l’aumento, sino a 10 anni, della durata massima di applicazione dell’imposta stabilita dall’art. 1, comma 147, legge n. 296 del 2006;

c) la possibilità che il gettito dell’imposta finanzi l’intero ammontare della spesa dell’opera pubblica da realizzare.

La norma contenuta nel federalismo municipale ribadisce che resta in ogni caso fermo l’obbligo di restituzione del tributo nel caso di mancato inizio dell’opera entro due anni dalla data prevista dal progetto esecutivo, previsto dall’art. 1, comma 151, legge n. 296/2006.

Il D.L. n. 16/2012 precisa che l’imposta di scopo si applica dal 2012 con riferimento alla base imponibile e alla disciplina vigente prevista per l’IMU sperimentale.

I Comuni che abbiano già istituito l’imposta, la dovranno adeguare alla nuova disciplina.

L’imposta di scopo è già vigente dal 2007; dal D.L. sulle semplificazioni fiscali (D.L. n. 16/2012) solo modifiche di coordinamento con la disciplina dell’IMU. Il chiarimento arriva dal Ministero dell’Economia e delle finanze, con una nota stampa in data 23 aprile 2012.

L’imposta di scopo – ricorda il MEF – è stata introdotta nell’ordinamento tributario italiano dall’art. 1, comma 145 e seguenti, legge n. 296/2006; sin dal 2007 i comuni italiani hanno avuto la facoltà di istituire questa imposta per contribuire al finanziamento di specifiche opere pubbliche. L’imposta si applicava sulla base della disciplina dell’ICI con un’aliquota massima dello 0,5 per mille e per un periodo massimo di 5 anni.

Nel 2011, il D.Lgs. n. 23 sul federalismo municipale ha confermato (art. 6) l’impianto normativo del tributo demandando ad un provvedimento di attuazione la definizione di regole per l’estensione a 10 anni del periodo massimo di applicazione dell’imposta e per l’individuazione di ulteriori opere da finanziare, eventualmente anche per intero, con il gettito.

Il D.L. n. 16/2012 – in corso di conversione – ha apportato alcune modifiche alla disciplina dell’imposta di scopo vigente dirette esclusivamente a coordinarla con quella della nuova IMU che ha sostituito l’ICI. Per effetto di queste modifiche i comuni potranno scegliere di istituire l’imposta ovvero – nel caso in cui l’avessero già introdotta – potranno continuare ad applicarla adeguandola all’IMU.

Ad oggi, conclude il MEF, solo 20 comuni hanno istituito l’imposta di scopo esercitando la facoltà concessa dalla legge Finanziaria per il 2007.

44 LE SCADENZE PER DATA

PER I CITTADINI

PER I COMUNI

18 giugno
L’ACCONTO ALLA CASSAEntro questa data va versato l’acconto dell’Imu, pari al 50% dell’imposta calcolata applicando le aliquote base (0,4% prima casa, 0,76% sugli altri immobili tranne i rurali strumentali, che hanno lo 0,2%). Per la prima casa, si può scegliere l’acconto di 1/3. Sui rurali strumentali, l’acconto è il 30%.
30 giugno
L’ORA DEL BILANCIO
Entro la fine di giugno i Comuni approvano il bilancio preventivo, utilizzando il gettito Imu convenzionale, cioè l’importo “stimato dal ministero dell’Economia e delle finanze. Fin da adesso i Comuni possono approvare le delibere con le aliquote Imu e il relativo regolamento, anche se poi potranno modificarti.
17 settembre
LA SECONDA RATAPeri proprietari di abitazioni principali che scelgono di pagare l’Imu in tre rate, scade il termine per il versamento della seconda rata, sempre pari a 1/3 dell’imposta annua calcolata secondo l’aliquota base (0,4% con detrazione di 200 euro).
30 settembre
LE SCELTE SULLE ALIQUOTE
Le aliquote comunali devono; essere definite entro la fine di settembre: ogni Comune devi quindi stabilire il livello del prelievo sulla prima casa (da 0,2% a 0,6%) e sugli altri immobili (da 0,46% a 1,06%). È possibile stabilire aliquote differenziate. Inoltri sono possibili sconti fino allo 0,4% sugli immobili locali e delle imprese, così come un incremento delle detrazioni per l’abitazione principale.
30 novembre
RURALI DA ACCATASTARE I fabbricati rurali (case e altre costruzioni) ancora censiti al catasto dei terreni, devono essere iscritti al catasto edilizio urbano entro questa data. Per questi fabbricati, l’acconto Imu non è dovuto: si paga tutto a dicembre.
10 dicembre
LE DECISIONI DEL GOVERNO
Fino a sette giorni dalla scadenza per il versamento del saldo, il Governo può intervenire con un Dpcm per modificare le aliquote base dell’Imu,i margini di manovra, dei Comuni e l’ammontare delle detrazioni perla prima casa. In pratica, Palazzo Chigi si riserva di rivedere il livello  del prelievo alla luce del gettito derivante dal primo acconto. Se il Dpcm arriverà dopo settembre, però, l’intreccio con le decisioni, dei Comuni raschia di creare problemi di coordinamento.
17 dicembre
CONGUAGLIO COMPLICATO
L’appuntamento con il saldo si annuncia complicato per i proprietari: si dovrà calcolare l’imposta dovuta su base annua alla luce dell’aliquota definitiva fissata da Stato e Comune; poi bisognerà sottrarre l’importo già versato in acconto e dividere il saldo tra quota statale e comunale.

45 LE NORME DI RIFERIMENTO IN MATERIA DI ICI E IMU

LA LEGGE ISTITUTIVA DELL’ICI

Decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504 “Riordino della finanza degli enti territoriali (in Gazz. Uff., 30 dicembre, n. 305).

Versione aggiornata alla G.U. 8/8/2002 Tutti i rinvii al d.p.r. 28 gennaio 1988, n. 43, soppresso dall’art. 68, d.lg. 13 aprile 1999, n. 112, contenuti nel presente provvedimento, si intendono riferiti alle corrispondenti disposizioni del citato d.lg. 112/1999.

TITOLO I

IMPOSTE COMUNALI

Capo I

IMPOSTA COMUNALE SUGLI IMMOBILI

Articolo 1

Istituzione dell’imposta – Presupposto.

1. A decorrere dall’anno 1993 è istituita l’imposta comunale sugli immobili (I.C.I.).

2. Presupposto dell’imposta è il possesso di fabbricati, di aree fabbricabili e di terreni agricoli, siti nel territorio dello Stato, a qualsiasi uso destinati, ivi compresi quelli strumentali o alla cui produzione o scambio è diretta l’attività dell’impresa.

Articolo 2

Definizione di fabbricati e aree.

1. Ai fini dell’imposta di cui all’articolo 1:

a) per fabbricato si intende l’unità immobiliare iscritta o che deve essere iscritta nel catasto edilizio urbano, considerandosi parte integrante del fabbricato l’area occupata dalla costruzione e quella che ne costituisce pertinenza; il fabbricato di nuova costruzione è soggetto all’imposta a partire dalla data di ultimazione dei lavori di costruzione ovvero, se antecedente, dalla data in cui è comunque utilizzato (1);

b) per area fabbricabile si intende l’area utilizzabile a scopo edificatorio in base agli strumenti urbanistici generali o attuativi ovvero in base alle possibilità effettive di edificazione determinate secondo i criteri previsti agli effetti dell’indennità di espropriazione per pubblica utilità. Sono considerati, tuttavia, non fabbricabili i terreni posseduti e condotti dai soggetti indicati nel comma 1 dell’articolo 9, sui quali persiste l’utilizzazione agro-silvo-pastorale mediante l’esercizio di attività dirette alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, alla funghicoltura ed all’allevamento di animali. Il comune, su richiesta del contribuente, attesta se un’area sita nel proprio territorio è fabbricabile in base ai criteri stabiliti dalla presente lettera;

c) per terreno agricolo si intende il terreno adibito all’esercizio delle attività indicate nell’articolo 2135 del codice civile.

______________________
(1) Per le variazioni delle iscrizioni catastali, vedi l’art. 9, comma 9, d.l. 30 dicembre 1993, n. 557, conv. in l. 26 febbraio 1994, n. 133.

Articolo 3

Soggetti passivi.

1. Soggetti passivi dell’imposta sono il proprietario di immobili di cui al comma 2 dell’articolo 1, ovvero il titolare di diritto reale di usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie, sugli stessi, anche se non residenti nel territorio dello Stato o se non hanno ivi la sede legale o amministrativa o non vi esercitano l’attività.

2. Per gli immobili concessi in locazione finanziaria soggetto passivo è il locatario. In caso di fabbricati di cui all’articolo 5, comma 3, il locatario assume la qualità di soggetto passivo a decorrere dal primo gennaio dell’anno successivo a quello nel corso del quale è stato stipulato il contratto di locazione finanziaria. Nel caso di concessione su aree demaniali soggetto passivo è il concessionario.

Articolo 4

Soggetto attivo.

1. L’imposta è liquidata, accertata e riscossa da ciascun comune per gli immobili di cui al comma 2 dell’articolo 1 la cui superficie insiste, interamente o prevalentemente, sul territorio del comune stesso. L’imposta non si applica per gli immobili di cui il comune è proprietario ovvero titolare dei diritti indicati nell’articolo precedente quando la loro superficie insiste interamente o prevalentemente sul suo territorio.

2. In caso di variazioni delle circoscrizioni territoriali dei comuni, anche se dipendenti dalla istituzione di nuovi comuni, si considera soggetto attivo il comune nell’ambito del cui territorio risultano ubicati gli immobili al 1° gennaio dell’anno cui l’imposta si riferisce.

Articolo 5

Base imponibile.

1. Base imponibile dell’imposta è il valore degli immobili di cui al comma 2 dell’articolo 1 (1).

2. Per i fabbricati iscritti in catasto, il valore è costituito da quello che risulta applicando all’ammontare delle rendite risultanti in catasto, vigenti al 1° gennaio dell’anno di imposizione, i moltiplicatori determinati con i criteri e le modalità previsti dal primo periodo dell’ultimo comma dell’articolo 52 del testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131 (2).

3. Per i fabbricati classificabili nel gruppo catastale D, non iscritti in catasto, interamente posseduti da imprese e distintamente contabilizzati, fino all’anno nel quale i medesimi sono iscritti in catasto con attribuzione di rendita, il valore è determinato, alla data di inizio di ciascun anno solare ovvero, se successiva, alla data di acquisizione, secondo i criteri stabiliti nel penultimo periodo del comma 3, dell’articolo 7 del decreto-legge 11 luglio 1992, n. 333, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1992, n. 359, applicando i seguenti coefficienti: per l’anno 1999: 1,02; per l’anno 1998: 1,03; per l’anno 1997: 1,06; per l’anno 1996: 1,09; per l’anno 1995: 1,12; per l’anno 1994: 1,16; per l’anno 1993: 1,18; per l’anno 1992: 1,19; per l’anno 1991: 1,22; per l’anno 1990: 1,28; per l’anno 1989: 1,33; per l’anno 1988: 1,39; per l’anno 1987: 1,51; per l’anno 1986: 1,62; per l’anno 1985: 1,74; per l’anno 1984: 1,86; per l’anno 1983: 1,97; per l’anno 1982 e anni precedenti: 2,09. I coefficienti sono aggiornati con decreto del Ministro delle finanze da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale. In caso di locazione finanziaria il locatore o il locataria possono esperire la procedura di cui al regolamento adottato con decreto del Ministro delle finanze del 19 aprile 1994, n. 701, con conseguente determinazione del valore del fabbricato sulla base della rendita proposta, a decorrere dal primo gennaio dell’anno successivo a quello nel corso del quale tale rendita è stata annotata negli atti catastali ed estensione della procedura prevista nel terzo periodo del comma 1 dell’articolo 11; in mancanza di rendita proposta il valore è determinato sulla base delle scritture contabili del locatore, il quale è obbligato a fornire tempestivamente al locatario tutti i dati necessari per il calcolo.

4. Per i fabbricati, diversi da quelli indicati nel comma 3, non iscritti in catasto, nonché per i fabbricati per i quali sono intervenute variazioni permanenti, anche se dovute ad accorpamento di più unità immobiliari, che influiscono sull’ammontare della rendita catastale, il valore è determinato con riferimento alla rendita dei fabbricati similari già iscritti.

5. Per le aree fabbricabili, il valore è costituito da quello venale in comune commercio al 1° gennaio dell’anno di imposizione, avendo riguardo alla zona territoriale di ubicazione, all’indice di edificabilità, alla destinazione d’uso consentita, agli oneri per eventuali lavori di adattamento del terreno necessari per la costruzione, ai prezzi medi rilevati sul mercato dalla vendita di aree aventi analoghe caratteristiche.

6. In caso di utilizzazione edificatoria dell’area, di demolizione di fabbricato, di interventi di recupero a norma dell’articolo 31, comma 1, lettere c), d) ed e), della legge 5 agosto 1978, n. 457, la base imponibile è costituita dal valore dell’area, la quale è considerata fabbricabile anche in deroga a quanto stabilito nell’articolo 2, senza computare il valore del fabbricato in corso d’opera, fino alla data di ultimazione dei lavori di costruzione, ricostruzione o ristrutturazione ovvero, se antecedente, fino alla data in cui il fabbricato costruito, ricostruito o ristrutturato è comunque utilizzato.

7. Per i terreni agricoli, il valore è costituito da quello che risulta applicando all’ammontare del reddito dominicale risultante in catasto, vigente al 1° gennaio dell’anno di imposizione, un moltiplicatore pari a settantacinque.

__________________________
(1) Per gli immobili di interesse storico o artistico vedi l’art. 2, comma 5, d.l. 23 gennaio 1993, n. 16, conv. in l. 24 marzo 1993, n. 75.

Articolo 6

Determinazione delle aliquote e dell’imposta.

1. L’aliquota è stabilita dal comune, con deliberazione da adottare entro il 31 ottobre di ogni anno, con effetto per l’anno successivo. Se la delibera non è adottata entro tale termine, si applica l’aliquota del 4 per mille, ferma restando la disposizione di cui all’articolo 84 del decreto legislativo 25 febbraio 1995, n. 77, come modificato dal decreto legislativo 11 giugno 1996, n. 336.

2. L’aliquota deve essere deliberata in misura non inferiore al 4 per mille, né superiore al 7 per mille e può essere diversificata entro tale limite, con riferimento ai casi di immobili diversi dalle abitazioni, o posseduti in aggiunta all’abitazione principale, o di alloggi non locati; l’aliquota può essere agevolata in rapporto alle diverse tipologie degli enti senza scopi di lucro.

3. L’imposta è determinata applicando alla base imponibile l’aliquota vigente nel comune di cui all’articolo 4.

4. Restano ferme le disposizioni dell’articolo 4, comma 1, del decreto-legge 8 agosto 1996, n. 437, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 ottobre 1996, n. 556.

Articolo 7

Esenzioni.

1. Sono esenti dall’imposta:

a) gli immobili posseduti dallo Stato, dalle regioni, dalle province, nonché dai comuni, se diversi da quelli indicati nell’ultimo periodo del comma 1 dell’articolo 4, dalle comunità montane, dai consorzi fra detti enti, dalle unità sanitarie locali, dalle istituzioni sanitarie pubbliche autonome di cui all’articolo 41 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, dalle camere di commercio, industria, artigianato ed agricoltura, destinati esclusivamente ai compiti istituzionali;

b) i fabbricati classificati o classificabili nelle categorie catastali da E/1 a E/9;

c) i fabbricati con destinazione ad usi culturali di cui all’art. 5-bis, D.P.R. 29 settembre 1973, n. 601, e successive modificazioni;

d) i fabbricati destinati esclusivamente all’esercizio del culto, purché compatibile con le disposizioni degli articoli 8 e 19 della Costituzione, e le loro pertinenze;

e) i fabbricati di proprietà della Santa Sede indicati negli articoli 13, 14, 15 e 16 del Trattato lateranense, sottoscritto l’11 febbraio 1929 e reso esecutivo con legge 27 maggio 1929, n. 810;

f) i fabbricati appartenenti agli Stati esteri e alle organizzazioni internazionali per i quali è prevista l’esenzione dall’imposta locale sul reddito dei fabbricati in base ad accordi internazionali resi esecutivi in Italia;

g) i fabbricati che, dichiarati inagibili o inabitabili, sono stati recuperati al fine di essere destinati alle attività assistenziali di cui alla legge 5 febbraio 1992, n 104, limitatamente al periodo in cui sono adibiti direttamente allo svolgimento delle attività predette;

h) i terreni agricoli ricadenti in aree montane o di collina delimitate ai sensi dell’articolo 15 della legge 27 dicembre 1977, n. 984;

i) gli immobili utilizzati dai soggetti di cui all’art. 87, comma 1, lettera c), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, nonché delle attività di cui all’art. 16, lettera a), della L. 20 maggio 1985, n. 222.

2. L’esenzione spetta per il periodo dell’anno durante il quale sussistono le condizioni prescritte.

Articolo 8

Riduzioni e detrazioni dall’imposta.

1. L’imposta è ridotta del 50 per cento per i fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili e di fatto non utilizzati, limitatamente al periodo dell’anno durante il quale sussistono dette condizioni. L’inagibilità o inabitabilità è accertata dall’ufficio tecnico comunale con perizia a carico del proprietario, che allega idonea documentazione alla dichiarazione. In alternativa il contribuente ha facoltà di presentare dichiarazione sostitutiva ai sensi della legge 4 gennaio 1968, n. 15, rispetto a quanto previsto dal periodo precedente. L’aliquota può essere stabilita dai comuni nella misura del 4 per mille, per un periodo comunque non superiore a tre anni, relativamente ai fabbricati realizzati per la vendita e non venduti dalle imprese che hanno per oggetto esclusivo o prevalente dell’attività la costruzione e l’alienazione di immobili.

2. Dalla imposta dovuta per l’unità immobiliare adibita ad abitazione principale del soggetto passivo si detraggono, fino a concorrenza del suo ammontare, lire 200.000 rapportate al periodo dell’anno durante il quale si protrae tale destinazione; se l’unità immobiliare è adibita ad abitazione principale da più soggetti passivi, la detrazione spetta a ciascuno di essi proporzionalmente alla quota per la quale la destinazione medesima si verifica. Per abitazione principale si intende quella nella quale il contribuente, che la possiede a titolo di proprietà, usufrutto o altro diritto reale, e i suoi familiari dimorano abitualmente.

3. A decorrere dall’anno di imposta 1997, con la deliberazione di cui al comma 1 dell’articolo 6, l’imposta dovuta per l’unità immobiliare adibita ad abitazione principale del soggetto passivo può essere ridotta fino al 50 per cento; in alternativa, l’importo di lire 200.000, di cui al comma 2 del presente articolo, può essere elevato, fino a lire 500.000, nel rispetto dell’equilibrio di bilancio. La predetta facoltà può essere esercitata anche limitatamente alla categorie di soggetti in situazioni di particolare disagio economico-sociale, individuate con deliberazione del competente organo comunale (1).

4. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche alle unità immobiliari, appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa, adibite ad abitazione principale dei soci assegnatari, nonché agli alloggi regolarmente assegnati dagli Istituti autonomi per le case popolari.

_____________________
(1) Limitatamente all’unità immobiliare adibita ad abitazione principale del soggetto passivo, la detrazione di cui al presente comma può essere stabilita in misura superiore a Lire 500.000 e fino a concorrenza dell’imposta dovuta per la predetta unità (art. 58, comma 3, d.lg. 15 dicembre 1997, n. 446).

Articolo 9

Terreni condotti direttamente.

1. I terreni agricoli posseduti da coltivatori diretti o da imprenditori agricoli che esplicano la loro attività a titolo principale, purché dai medesimi condotti, sono soggetti all’imposta limitatamente alla parte di valore eccedente lire 50 milioni e con le seguenti riduzioni:

a) del 70 per cento dell’imposta gravante sulla parte di valore eccedente i predetti 50 milioni di lire e fino a 120 milioni di lire;

b) del 50 per cento di quella gravante sulla parte di valore eccedente 120 milioni di lire e fino a 200 milioni di lire;

c) del 25 per cento di quella gravante sulla parte di valore eccedente 200 milioni di lire e fino a 250 milioni di lire.

2. Agli effetti di cui al comma 1 si assume il valore complessivo dei terreni condotti dal soggetto passivo, anche se ubicati sul territorio di più comuni; l’importo della detrazione e quelli sui quali si applicano le riduzioni, indicati nel comma medesimo, sono ripartiti proporzionalmente ai valori dei singoli terreni e sono rapportati al periodo dell’anno durante il quale sussistono le condizioni prescritte ed alle quote di possesso. Resta fermo quanto disposto nel primo periodo del comma 1 dell’articolo 4.

Articolo 10

Versamenti e dichiarazioni.

1. L’imposta è dovuta dai soggetti indicati nell’articolo 3 per anni solari proporzionalmente alla quota ed ai mesi dell’anno nei quali si è protratto il possesso; a tal fine il mese durante il quale il possesso si è protratto per almeno quindici giorni è computato per intero. A ciascuno degli anni solari corrisponde una autonoma obbligazione tributaria.

2. I soggetti indicati nell’articolo 3 devono effettuare il versamento dell’imposta complessivamente dovuta al comune per l’anno in corso in due rate delle quali la prima, entro il 30 giugno, pari al 50 per cento dell’imposta dovuta calcolata sulla base dell’aliquota e delle detrazioni dei dodici mesi dell’anno precedente. La seconda rata deve essere versata dal 1° al 20 dicembre, a saldo dell’imposta dovuta per l’intero anno, con eventuale conguaglio sulla prima rata versata. Il versamento dell’imposta può essere effettuato anche tramite versamenti su conto corrente postale con bollettini conformi al modello indicato con circolare del Ministero delle finanze. Resta in ogni caso nella facoltà del contribuente provvedere al versamento dell’imposta complessivamente dovuta in unica soluzione annuale, da corrispondere entro il 30 giugno.

3. L’imposta dovuta ai sensi del comma 2 deve essere corrisposta mediante versamento diretto al concessionario della riscossione nella cui circoscrizione è compreso il comune di cui all’articolo 4 ovvero su apposito conto corrente postale intestato al predetto concessionario, con arrotondamento a mille lire per difetto se la frazione non è superiore a 500 lire o per eccesso se è superiore; al fine di agevolare il pagamento, il concessionario invia, per gli anni successivi al 1993, ai contribuenti moduli prestampati per il versamento. La commissione spettante al concessionario è a carico del comune impositore ed è stabilita nella misura dell’uno per cento delle somme riscosse, con un minimo di lire 3.500 ed un massimo di lire 100.000 per ogni versamento effettuato dal contribuente.

4. I soggetti passivi devono dichiarare gli immobili posseduti nel territorio dello Stato, con esclusione di quelli esenti dall’imposta ai sensi dell’articolo 7, su apposito modulo, entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi relativa all’anno in cui il possesso ha avuto inizio; tutti gli immobili il cui possesso è iniziato antecedentemente al 1° gennaio 1993 devono essere dichiarati entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi relativa all’anno 1992. La dichiarazione ha effetto anche per gli anni successivi sempreché non si verifichino modificazioni dei dati ed elementi dichiarati cui consegua un diverso ammontare dell’imposta dovuta; in tal caso il soggetto interessato è tenuto a denunciare nelle forme sopra indicate le modificazioni intervenute, entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi relativa all’anno in cui le modificazioni si sono verificate. Nel caso di più soggetti passivi tenuti al pagamento dell’imposta su un medesimo immobile può essere presentata dichiarazione congiunta; per gli immobili indicati nell’articolo 1117, n. 2) del codice civile oggetto di proprietà comune, cui è attribuita o attribuibile una autonoma rendita catastale, la dichiarazione deve essere presentata dall’amministratore del condominio per conto dei condomini.

5. Con decreti del Ministro delle finanze, sentita l’Associazione nazionale dei comuni italiani, sono approvati i modelli della dichiarazione, anche congiunta o relativa ai beni indicati nell’articolo 1117, n. 2) del codice civile, e sono determinati i dati e gli elementi che essa deve contenere, i documenti che devono essere eventualmente allegati e le modalità di presentazione, anche su supporti magnetici, nonché le procedure per la trasmissione ai comuni ed agli uffici dell’Amministrazione finanziaria degli elementi necessari per la liquidazione ed accertamento dell’imposta; per l’anno 1993 la dichiarazione deve essere inviata ai comuni tramite gli uffici dell’Amministrazione finanziaria. Con decreti del Ministro delle finanze, di concerto con i Ministri dell’interno, del tesoro e delle poste e delle telecomunicazioni, sentita l’Associazione nazionale dei comuni italiani, sono approvati i modelli per il versamento al concessionario e sono stabilite le modalità di registrazione, nonché di trasmissione dei dati di riscossione, distintamente per ogni contribuente, ai comuni e al sistema informativo del Ministero delle finanze. Al fine di consentire la formazione di anagrafi dei contribuenti, anche mediante l’incrocio con i dati relativi agli immobili assoggettati alla tassa smaltimento rifiuti, con decreto del Ministro delle finanze viene previsto l’obbligo per il Consorzio nazionale obbligatorio tra i concessionari di organizzare, d’intesa con la predetta associazione, i relativi servizi operativi per la realizzazione delle suddette anagrafi, prevedendosi un contributo pari allo 0,6 per mille del gettito dell’imposta a carico dei soggetti che provvedono alla riscossione; con decreto del Ministro delle finanze sono stabiliti i termini e le modalità di trasmissione da parte dei predetti soggetti dei dati relativi alla riscossione. I predetti decreti sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale.

6. Per gli immobili compresi nel fallimento o nella liquidazione coatta amministrativa l’imposta è dovuta per ciascun anno di possesso rientrante nel periodo di durata del procedimento ed è prelevata, nel complessivo ammontare, sul prezzo ricavato dalla vendita. Il versamento dell’imposta deve essere effettuato entro il termine di tre mesi dalla data in cui il prezzo è stato incassato; entro lo stesso termine deve essere presentata la dichiarazione.

Articolo 11

Liquidazione ed accertamento.

1. Il comune controlla le dichiarazioni e le denunce presentate ai sensi dell’articolo 10, verifica i versamenti eseguiti ai sensi del medesimo articolo e, sulla base dei dati ed elementi direttamente desumibili dalle dichiarazioni e dalle denunce stesse, nonché sulla base delle informazioni fornite dal sistema informativo del Ministero delle finanze in ordine all’ammontare delle rendite risultanti in catasto e dei redditi dominicali, provvede anche a correggere gli errori materiali e di calcolo e liquida l’imposta. Il comune emette avviso di liquidazione, con l’indicazione dei criteri adottati, dell’imposta o maggiore imposta dovuta e delle sanzioni ed interessi dovuti; l’avviso deve essere notificato con le modalità indicate nel comma 2 al contribuente entro il termine di decadenza del 31 dicembre del secondo anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione o la denuncia ovvero, per gli anni in cui queste non dovevano essere presentate, a quello nel corso del quale è stato o doveva essere eseguito il versamento dell’imposta. Se la dichiarazione è relativa ai fabbricati indicati nel comma 4 dell’articolo 5, il comune trasmette copia della dichiarazione all’ufficio tecnico erariale competente il quale, entro un anno, provvede alla attribuzione della rendita, dandone comunicazione al contribuente e al comune; entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui è avvenuta la comunicazione, il comune provvede, sulla base della rendita attribuita, alla liquidazione della maggiore imposta dovuta senza applicazione di sanzioni, maggiorata degli interessi nella misura indicata nel comma 5 dell’articolo 14, ovvero dispone il rimborso delle somme versate in eccedenza, maggiorate degli interessi computati nella predetta misura; se la rendita attribuita supera di oltre il 30 per cento quella dichiarata, la maggiore imposta dovuta è maggiorata del 20 per cento. (1) (2)

2. Il comune provvede alla rettifica delle dichiarazioni e delle denunce nel caso di infedeltà, incompletezza od inesattezza ovvero provvede all’accertamento d’ufficio nel caso di omessa presentazione. A tal fine emette avviso di accertamento motivato con la liquidazione dell’imposta o maggiore imposta dovuta e delle relative sanzioni ed interessi; l’avviso deve essere notificato, anche a mezzo posta mediante raccomandata con avviso di ricevimento, al contribuente, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione o la denuncia ovvero, per gli anni in cui queste non dovevano essere presentate, a quello nel corso del quale è stato o doveva essere eseguito il versamento dell’imposta. Nel caso di omessa presentazione, l’avviso di accertamento deve essere notificato entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione o la denuncia avrebbero dovuto essere presentate ovvero a quello nel corso del quale è stato o doveva essere eseguito il versamento dell’imposta.

2-bis. Gli avvisi di liquidazione e di accertamento devono essere motivati in relazione ai presupposti di fatto ed alle ragioni giuridiche che li hanno determinati. Se la motivazione fa riferimento ad un altro atto non conosciuto né ricevuto dal contribuente, questo deve essere allegato, all’atto che lo richiama, salvo che quest’ultimo non ne riproduca il contenuto essenziale.

3. Ai fini dell’esercizio dell’attività di liquidazione ed accertamento i comuni possono invitare i contribuenti, indicandone il motivo, a esibire o trasmettere atti e documenti; inviare ai contribuenti questionari relativi a dati e notizie di carattere specifico, con invito a restituirli compilati e firmati; richiedere dati, notizie ed elementi rilevanti nei confronti dei singoli contribuenti agli uffici pubblici competenti, con esenzione di spese e diritti.

4. Con delibera della giunta comunale è designato un funzionario cui sono conferiti le funzioni e i poteri per l’esercizio di ogni attività organizzativa e gestionale dell’imposta; il predetto funzionario sottoscrive anche le richieste, gli avvisi e i provvedimenti, appone il visto di esecutività sui ruoli e dispone i rimborsi.

5. Con decreti del Ministro delle finanze, sentita l’Associazione nazionale dei comuni italiani, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale, saranno stabiliti termini e modalità per l’interscambio tra comuni e sistema informativo del Ministero delle finanze di dati e notizie.

6. Il Ministero delle finanze effettua presso i comuni verifiche sulla gestione dell’imposta e sulla utilizzazione degli elementi forniti dal predetto sistema informativo.

______________________
(1) Il termine per l’attività di liquidazione a seguito di attribuzione di rendita da parte degli uffici del territorio competenti di cui al presente comma, è stato prorogato al 31 dicembre 2001, per le annualità di imposta 1994 e successive, dall’art. 16, l. 23 dicembre 2000, n. 388.
(2) Il termine di cui all’ultimo periodo del presente comma, è prorogato al 31 dicembre 2002 per le annualità d’imposta 1997 e successive (art. 27, comma 9, l. 28 dicembre 2001, n. 448).

Articolo 12

Riscossione coattiva.

1. Le somme liquidate dal comune per imposta, sanzioni ed interessi, se non versate, con le modalità indicate nel comma 3 dell’articolo 10, entro il termine di 90 giorni dalla notificazione dell’avviso di liquidazione o dell’avviso di accertamento, sono riscosse, salvo che sia stato emesso provvedimento di sospensione, coattivamente mediante ruolo secondo le disposizioni di cui al D.P.R. 28 gennaio 1988, n. 43, e successive modificazioni; il ruolo deve essere formato e reso esecutivo non oltre il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello in cui l’avviso di liquidazione o l’avviso di accertamento sono stati notificati al contribuente ovvero, in caso di sospensione della riscossione, non oltre il 31 dicembre dell’anno successivo a quello di scadenza del periodo di sospensione.

Articolo 13

Rimborsi.

1. Il contribuente può richiedere al comune al quale è stata versata l’imposta il rimborso delle somme versate e non dovute, entro il termine di tre anni dal giorno del pagamento ovvero da quello in cui è stato definitivamente accertato il diritto alla restituzione. Sulle somme dovute al contribuente spettano gli interessi nella misura indicata nel comma 5 dell’articolo 14.

2. Le somme liquidate dal comune ai sensi del comma 1 possono, su richiesta del contribuente da comunicare al comune medesimo entro 60 giorni dalla notificazione del provvedimento di rimborso, essere compensate con gli importi dovuti a titolo di imposta comunale sugli immobili.

Articolo 14

Sanzioni ed interessi.

1. Per l’omessa presentazione della dichiarazione o denuncia si applica la sanzione amministrativa dal cento al duecento per cento del tributo dovuto, con un minimo di lire centomila.

2. Se la dichiarazione o la denuncia sono infedeli si applica la sanzione amministrativa dal cinquanta al cento per cento della maggiore imposta dovuta.

3. Se l’omissione o l’errore attengono ad elementi non incidenti sull’ammontare dell’imposta, si applica la sanzione amministrativa da lire centomila a lire cinquecentomila. La stessa sanzione si applica per le violazioni concernenti la mancata esibizione o trasmissione di atti e documenti, ovvero per la mancata restituzione di questionari nei sessanta giorni dalla richiesta o per la loro mancata compilazione o compilazione incompleta o infedele.

4. Le sanzioni indicate nei commi 1 e 2 sono ridotte ad un quarto se, entro il termine per ricorrere alle commissioni tributarie, interviene adesione del contribuente con il pagamento del tributo, se dovuto, e della sanzione.

5. La contestazione della violazione non collegata all’ammontare del tributo deve avvenire, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è commessa la violazione.

6. Sulle somme dovute per imposta si applicano gli interessi moratori nella misura del sette per cento per ogni semestre compiuto.

Articolo 15

Contenzioso.

1. Contro l’avviso di liquidazione, l’avviso di accertamento, il provvedimento che irroga le sanzioni, il ruolo, il provvedimento che respinge l’istanza di rimborso può essere proposto ricorso secondo le disposizioni di cui al D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 636, e successive modificazioni, intendendosi sostituito all’ufficio tributario il comune nei cui confronti il ricorso è proposto.

Articolo 16

Indennità di espropriazione.

1. In caso di espropriazione di area fabbricabile l’indennità è ridotta ad un importo pari al valore indicato nell’ultima dichiarazione o denuncia presentata dall’espropriato ai fini dell’applicazione dell’imposta qualora il valore dichiarato risulti inferiore all’indennità di espropriazione determinata secondo i criteri stabiliti dalle disposizioni vigenti.

2. In caso di espropriazione per pubblica utilità, oltre all’indennità, è dovuta una eventuale maggiorazione pari alla differenza tra l’importo dell’imposta pagata dall’espropriato o dal suo dante causa per il medesimo bene negli ultimi cinque anni e quello risultante dal computo dell’imposta effettuato sulla base della indennità. La maggiorazione, unitamente agli interessi legali sulla stessa calcolati, è a carico dell’espropriante.

Articolo 17

Disposizioni finali.

1. L’imposta comunale sugli immobili non è deducibile agli effetti delle imposte erariali sui redditi.

2. (Omissis) (1).

3. (Omissis) (2).

4. Sono esclusi dall’imposta locale sui redditi i redditi di fabbricati a qualsiasi uso destinati, ivi compresi quelli strumentali od oggetto di locazione, i redditi dominicali delle aree fabbricabili e dei terreni agricoli, nonché i redditi agrari di cui all’articolo 29 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni.

5. Le disposizioni di cui ai commi 2, 3 e 4 hanno effetto per i redditi prodotti dal periodo di imposta in corso al 1° gennaio 1993 ovvero, per i soggetti all’imposta sul reddito delle persone giuridiche il cui periodo di imposta non coincide con l’anno solare, per quelli prodotti dal primo periodo di imposta successivo alla detta data (3).

6. Con effetto dal 1° gennaio 1993 è soppressa l’imposta comunale sull’incremento di valore degli immobili. Tuttavia l’imposta continua ad essere dovuta nel caso in cui il presupposto di applicazione di essa si è verificato anteriormente alla predetta data; con decreto del Ministro delle finanze sono stabilite le modalità di effettuazione dei rimborsi eventualmente spettanti.

7. L’imposta comunale sull’incremento di valore degli immobili continua ad essere dovuta, con le aliquote massime e l’integrale acquisizione del relativo gettito al bilancio dello Stato, anche nel caso in cui il presupposto di applicazione di essa si verifica dal 1° gennaio 1993 fino al 1° gennaio 2003 limitatamente all’incremento di valore maturato fino al 31 dicembre 1992. A tal fine:

a) il valore finale, da indicare nella dichiarazione, è assunto in misura pari a quello dell’immobile alla data del 31 dicembre 1992 ovvero, in caso di utilizzazione edificatoria dell’area con fabbricato in corso di costruzione o ricostruzione alla predetta data, a quello dell’area alla data di inizio dei lavori di costruzione o ricostruzione;

b) gli scaglioni per la determinazione delle aliquote sono formati con riferimento al periodo preso a base per il calcolo dell’incremento di valore imponibile;

c) le spese di acquisto, di costruzione ed incrementative sono computabili solo se riferibili al periodo di cui alla lettera b).

8. Ai fini dell’accertamento dell’imposta comunale sull’incremento di valore degli immobili dovuta ai sensi del comma 7 non si applica la disposizione dell’articolo 22, D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 643, e successive modificazioni.

__________________________
(1) Comma abrogato dall’art. 15, l. 24 dicembre 1993, n. 537.
(2) Comma abrogato dall’art. 2, l. 23 dicembre 2000, n. 388 a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso alla data del 31 dicembre 1999.
(3) La Corte costituzionale, con sentenza 31 luglio 2000, n. 403, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente comma, nella parte in cui, per coloro che sono soggetti all’imposta sul reddito delle persone giuridiche il cui periodo d’imposta non coincide con l’anno solare, non esclude la sovrapposizione dell’imposta locale sui redditi (ILOR) di fabbricati ed altri redditi contemplati nel comma 4.

Articolo 18

Disposizioni transitorie.

1. Per l’anno 1993 la delibera della Giunta comunale, con cui viene stabilita l’aliquota dell’imposta comunale sugli immobili ai sensi del comma 1 dell’articolo 6, deve essere adottata entro il 28 febbraio 1993. Il versamento a saldo dell’imposta dovuta per l’anno 1993 deve essere effettuato dal 1° al 15 dicembre di tale anno.

2. Entro il 30 aprile 1993 ciascun comune è tenuto a comunicare al concessionario di cui all’articolo 10, comma 3, la misura dell’aliquota dell’imposta comunale sugli immobili vigente sul proprio territorio per l’anno 1993, nonché la somma corrispondente alla media delle riscossioni nel triennio 1990/1992 per imposta comunale sull’incremento di valore degli immobili. Sulla base di detta comunicazione il concessionario procede alla rideterminazione, ove occorra, dell’importo delle riscossioni dell’imposta comunale sugli immobili calcolandolo sulla base dell’aliquota minima del 4 per mille e procede al versamento ad apposito capitolo dell’entrata statale dell’importo risultante dalla differenza tra l’ammontare delle riscossioni così rideterminate e l’ammontare corrispondente alla media delle riscossioni nel triennio 1990/1992 per imposta comunale sull’incremento di valore degli immobili, nonché al versamento a favore del comune del residuo importo delle riscossioni. Le predette operazioni sono effettuate sulla prima rata di cui al comma 2 dell’articolo 10 e sul saldo di cui al comma 1 del presente articolo, computando la perdita per INVIM per metà sulla detta prima rata e per l’altra metà sul saldo. Le somme rivenienti dalle ulteriori riscossioni, sempre relative all’imposta comunale sugli immobili dovuta per l’anno 1993 e calcolate sulla base dell’aliquota del 4 per mille, sono anch’esse versate dal concessionario all’entrata statale previa deduzione della quota parte della perdita per INVIM che non è stata detratta nelle precedenti operazioni. In assenza della comunicazione da parte del comune il concessionario procede al versamento all’entrata statale dell’intero ammontare delle somme riscosse a titolo di imposta comunale sugli immobili dovuta per l’anno 1993. La commissione spettante al concessionario ai sensi del comma 3 del predetto articolo 10 è a carico dell’ente a favore del quale le somme sono devolute. Al relativo onere per il bilancio dello Stato, valutato in lire 90 miliardi per il 1993, si provvede a carico del capitolo 3458 dello stato di previsione del Ministero delle finanze per l’anno finanziario medesimo.

3. Per l’imposta comunale sugli immobili dovuta per l’anno 1993, la liquidazione e la rettifica delle dichiarazioni, l’accertamento, l’irrogazione delle sanzioni e degli interessi, la riscossione delle somme conseguentemente dovute sono effettuati dagli uffici dell’Amministrazione finanziaria dello Stato a norma delle disposizioni vigenti in materia di accertamento, riscossione e sanzioni agli effetti delle imposte erariali sui redditi; per tale anno 1993 i predetti uffici provvedono altresì agli adempimenti previsti nel terzo periodo del comma 1 dell’articolo 11, relativi ai fabbricati di cui al comma 4 dell’articolo 5. Le somme riscosse per effetto di quanto disposto dal presente comma sono di spettanza dell’erario dello Stato e concorrono alla copertura degli oneri per il servizio del debito pubblico nonché alla realizzazione delle linee di politica economica e finanziaria in funzione degli impegni di riequilibrio del bilancio assunti in sede comunitaria; se per l’anno 1993 è stata stabilita dal comune un’aliquota superiore a quella minima del 4 per mille, le dette somme sono calcolate sulla base dell’aliquota minima e la parte eccedente è devoluta in favore del comune che ha stabilito un’aliquota superiore a quella minima. Con decreto del Ministro delle finanze, di concerto con il Ministro dell’interno, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale, sono determinate le modalità per l’acquisizione da parte degli uffici dell’Amministrazione finanziaria e del Ministero dell’interno dei dati ed elementi utili per l’esercizio di detta attività, anche ai fini della determinazione dei trasferimenti erariali per il 1994. Con lo stesso decreto sono, altresì, stabilite le modalità per l’effettuazione dei rimborsi spettanti ai contribuenti.

4. Con decreti del Ministro delle finanze, di concerto con i Ministri del tesoro e dell’interno, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale, sono stabiliti i termini e le modalità per l’attuazione delle disposizioni di cui ai commi 2 e 3, secondo periodo.

5. Per l’anno 1993, ai fini della determinazione della base imponibile ai sensi dell’articolo 5, comma 2, si applica un moltiplicatore pari a cento per le unità immobiliari classificate nei gruppi catastali A, B e C, con esclusione delle categorie A/10 e C/1, pari a cinquanta per quelle classificate nel gruppo D e nella categoria A/10 e pari a trentaquattro per quelle classificate nella categoria C/1; resta fermo quanto disposto dal terzo periodo del comma 1 dell’articolo 2 del decreto-legge 24 novembre 1992, n. 455.

6. Le disposizioni di cui ai commi da 2 a 4 del presente articolo non si applicano ai comuni compresi nei territori delle province autonome di Trento e Bolzano.

IL NUOVO CATASTO DEI FABBRICATI

DECRETO LEGGE 30 DICEMBRE 1993 N. 557

Art. 9 – Istituzione del catasto dei fabbricati

Testo in vigore dal 1° gennaio 2008

Testo risultante dopo le modifiche apportate dall’art. 1, comma 275, legge 24 dicembre 2007, n. 244

[1] Al fine di realizzare un inventario completo ed uniforme del patrimonio edilizio, il Ministero delle finanze provvede al censimento di tutti i fabbricati o porzioni di fabbricati rurali e alla loro iscrizione, mantenendo tale qualificazione, nel catasto edilizio urbano, che assumerà la denominazione di “catasto dei fabbricati”. [2]. L’amministrazione finanziaria provvede inoltre alla individuazione delle unità immobiliari di qualsiasi natura che non hanno formato oggetto di dichiarazione al catasto. Si provvede anche mediante ricognizione generale del territorio basata su informazioni derivanti da rilievi aerofotografici.

[2] Le modalità di produzione ed adeguamento della nuova cartografia a grande scala devono risultare conformi alle specifiche tecniche di base, stabilite con decreto del Ministro delle finanze [2], da emanare entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, ai sensi dell’ articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400. Con lo stesso decreto sono, altresì, determinati i modi e i termini di attuazione di ogni altra attività prevista dal presente articolo, salvo quanto stabilito dal comma 12.

[3] Ai fini del riconoscimento della ruralità degli immobili agli effetti fiscali, i fabbricati o porzioni di fabbricati destinati ad edilizia abitativa devono soddisfare le seguenti condizioni:

a) il fabbricato deve essere utilizzato quale abitazione:

1) dal soggetto titolare del diritto di proprietà o di altro diritto reale sul terreno per esigenze connesse all’attività agricola svolta;

2) dall’affittuario del terreno stesso o dal soggetto che con altro titolo idoneo conduce il terreno a cui l’immobile è asservito;

3) dai familiari conviventi a carico dei soggetti di cui ai numeri 1) e 2) risultanti dalle certificazioni anagrafiche; da coadiuvanti iscritti come tali a fini previdenziali;

4) da soggetti titolari di trattamenti pensionistici corrisposti a seguito di attività svolta in agricoltura;

5) da uno dei soci o amministratori delle società agricole di cui all’ articolo 2 del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 99, aventi la qualifica di imprenditore agricolo professionale (lettera così sostituita [3] dall’art. 42-bis, comma 1, lettera a), D.L. 1° ottobre 2007, n. 159, modificato in sede di conversione).;

a-bis) i soggetti di cui ai numeri 1), 2) e 5) della lettera a) del presente comma devono rivestire la qualifica di imprenditore agricolo ed essere iscritti nel registro delle imprese di cui all’ articolo 8 della legge 29 dicembre 1993, n. 580 (lettera aggiunta [3] dall’art. 42-bis, comma 1, lettera a), D.L. 1° ottobre 2007, n. 159, modificato in sede di conversione).

b) (lettera abrogata [3] dall’art. 42-bis, comma 1, lettera b), D.L. 1° ottobre 2007, n. 159, modificato in sede di conversione).;

c) il terreno cui il fabbricato è asservito deve avere superficie non inferiore a 10.000 metri quadrati ed essere censito al catasto terreni con attribuzione di reddito agrario. Qualora sul terreno siano praticate colture specializzate in serra o la funghicoltura o altra coltura intensiva, ovvero il terreno è ubicato in comune considerato montano ai sensi dell’articolo 1, comma 3, della legge 31 gennaio 1994, n. 97, il suddetto limite viene ridotto a 3.000 metri quadrati;

d) il volume di affari derivante da attività agricole del soggetto che conduce il fondo deve risultare superiore alla metà del suo reddito complessivo, determinato senza far confluire in esso i trattamenti pensionistici corrisposti a seguito di attività svolta in agricoltura. Se il terreno è ubicato in comune considerato montano ai sensi della citata legge n. 97 del 1994, il volume di affari derivante da attività agricole del soggetto che conduce il fondo deve risultare superiore ad un quarto del suo reddito complessivo, determinato secondo la disposizione del periodo precedente. Il volume d’affari dei soggetti che non presentano la dichiarazione ai fini dell’IVA si presume pari al limite massimo previsto per l’esonero dall’ articolo 34 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 ;

e) i fabbricati ad uso abitativo, che hanno le caratteristiche delle unità immobiliari urbane appartenenti alle categorie A/1 [4] ed A/8 [5], ovvero le caratteristiche di lusso previste dal decreto del Ministro dei lavori pubblici 2 agosto 1969, adottato in attuazione dell’ articolo 13 della legge 2 luglio 1949, n. 408, e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 218 del 27 agosto 1969, non possono comunque essere riconosciuti rurali (comma così sostituito [6] dall’art. 2, D.P.R. 23 marzo 1998, n. 139).

[3-bis] Ai fini fiscali deve riconoscersi carattere di ruralità alle costruzioni strumentali necessarie allo svolgimento dell’attività agricola di cui all’ articolo 2135 del codice civile e in particolare destinate:

a) alla protezione delle piante;

b) alla conservazione dei prodotti agricoli;

c) alla custodia delle macchine agricole, degli attrezzi e delle scorte occorrenti per la coltivazione e l’allevamento;

d) all’allevamento e al ricovero degli animali;

e) all’agriturismo, in conformità a quanto previsto dalla legge 20 febbraio 2006, n. 96 (lettera così sostituita [7] dall’art. 1, comma 275, legge 24 dicembre 2007, n. 244);

f) ad abitazione dei dipendenti esercenti attività agricole nell’azienda a tempo indeterminato o a tempo determinato per un numero annuo di giornate lavorative superiore a cento, assunti in conformità alla normativa vigente in materia di collocamento;

g) alle persone addette all’attività di alpeggio in zona di montagna;

h) ad uso di ufficio dell’azienda agricola;

i) alla manipolazione, trasformazione, conservazione, valorizzazione o commercializzazione dei prodotti agricoli, anche se effettuate da cooperative e loro consorzi di cui all’ articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228;

l) all’esercizio dell’attività agricola in maso chiuso. (comma così sostituito [3] dall’art. 42-bis, comma 1, lettera c), D.L. 1° ottobre 2007, n. 159, modificato in sede di conversione).

[3-ter] Le porzioni di immobili di cui al comma 3-bis, destinate ad abitazione, sono censite in catasto, autonomamente, in una delle categorie del gruppo A. (comma aggiunto [3] dall’art. 42-bis, comma 1, lettera c), D.L. 1° ottobre 2007, n. 159, modificato in sede di conversione).

[4] Fermi restando i requisiti previsti dal comma 3, si considera rurale anche il fabbricato che non insiste sui terreni cui l’immobile è asservito, purché entrambi risultino ubicati nello stesso comune o in comuni confinanti (comma così modificato, in sede di conversione, dalla legge 26 febbraio 1994, n. 133).

[5] Nel caso in cui l’unità immobiliare sia utilizzata congiuntamente da più proprietari o titolari di altri diritti reali, da più affittuari, ovvero da più soggetti che conducono il fondo sulla base di un titolo idoneo, i requisiti devono sussistere in capo ad almeno uno di tali soggetti. Qualora sul terreno sul quale è svolta l’attività agricola insistano più unità immobiliari ad uso abitativo, i requisiti di ruralità devono essere soddisfatti distintamente. Nel caso di utilizzo di più unità ad uso abitativo, da parte di componenti lo stesso nucleo familiare, il riconoscimento di ruralità dei medesimi è subordinato, oltre che all’esistenza dei requisiti indicati nel comma 3, anche al limite massimo di cinque vani catastali o, comunque, di 80 metri quadrati per un abitante e di un vano catastale, o, comunque, di 20 metri quadrati per ogni altro abitante oltre il primo. La consistenza catastale è definita in base ai criteri vigenti per il catasto dei fabbricati.

[6] Non si considerano produttive di reddito di fabbricati le costruzioni non utilizzate, purché risultino soddisfatte le condizioni previste dal comma 3, lettere a), c), d) ed e). Lo stato di non utilizzo deve essere comprovato da apposita autocertificazione con firma autenticata, attestante l’assenza di allacciamento alle reti dei servizi pubblici dell’energia elettrica, dell’acqua e del gas.

[7] I contratti di cui alla lettera b) del comma 3, già in atto alla data di entrata in vigore del presente decreto, sono registrati entro il 30 aprile 1994. Tale registrazione è esente dall’imposta di registro.

[8] Il termine di cui all’ articolo 1, comma 5, primo periodo, del decreto-legge 27 aprile 1990, n. 90 [8], convertito, con modificazioni, dalla legge 26 giugno 1990, n. 165, come modificato dall’ articolo 70, comma 4, della legge 30 dicembre 1991, n. 413, e il termine di cui all’ articolo 52, secondo comma, della legge 28 febbraio 1985, n. 47, e successive modificazioni, sono prorogati al 31 dicembre 1995 [9]. Le stesse disposizioni ed il predetto termine si applicano anche ai fabbricati destinati ad uso diverso da quello abitativo, che non presentano i requisiti di ruralità di cui al comma 3.

[9] Per le variazioni nell’iscrizione catastale dei fabbricati già rurali, che non presentano più i requisiti di ruralità, di cui ai commi 3, 4, 5 e 6 [10], non si fa luogo alla riscossione del contributo di cui all’articolo 11 della legge 28 gennaio 1977, n. 10 [11], né al recupero di eventuali tributi attinenti al fabbricato ovvero al reddito da esso prodotto per i periodi di imposta anteriori al 1° gennaio 1993 per le imposte dirette, e al 1° gennaio 1994 per le altre imposte e tasse e per l’imposta comunale sugli immobili, purché detti immobili siano stati oggetto, ricorrendone i presupposti, di istanza di sanatoria edilizia, quali fabbricati rurali, ai sensi e nei termini previsti dalla legge 28 febbraio 1985, n. 47, e vengano dichiarati al catasto entro il 31 dicembre 1995 [9-12-13], con le modalità previste dalle norme di attuazione dell’articolo 2, commi 1-quinquies ed 1-septies, del decreto-legge 23 gennaio 1993, n. 16 [14], convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 1993, n. 75 [15].

[10] (Comma abrogato [16] dall’ art. 26, comma 2, legge 18 febbraio 1999, n. 28).

[11] Per l’espletamento e la semplificazione delle operazioni di revisione generale di classamento previste dall’articolo 2, del decreto-legge 23 gennaio 1993, n. 16 , convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 1993, n. 75, si possono applicare le modalità previste dal comma 22 [10] dell’articolo 4 del decreto-legge 19 dicembre 1984, n. 853, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 febbraio 1985, n. 17. Le revisioni del classamento delle unità immobiliari urbane, previste dal citato comma, vengono effettuate anche per porzioni del territorio comunale. A decorrere dal 1° gennaio 1997 le tariffe d’estimo delle unità immobiliari urbane a destinazione ordinaria sono determinate con riferimento al “metro quadrato” di superficie catastale. La suddetta superficie è definita con il decreto del Ministro delle finanze previsto dall’articolo 2, comma 1, del decreto-legge 23 gennaio 1993, n. 16, convertito con modificazioni, dalla legge 24 marzo 1993, n. 75 [17].

[12] Al fine di consentire il decentramento dei servizi catastali ed ipotecari, la completa automazione delle procedure di aggiornamento degli archivi catastali e delle conservatorie dei registri immobiliari, nonché la verifica ed il controllo dei dati acquisiti, è istituito un sistema di collegamento con interscambio informativo tra l’amministrazione finanziaria, i comuni e gli esercenti la professione notarile. Con apposito regolamento governativo, da emanarsi ai sensi dell’ articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro 180 giorni, sentiti l’Associazione nazionale dei comuni italiani ed il Consiglio nazionale del notariato, sono stabilite le modalità di attuazione, accesso ed adeguamento delle banche dati degli uffici del Ministero delle finanze da parte dei soggetti sopra indicati. Il regolamento deve prevedere che, a far tempo da tale attivazione, da fissare con apposito decreto del Ministro delle finanze, il conservatore può rifiutare, ai sensi dell’articolo 2674 del codice civile, di ricevere note e titoli e di eseguire la trascrizione di atti tra vivi contenenti dati identificativi degli immobili oggetto di trasferimento o di costituzione di diritti reali, non conformi a quelli acquisiti al sistema alla data di redazione degli atti stessi, ovvero, nel caso di non aggiornamento dei dati catastali, di atti non conformi alle disposizioni contenute nelle norme di attuazione dell’articolo 2, commi 1-quinquies e 1-septies del decreto-legge 23 gennaio 1993, n. 16 [14], convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 1993, n. 75. Con il predetto regolamento vengono stabiliti, altresì, nuovi criteri per la definizione delle modalità, dei costi e dell’efficacia probatoria delle copie di atti rilasciati dalle conservatorie dei registri immobiliari e dal catasto con apparecchiature elettroniche.

[13] Nel regolamento deve, altresì, essere previsto che, a far tempo dall’attivazione del sistema di collegamento di cui al comma 12, i comuni forniscono all’amministrazione finanziaria i dati relativi all’assetto, alla utilizzazione e alla modificazione del territorio, utili all’adeguamento del sistema catastale e della pubblicità immobiliare e possono fornire direttamente agli interessati i servizi di consultazione e certificazione delle informazioni acquisite al sistema. In tal caso la misura dei diritti e delle tasse ipotecarie vigenti per la consultazione è aumentata del 20 per cento e al comune spetta una quota pari ad un terzo dell’importo complessivo dovuto. Qualora si renda necessario richiedere che negli atti soggetti a trascrizione od iscrizione vengano dichiarati dati ulteriori relativi agli immobili, nonché alla loro conformità con le rappresentazioni grafiche in catasto, le relative modalità e tempi sono stabiliti con appositi regolamenti governativi, nei quali è prevista per i privati anche la facoltà di fornire tali dati mediante autocertificazione, ai sensi della legge 4 gennaio 1968, n. 15.

[14] Una quota pari ad un terzo dei maggiori introiti dell’ imposta comunale sugli immobili dovuta per l’anno 1994, derivanti dai versamenti effettuati ai sensi delle disposizioni del presente articolo, è destinata ad integrare i fondi per i progetti innovativi di cui all’ articolo 5, comma 2, del decreto legislativo 12-2-1993, n. 39. Tale integrazione ha per fine l’ attuazione di sistemi informatici comunali per gli scopi indicati nel primo periodo del comma 13 [10]. Alle predette attività provvede il centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione [18], d’intesa con l’ Associazione nazionale comuni italiani. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro delle finanze, vengono definite le modalità di istituzione e gestione del servizio. Con decreto del Ministro delle finanze [19] vengono stabilite le modalità di individuazione, riparto e versamento della quota di gettito sopra indicata da parte dei concessionari della riscossione.

IL FISCO DI PROVINCE E COMUNI

DECRETO LEGISLATIVO 15 DICEMBRE 1997 N. 446 “Istituzione dell’imposta regionale sulle attività produttive, revisione degli scaglioni, delle aliquote e delle detrazioni dell’Irpef e istituzione di una addizionale regionale a tale imposta, nonché riordino della disciplina dei tributi locali”

Art. 52 – Potestà regolamentare generale delle province e dei comuni

Testo in vigore dal 1° gennaio 2008

Testo risultante dopo le modifiche apportate dall’art. 1, comma 224, legge 24 dicembre 2007, n. 244

[1] Le province ed i comuni possono disciplinare con regolamento le proprie entrate, anche tributarie, salvo per quanto attiene alla individuazione e definizione delle fattispecie imponibili, dei soggetti passivi e della aliquota massima dei singoli tributi, nel rispetto delle esigenze di semplificazione degli adempimenti dei contribuenti. Per quanto non regolamentato si applicano le disposizioni di legge vigenti.

[2] I regolamenti sono approvati con deliberazione del comune e della provincia non oltre il termine di approvazione del bilancio di previsione e non hanno effetto prima del 1° gennaio dell’anno successivo. I regolamenti sulle entrate tributarie sono comunicati, unitamente alla relativa delibera comunale o provinciale al Ministero delle finanze, entro trenta giorni dalla data in cui sono divenuti esecutivi e sono resi pubblici mediante avviso nella Gazzetta Ufficiale. Con decreto dei Ministeri delle finanze e della giustizia è definito il modello al quale i comuni devono attenersi per la trasmissione, anche in via telematica, dei dati occorrenti alla pubblicazione, per estratto, nella Gazzetta Ufficiale dei regolamenti sulle entrate tributarie, nonché di ogni altra deliberazione concernente le variazioni delle aliquote e delle tariffe di tributi [1-2].

[3] Nelle province autonome di Trento e Bolzano, i regolamenti sono adottati in conformità alle disposizioni dello statuto e delle relative norme di attuazione.

[4] Il Ministero delle finanze può impugnare i regolamenti sulle entrate tributarie [3-2] per vizi di legittimità avanti gli organi di giustizia amministrativa.

[5] I regolamenti, per quanto attiene all’accertamento e alla riscossione dei tributi e delle altre entrate, sono informati ai seguenti criteri [4]:

a) l’accertamento dei tributi può essere effettuato dall’ente locale anche nelle forme associate previste negli articoli 24 , 25, 26 e 28 della legge 8 giugno 1990, n. 142;

b) qualora sia deliberato di affidare a terzi, anche disgiuntamente, l’accertamento e la riscossione dei tributi e di tutte le entrate, le relative attività sono affidate, nel rispetto della normativa dell’Unione europea e delle procedure vigenti in materia di affidamento della gestione dei servizi pubblici locali, a:

1) i soggetti iscritti nell’albo di cui all’articolo 53, comma 1;

2) gli operatori degli Stati membri stabiliti in un Paese dell’Unione europea che esercitano le menzionate attività, i quali devono presentare una certificazione rilasciata dalla competente autorità del loro Stato di stabilimento dalla quale deve risultare la sussistenza di requisiti equivalenti a quelli previsti dalla normativa italiana di settore;

3) la società a capitale interamente pubblico, di cui all’articolo 113, comma 5, lettera c), del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni, mediante convenzione, a condizione: che l’ente titolare del capitale sociale eserciti sulla società un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi; che la società realizzi la parte più importante della propria attività con l’ente che la controlla; che svolga la propria attività solo nell’ambito territoriale di pertinenza dell’ente che la controlla;

4) le società di cui all’articolo 113, comma 5, lettera b), del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000, iscritte nell’albo di cui all’articolo 53, comma 1 , del presente decreto, i cui soci privati siano scelti, nel rispetto della disciplina e dei principi comunitari, tra i soggetti di cui ai numeri 1) e 2) della presente lettera, a condizione che l’affidamento dei servizi di accertamento e di riscossione dei tributi e delle entrate avvenga sulla base di procedure ad evidenza pubblica (lettera così sostituita [5] dall’art. 1, comma 224, lettera a), legge 24 dicembre 2007, n. 244);

c) l’affidamento di cui alla precedente lettera b) non deve comportare oneri aggiuntivi per il contribuente;

d) il visto di esecutività sui ruoli per la riscossione dei tributi e delle altre entrate è apposto, in ogni caso, dal funzionario designato quale responsabile della relativa gestione.

[6] (Comma abrogato [5] dall’art. 1, comma 224, lettera b), legge 24 dicembre 2007, n. 244).

[7] (Comma abrogato [6] dall’art. 10, comma 5, lettera a), legge 28 dicembre 2001, n. 448).

IL FEDERALISMO MUNICIPALE

Decreto legislativo 14-03-2011, n. 23

Disposizioni in materia di federalismo Fiscale Municipale

Art. 8 – Imposta municipale propria

Testo in vigore dal 1° gennaio 2012

Testo risultante dopo le modifiche apportate dall’art. 13, comma 14, lettera c), D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, modificato in sede di conversione

1. L’imposta municipale propria è istituita, a decorrere dall’anno 2014 [1], e sostituisce, per la componente immobiliare, l’imposta sul reddito delle persone fisiche e le relative addizionali dovute in relazione ai redditi fondiari relativi ai beni non locati, e l’imposta comunale sugli immobili.

2. L’imposta municipale propria ha per presupposto il possesso di immobili diversi dall’abitazione principale.

3. L’imposta municipale propria non si applica al possesso dell’abitazione principale ed alle pertinenze della stessa. Si intende per effettiva abitazione principale l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore dimora abitualmente e risiede anagraficamente. L’esclusione si applica alle pertinenze classificate nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7, nella misura massima di un’unità pertinenziale per ciascuna delle categorie catastali indicate, anche se iscritte in catasto unitamente all’unità ad uso abitativo. L’esclusione non si applica alle unità immobiliari classificate nelle categorie catastali A1, A8 e A9.

4. L’imposta municipale propria ha per base imponibile il valore dell’immobile determinato ai sensi dell’articolo 5 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504.

5. Nel caso di possesso di immobili non costituenti abitazione principale ai sensi del comma 3, l’imposta è dovuta annualmente in ragione di un’aliquota dello 0,76 per cento. La predetta aliquota può essere modificata con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, da emanare su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, d’intesa con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, nel rispetto dei saldi di finanza pubblica, tenendo conto delle analisi effettuate dalla Commissione tecnica paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale ovvero, ove istituita, dalla Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica. I comuni possono, con deliberazione del consiglio comunale adottata entro il termine per la deliberazione del bilancio di previsione, modificare, in aumento o in diminuzione, sino a 0,3 punti percentuali, l’aliquota fissata dal primo periodo del presente comma, ovvero sino a 0,2 punti percentuali l’aliquota determinata ai sensi del comma 6. (comma così modificato [2] dall’art. 13, comma 14, lettera c), D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, modificato in sede di conversione) [3] .

6. Nel caso in cui l’immobile sia locato, l’aliquota di cui al comma 5, primo periodo, è ridotta alla metà.

7. I comuni possono, con deliberazione del consiglio comunale, adottata entro il termine per la deliberazione del bilancio di previsione, prevedere che l’aliquota di cui al comma 5, primo periodo, sia ridotta fino alla metà anche nel caso in cui abbia ad oggetto immobili non produttivi di reddito fondiario ai sensi dell’articolo 43 del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986, ovvero nel caso in cui abbia ad oggetto immobili posseduti dai soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle società. Nell’ambito della facoltà prevista dal presente comma, i comuni possono stabilire che l’aliquota ridotta si applichi limitatamente a determinate categorie di immobili.

Art. 9 – Applicazione dell’imposta municipale propria

Testo in vigore dal 1° gennaio 2012

Testo risultante dopo le modifiche apportate dall’art. 13, comma 14, lettera c), D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, modificato in sede di conversione

1. Soggetti passivi dell’imposta municipale propria sono il proprietario di immobili, inclusi i terreni e le aree edificabili, a qualsiasi uso destinati, ivi compresi quelli strumentali o alla cui produzione o scambio è diretta l’attività dell’impresa, ovvero il titolare di diritto reale di usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie sugli stessi. Nel caso di concessione di aree demaniali, soggetto passivo è il concessionario. Per gli immobili, anche da costruire o in corso di costruzione, concessi in locazione finanziaria, soggetto passivo è il locatario a decorrere dalla data della stipula e per tutta la durata del contratto.

2. L’imposta è dovuta per anni solari proporzionalmente alla quota ed ai mesi dell’anno nei quali si è protratto il possesso; a tal fine il mese durante il quale il possesso si è protratto per almeno quindici giorni è computato per intero. A ciascuno degli anni solari corrisponde un’autonoma obbligazione tributaria.

3. I soggetti passivi effettuano il versamento dell’imposta dovuta al comune per l’anno in corso in due rate di pari importo, scadenti la prima il 16 giugno e la seconda il 16 dicembre. Resta in ogni caso nella facoltà del contribuente provvedere al versamento dell’imposta complessivamente dovuta in unica soluzione annuale, da corrispondere entro il 16 giugno.

4. (Comma abrogato [1] dall’art. 13, comma 14, lettera c), D.L. 6 dicembre 2011, n. 201) [2].

5. Con regolamento adottato ai sensi dell’articolo 52 del citato decreto legislativo n. 446 del 1997, i comuni possono introdurre l’istituto dell’accertamento con adesione del contribuente, sulla base dei criteri stabiliti dal citato decreto legislativo n. 218 del 1997, e gli altri strumenti di deflazione del contenzioso, sulla base dei criteri stabiliti dal citato decreto legislativo n. 218 del 1997, prevedendo anche che il pagamento delle somme dovute possa essere effettuato in forma rateale, senza maggiorazione di interessi.

6. Con uno o più decreti del Ministro dell’economia e delle finanze, sentita l’Associazione Nazionale Comuni Italiani sono approvati i modelli della dichiarazione, i modelli per il versamento, nonché di trasmissione dei dati di riscossione, distintamente per ogni contribuente, ai comuni e al sistema informativo della fiscalità.

7. Per l’accertamento, la riscossione coattiva, i rimborsi, le sanzioni, gli interessi ed il contenzioso si applicano gli articoli 10, comma 6, 11, commi 3, 4 e 5, 12, 14 e 15 del citato decreto legislativo n. 504 del 1992 e l’articolo 1, commi da 161 a 170, della citata legge n. 296 del 2006. [3].

8. Sono esenti dall’imposta municipale propria gli immobili posseduti dallo Stato, nonché gli immobili posseduti, nel proprio territorio, dalle regioni, dalle province, dai comuni, dalle comunità montane, dai consorzi fra detti enti, ove non soppressi, dagli enti del servizio sanitario nazionale, destinati esclusivamente ai compiti istituzionali. Si applicano, inoltre, le esenzioni previste dall’articolo 7, comma 1, lettere b), c), d), e), f), h), ed i) del citato decreto legislativo n. 504 del 1992.

9. Il reddito agrario di cui all’articolo 32 del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986, i redditi fondiari diversi da quelli cui si applica la cedolare secca di cui all’articolo 3, i redditi derivanti dagli immobili non produttivi di reddito fondiario ai sensi dell’articolo 43 del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986, e dagli immobili posseduti dai soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle società, continuano ad essere assoggettati alle ordinarie imposte erariali sui redditi.

LA LEGGE SULL’IMU

Decreto Legge, testo coordinato 06.12.2011 n° 201, G.U. 27.12.2011

Pubblichiamo il testo c.d. ”manovra salva Italia”, varata con Decreto Legge 6 dicembre 2011, n. 201 (coordinato con la Legge di conversione 22 dicembre 2011, n. 214) recante ”Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici”

Art. 13. Anticipazione sperimentale dell’imposta municipale propria

1. L’istituzione dell’imposta municipale propria e’ anticipata, in via sperimentale, a decorrere dall’anno 2012, ed è applicata in tutti i comuni del territorio nazionale fino al 2014 in base agli articoli 8 e 9 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, in quanto compatibili, ed alle disposizioni che seguono. Conseguentemente l’applicazione a regime dell’imposta municipale propria è fissata al 2015.

2. L’imposta municipale propria ha per presupposto il possesso di immobili di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, ivi comprese l’abitazione principale e le pertinenze della stessa. Per abitazione principale si intende l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore dimora abitualmente e risiede anagraficamente. Per pertinenze dell’abitazione principale si intendono esclusivamente quelle classificate nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7, nella misura massima di un’unità pertinenziale per ciascuna delle categorie catastali indicate, anche se iscritte in catasto unitamente all’unita’ ad uso abitativo.

3. La base imponibile dell’imposta municipale propria è costituita dal valore dell’immobile determinato ai sensi dell’articolo 5, commi 1, 3, 5 e 6 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, e dei commi 4 e 5 del presente articolo.

4. Per i fabbricati iscritti in catasto, il valore è costituito da quello ottenuto applicando all’ammontare delle rendite risultanti in catasto, vigenti al 1° gennaio dell’anno di imposizione, rivalutate del 5 per cento ai sensi dell’articolo 3, comma 48, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, i seguenti moltiplicatori: a. 160 per i fabbricati classificati nel gruppo catastale A e nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7, con esclusione della categoria catastale A/10; b. 140 per i fabbricati classificati nel gruppo catastale B e nelle categorie catastali C/3, C/4 e C/5; b-bis. 80 per i fabbricati classificati nella categoria catastale D/5; c. 80 per i fabbricati classificati nella categoria catastale A/10; d. 60 per i fabbricati classificati nel gruppo catastale D, ad eccezione dei fabbricati classificati nella categoria catastale D/5; tale moltiplicatore è elevato a 65 a decorrere dal 1° gennaio 2013; e. 55 per i fabbricati classificati nella categoria catastale C/1.

5. Per i terreni agricoli, il valore è costituito da quello ottenuto applicando all’ammontare del reddito dominicale risultante in catasto, vigente al 1° gennaio dell’anno di imposizione, rivalutato del 25 per cento ai sensi dell’articolo 3, comma 51, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, un moltiplicatore pari a 130. Per i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola il moltiplicatore è pari a 110.

6. L’aliquota di base dell’imposta è pari allo 0,76 per cento. I comuni con deliberazione del consiglio comunale, adottata ai sensi dell’articolo 52 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, possono modificare, in aumento o in diminuzione, l’aliquota di base sino a 0,3 punti percentuali.

7. L’aliquota è ridotta allo 0,4 per cento per l’abitazione principale e per le relative pertinenze. I comuni possono modificare, in aumento o in diminuzione, la suddetta aliquota sino a 0,2 punti percentuali.

8. L’aliquota è ridotta allo 0,2 per cento per i fabbricati rurali ad uso strumentale di cui all’articolo 9, comma 3-bis, del decreto-legge 30 dicembre 1993, n. 557, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 1994, n. 133. I comuni possono ridurre la suddetta aliquota fino allo 0,1 per cento.

9. I comuni possono ridurre l’aliquota di base fino allo 0,4 per cento nel caso di immobili non produttivi di reddito fondiario ai sensi dell’articolo 43 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986, ovvero nel caso di immobili posseduti dai soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle società, ovvero nel caso di immobili locati.

10. Dall’imposta dovuta per l’unità immobiliare adibita ad abitazione principale del soggetto passivo e per le relative pertinenze, si detraggono, fino a concorrenza del suo ammontare, euro 200 rapportati al periodo dell’anno durante il quale si protrae tale destinazione; se l’unità immobiliare è adibita ad abitazione principale da più soggetti passivi, la detrazione spetta a ciascuno di essi proporzionalmente alla quota per la quale la destinazione medesima si verifica. Per gli anni 2012 e 2013 la detrazione prevista dal primo periodo è maggiorata di 50 euro per ciascun figlio di età non superiore a ventisei anni, purché dimorante abitualmente e residente anagraficamente nell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale. L’importo complessivo della maggiorazione, al netto della detrazione di base, non può superare l’importo massimo di euro 400. I comuni possono disporre l’elevazione dell’importo della detrazione, fino a concorrenza dell’imposta dovuta, nel rispetto dell’equilibrio di bilancio. In tal caso il comune che ha adottato detta deliberazione non può stabilire un’aliquota superiore a quella ordinaria per le unità immobiliari tenute a disposizione. La suddetta detrazione si applica alle unità immobiliari di cui all’articolo 8, comma 4, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504. L’aliquota ridotta per l’abitazione principale e per le relative pertinenze e la detrazione si applicano anche alle fattispecie di cui all’articolo 6, comma 3-bis, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504 e i comuni possono prevedere che queste si applichino anche ai soggetti di cui all’articolo 3, comma 56, della legge 23 dicembre 1996, n. 662.

11. E’ riservata allo Stato la quota di imposta pari alla metà dell’importo calcolato applicando alla base imponibile di tutti gli immobili, ad eccezione dell’abitazione principale e delle relative pertinenze di cui al comma 7, nonché dei fabbricati rurali ad uso strumentale di cui al comma 8, l’aliquota di base di cui al comma 6, primo periodo. La quota di imposta risultante è versata allo Stato contestualmente all’imposta municipale propria. Le detrazioni previste dal presente articolo, nonché le detrazioni e le riduzioni di aliquota deliberate dai comuni non si applicano alla quota di imposta riservata allo Stato di cui al periodo precedente. Per l’accertamento, la riscossione, i rimborsi, le sanzioni, gli interessi ed il contenzioso si applicano le disposizioni vigenti in materia di imposta municipale propria. Le attività di accertamento e riscossione dell’imposta erariale sono svolte dal comune al quale spettano le maggiori somme derivanti dallo svolgimento delle suddette attività a titolo di imposta, interessi e sanzioni.

12. Il versamento dell’imposta, in deroga all’articolo 52 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, è effettuato secondo le disposizioni di cui all’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, con le modalità stabilite con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate.

13. Restano ferme le disposizioni dell’articolo 9 e dell’articolo 14, commi 1 e 6 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23. All’articolo 14, comma 9, del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, le parole: «dal 1° gennaio 2014», sono sostituite dalle seguenti: «dal 1° gennaio 2012». Al comma 4 dell’articolo 14 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, ai commi 3 degli articoli 23, 53 e 76 del decreto legislativo 15 novembre 1993, n. 507 e al comma 31 dell’articolo 3 della legge 28 dicembre 1995, n. 549, le parole «ad un quarto» sono sostituite dalle seguenti «alla misura stabilita dagli articoli 16 e 17 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472». Ai fini del quarto comma dell’articolo 2752 del codice civile il riferimento alla «legge per la finanza locale» si intende effettuato a tutte disposizioni che disciplinano i singoli tributi comunali e provinciali. La riduzione dei trasferimenti erariali di cui ai commi 39 e 46 dell’articolo 2 del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, e successive modificazioni, è consolidata, a decorrere dall’anno 2011, all’importo risultante dalle certificazioni di cui al decreto 7 aprile 2010 del Ministero dell’economia e delle finanze emanato, di concerto con il Ministero dell’interno, in attuazione dell’articolo 2, comma 24, della legge 23 dicembre 2009, n. 191.

14. Sono abrogate, a decorrere dal 1° gennaio 2012, le seguenti disposizioni: a. l’articolo 1 del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, convertito con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 126; b. il comma 3, dell’articolo 58 e le lettere d), e) ed h) del comma 1, dell’articolo 59 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446; c. l’ultimo periodo del comma 5 dell’articolo 8 e il comma 4 dell’articolo 9 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23; d. il comma 1-bis dell’articolo 23 del decreto legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14. d-bis. i commi 2-bis, 2-ter e 2-quater dell’articolo 7 del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106.

14-bis. Le domande di variazione della categoria catastale presentate, ai sensi del comma 2-bis dell’articolo 7 del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106, anche dopo la scadenza dei termini originariamente posti e fino alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, producono gli effetti previsti in relazione al riconoscimento del requisito di ruralità, fermo restando il classamento originario degli immobili rurali ad uso abitativo. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono stabilite le modalità per l’inserimento negli atti catastali della sussistenza del requisito di ruralità, fermo restando il classamento originario degli immobili rurali ad uso abitativo.

14-ter. I fabbricati rurali iscritti al catasto terreni, con esclusione di quelli che non costituiscono oggetto di inventariazione ai sensi dell’articolo 3, comma 3, del decreto del Ministro delle finanze 2 gennaio 1998, n. 28, devono essere dichiarati al catasto edilizio urbano entro il 30 novembre 2012, con le modalità stabilite dal decreto del Ministro delle finanze 19 aprile 1994, n. 701.

14-quater. Nelle more della presentazione della dichiarazione di aggiornamento catastale di cui al comma 14-ter, l’imposta municipale propria è corrisposta, a titolo di acconto e salvo conguaglio, sulla base della rendita delle unità similari già iscritte in catasto. Il conguaglio dell’imposta è determinato dai comuni a seguito dell’attribuzione della rendita catastale con le modalità di cui al decreto del Ministro delle finanze 19 aprile 1994, n. 701. In caso di inottemperanza da parte del soggetto obbligato, si applicano le disposizioni di cui all’articolo 1, comma 336, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, salva l’applicazione delle sanzioni previste dagli articoli 20 e 28 del regio decreto-legge 13 aprile 1939, n. 652, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 1939, n. 1249, e successive modificazioni.

15. A decorrere dall’anno d’imposta 2012, tutte le deliberazioni regolamentari e tariffarie relative alle entrate tributarie degli enti locali devono essere inviate al Ministero dell’economia e delle finanze, Dipartimento delle finanze, entro il termine di cui all’articolo 52, comma 2, del decreto legislativo n. 446 del 1997, e comunque entro trenta giorni dalla data di scadenza del termine previsto per l’approvazione del bilancio di previsione. Il mancato invio delle predette deliberazioni nei termini previsti dal primo periodo è sanzionato, previa diffida da parte del Ministero dell’interno, con il blocco, sino all’adempimento dell’obbligo dell’invio, delle risorse a qualsiasi titolo dovute agli enti inadempienti. Con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministero dell’interno, di natura non regolamentare sono stabilite le modalità di attuazione, anche graduale, delle disposizioni di cui ai primi due periodi del presente comma. Il Ministero dell’economia e delle finanze pubblica, sul proprio sito informatico, le deliberazioni inviate dai comuni. Tale pubblicazione sostituisce l’avviso in Gazzetta Ufficiale previsto dall’articolo 52, comma 2, terzo periodo, del decreto legislativo n. 446 del 1997.

16. All’articolo 1, comma 4, ultimo periodo del decreto legislativo 28 settembre 1998, n. 360, le parole «31 dicembre» sono sostituite dalle parole: «20 dicembre». All’articolo 1, comma 11, del decreto legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, le parole da «differenziate» a «legge statale» sono sostituite dalle seguenti: «utilizzando esclusivamente gli stessi scaglioni di reddito stabiliti, ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, dalla legge statale, nel rispetto del principio di progressività». L’Agenzia delle Entrate provvede all’erogazione dei rimborsi dell’addizionale comunale all’imposta sul reddito delle persone fisiche già richiesti con dichiarazioni o con istanze presentate entro la data di entrata in vigore del presente decreto, senza far valere l’eventuale prescrizione decennale del diritto dei contribuenti.

17. Il fondo sperimentale di riequilibrio, come determinato ai sensi dell’articolo 2 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, e il fondo perequativo, come determinato ai sensi dell’articolo 13 del medesimo decreto legislativo n. 23 del 2011, ed i trasferimenti erariali dovuti ai comuni della Regione Siciliana e della Regione Sardegna variano in ragione delle differenze del gettito stimato ad aliquota di base derivante dalle disposizioni di cui al presente articolo. In caso di incapienza ciascun comune versa all’entrata del bilancio dello Stato le somme residue. Con le procedure previste dall’articolo 27 della legge 5 maggio 2009, n. 42, le regioni Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta, nonché le Province autonome di Trento e di Bolzano, assicurano il recupero al bilancio statale del predetto maggior gettito stimato dei comuni ricadenti nel proprio territorio. Fino all’emanazione delle norme di attuazione di cui allo stesso articolo 27, a valere sulle quote di compartecipazione ai tributi erariali, è accantonato un importo pari al maggior gettito stimato di cui al precedente periodo. L’importo complessivo della riduzione del recupero di cui al presente comma è pari per l’anno 2012 a 1.627 milioni di euro, per l’anno 2013 a 1.762,4 milioni di euro e per l’anno 2014 a 2.162 milioni di euro.

18. All’articolo 2, comma 3, del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23 dopo le parole: «gettito di cui ai commi 1 e 2», sono aggiunte le seguenti: «nonché, per gli anni 2012, 2013 e 2014, dalla compartecipazione di cui al comma 4».

19. Per gli anni 2012, 2013 e 2014, non trovano applicazione le disposizioni recate dall’ultimo periodo del comma 4 dell’articolo 2, nonché dal comma 10 dell’articolo 14 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23. 19-bis. Per gli anni 2012, 2013 e 2014 il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui all’articolo 2, comma 4, del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, è esclusivamente finalizzato a fissare la percentuale di compartecipazione al gettito dell’imposta sul valore aggiunto, nel rispetto dei saldi di finanza pubblica, in misura finanziariamente equivalente alla compartecipazione del 2 per cento dell’imposta sul reddito delle persone fisiche.

20. La dotazione del fondo di solidarietà per i mutui per l’acquisto della prima casa è incrementata di 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2012 e 2013.

21.(Soppresso).

LE MODIFICHE ALL’IMU

Decreto legge n. 16/2012 recante “Disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento”

Art. 4

Fiscalità locale

1. All’articolo 14, comma 8, del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, al primo periodo, le parole: «31 dicembre» sono sostituite dalle seguenti: «20 dicembre». ((All’articolo 14, comma 6, del medesimo decreto legislativo n. 23 del 2011, le parole: “agli articoli 52 e 59” sono sostituite dalle seguenti: “all’articolo 52”)).

((1-bis. All’articolo 3, comma 2, del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: “Sui contratti di locazione aventi a oggetto immobili ad uso abitativo, qualora assoggettati alla cedolare secca di cui al presente comma, alla fideiussione prestata per il conduttore non si applicano le imposte di registro e di bollo”.

1-ter. All’articolo 9 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 8 sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: “Sono altresì esenti i fabbricati rurali ad uso strumentale di cui all’articolo 9, comma 3-bis, del decreto-legge 30 dicembre 1993, n. 557, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 1994, n. 133, ubicati nei comuni classificati montani o parzialmente montani di cui all’elenco dei comuni italiani predisposto dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT). Le province autonome di Trento e di Bolzano possono prevedere che i fabbricati rurali ad uso strumentale siano assoggettati all’imposta municipale propria nel rispetto del limite delle aliquote definite dall’articolo 13, comma 8, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, ferma restando la facoltà di introdurre esenzioni, detrazioni o deduzioni ai sensi dell’articolo 80 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670, e successive modificazioni”;

b) al comma 9 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: “Sono comunque assoggettati alle imposte sui redditi ed alle relative addizionali, ove dovute, gli immobili esenti dall’imposta municipale propria”.

1-quater. All’articolo 6 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1, alinea, le parole da: “17, comma 2,” a: “in modo tale da” sono sostituite dalle seguenti: “52 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, e successive modificazioni, i comuni, nella disciplina dell’imposta di scopo di cui all’articolo 1, comma 145, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, possono anche”;

b) il comma 2 è sostituito dal seguente:

“2. A decorrere dall’applicazione dell’imposta municipale propria, in via sperimentale, di cui all’articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e successive modificazioni, l’imposta di scopo si applica, o continua ad applicarsi se già istituita, con riferimento alla base imponibile e alla disciplina vigente per tale tributo. Il comune adotta i provvedimenti correttivi eventualmente necessari per assicurare il rispetto delle disposizioni di cui ai commi da 145 a 151 dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296”.

1-quinquies. A decorrere dall’anno 2012, entro trenta giorni dall’approvazione della delibera che istituisce l’aliquota relativa all’addizionale comunale all’imposta sul reddito delle persone fisiche, i comuni sono obbligati a inviare al Dipartimento delle finanze del Ministero dell’economia e delle finanze le proprie delibere ai fini della pubblicazione nel sito informatico www.finanze.gov.it)).

2. Le disposizioni concernenti l’imposta sulle assicurazioni contro la responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore, esclusi i ciclomotori, di cui all’articolo 17 del decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68, si applicano ((, in deroga all’articolo 16 del citato decreto legislativo n. 68 del 2011,)) su tutto il territorio nazionale. Sono fatte salve le deliberazioni emanate prima dell’approvazione del presente decreto.

((2-bis. All’articolo 4 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, dopo il comma 3 è aggiunto il seguente:

“3-bis. I comuni che hanno sede giuridica nelle isole minori e i comuni nel cui territorio insistono isole minori possono istituire, con regolamento da adottare ai sensi dell’articolo 52 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, e successive modificazioni, in alternativa all’imposta di soggiorno di cui al comma 1 del presente articolo, un’imposta di sbarco, da applicare fino ad un massimo di euro 1,50, da riscuotere, unitamente al prezzo del biglietto, da parte delle compagnie di navigazione che forniscono collegamenti marittimi di linea. La compagnia di navigazione è responsabile del pagamento dell’imposta, con diritto di rivalsa sui soggetti passivi, della presentazione della dichiarazione e degli ulteriori adempimenti previsti dalla legge e dal regolamento comunale. Per l’omessa o infedele presentazione della dichiarazione da parte del responsabile d’imposta si applica la sanzione amministrativa dal 100 al 200 per cento dell’importo dovuto. Per l’omesso, ritardato o parziale versamento dell’imposta si applica la sanzione amministrativa di cui all’articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, e successive modificazioni. Per tutto quanto non previsto dalle disposizioni del presente articolo si applica l’articolo 1, commi da 158 a 170, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. L’imposta non è dovuta dai soggetti residenti nel comune, dai lavoratori, dagli studenti pendolari, nonché dai componenti dei nuclei familiari dei soggetti che risultino aver pagato l’imposta municipale propria e che sono parificati ai residenti. I comuni possono prevedere nel regolamento modalità applicative del tributo, nonché eventuali esenzioni e riduzioni per particolari fattispecie o per determinati periodi di tempo. Il gettito del tributo è destinato a finanziare interventi in materia di turismo e interventi di fruizione e recupero dei beni culturali e ambientali locali, nonché dei relativi servizi pubblici locali”)).

((3. Per l’anno 2012, il contributo di cui all’articolo 10, comma 5, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, e successive modificazioni, è rideterminato nella misura dello 0,8 per mille ed è calcolato sulla quota di gettito dell’imposta municipale propria relativa agli immobili diversi da quelli destinati ad abitazione principale e relative pertinenze, spettante al comune ai sensi dell’articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e successive modificazioni. Il contributo è versato a cura della struttura di gestione di cui all’articolo 22 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, mediante trattenuta sugli incassi dell’imposta municipale propria e riversamento diretto da parte della struttura stessa, secondo modalità stabilite mediante provvedimento dell’Agenzia delle entrate)).

4. L’articolo 77-bis, comma 30, e l’articolo 77-ter, comma 19, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e l’articolo 1, comma 123, della legge 13 dicembre 2010, n. 220, sono abrogati. Sono fatti salvi i provvedimenti normativi delle regioni e le deliberazioni delle province e dei comuni, relativi all’anno d’imposta 2012, ((emanati prima della data di entrata in vigore)) del presente decreto.

((5. All’articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 2, primo periodo, le parole: “di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504” sono soppresse e dopo le parole: “della stessa” sono aggiunte le seguenti: “; restano ferme le definizioni di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504. I soggetti richiamati dall’articolo 2, comma 1, lettera b), secondo periodo, del decreto legislativo n. 504 del 1992, sono individuati nei coltivatori diretti e negli imprenditori agricoli professionali di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 99, e successive modificazioni, iscritti nella previdenza agricola”; al medesimo comma 2, secondo periodo, le parole: “dimora abitualmente e risiede anagraficamente” sono sostituite dalle seguenti: “e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente. Nel caso in cui i componenti del nucleo familiare abbiano stabilito la dimora abituale e la residenza anagrafica in immobili diversi situati nel territorio comunale, le agevolazioni per l’abitazione principale e per le relative pertinenze in relazione al nucleo familiare si applicano per un solo immobile”;

b) al comma 3 sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: “La base imponibile è ridotta del 50 per cento:

a) per i fabbricati di interesse storico o artistico di cui all’articolo 10 del codice di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42;

b) per i fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili e di fatto non utilizzati, limitatamente al periodo dell’anno durante il quale sussistono dette condizioni. L’inagibilità o inabitabilità è accertata dall’ufficio tecnico comunale con perizia a carico del proprietario, che allega idonea documentazione alla dichiarazione. In alternativa, il contribuente ha facoltà di presentare una dichiarazione sostitutiva ai sensi del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, rispetto a quanto previsto dal periodo precedente. Agli effetti dell’applicazione della riduzione alla metà della base imponibile, i comuni possono disciplinare le caratteristiche di fatiscenza sopravvenuta del fabbricato, non superabile con interventi di manutenzione”;

c) al comma 5, le parole: “pari a 130” sono sostituite dalle seguenti: “pari a 135” e l’ultimo periodo è sostituito dal seguente: “Per i terreni agricoli, nonché per quelli non coltivati, posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola il moltiplicatore è pari a 110”;

d) al comma 8 sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: “Per l’anno 2012, la prima rata è versata nella misura del 30 per cento dell’imposta dovuta applicando l’aliquota di base e la seconda rata è versata a saldo dell’imposta complessivamente dovuta per l’intero anno con conguaglio sulla prima rata. Per l’anno 2012, il versamento dell’imposta complessivamente dovuta per i fabbricati rurali di cui al comma 14-ter è effettuato in un’unica soluzione entro il 16 dicembre. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, da emanare entro il 10 dicembre 2012, si provvede, sulla base dell’andamento del gettito derivante dal pagamento della prima rata dell’imposta di cui al presente comma, alla modifica dell’aliquota da applicare ai medesimi fabbricati e ai terreni in modo da garantire che il gettito complessivo non superi per l’anno 2012 gli ammontari previsti dal Ministero dell’economia e delle finanze rispettivamente per i fabbricati rurali ad uso strumentale e per i terreni”;

e) dopo il comma 8 è inserito il seguente:

“8-bis. I terreni agricoli posseduti da coltivatori diretti o da imprenditori agricoli professionali di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 99, e successive modificazioni, iscritti nella previdenza agricola, purché dai medesimi condotti, sono soggetti all’imposta limitatamente alla parte di valore eccedente euro 6.000 e con le seguenti riduzioni:

a) del 70 per cento dell’imposta gravante sulla parte di valore eccedente i predetti euro 6.000 e fino a euro 15.500;

b) del 50 per cento dell’imposta gravante sulla parte di valore eccedente euro 15.500 e fino a euro 25.500;

c) del 25 per cento dell’imposta gravante sulla parte di valore eccedente euro 25.500 e fino a euro 32.000″;

f) al comma 10, penultimo periodo, dopo le parole: “30 dicembre 1992, n. 504” sono aggiunte le seguenti: “; per tali fattispecie non si applicano la riserva della quota di imposta prevista dal comma 11 a favore dello Stato e il comma 17. I comuni possono considerare direttamente adibita ad abitazione principale l’unità immobiliare posseduta a titolo di proprietà o di usufrutto da anziani o disabili che acquisiscono la residenza in istituti di ricovero o sanitari a seguito di ricovero permanente, a condizione che la stessa non risulti locata, nonché l’unità immobiliare posseduta dai cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia, a condizione che non risulti locata”;

g) al comma 11, dopo il primo periodo è inserito il seguente: “Non è dovuta la quota di imposta riservata allo Stato per gli immobili posseduti dai comuni nel loro territorio e non si applica il comma 17”;

h) al comma 12, dopo le parole: “dell’Agenzia delle entrate” sono aggiunte le seguenti: “nonché, a decorrere dal 1° dicembre 2012, tramite apposito bollettino postale al quale si applicano le disposizioni di cui al citato articolo 17, in quanto compatibili”;

i) dopo il comma 12 sono inseriti i seguenti:

“12-bis. Per l’anno 2012, il pagamento della prima rata dell’imposta municipale propria è effettuato, senza applicazione di sanzioni ed interessi, in misura pari al 50 per cento dell’importo ottenuto applicando le aliquote di base e la detrazione previste dal presente articolo; la seconda rata è versata a saldo dell’imposta complessivamente dovuta per l’intero anno con conguaglio sulla prima rata. Per l’anno 2012, l’imposta dovuta per l’abitazione principale e per le relative pertinenze è versata in tre rate di cui la prima e la seconda in misura ciascuna pari ad un terzo dell’imposta calcolata applicando l’aliquota di base e la detrazione previste dal presente articolo, da corrispondere rispettivamente entro il 16 giugno e il 16 settembre; la terza rata è versata, entro il 16 dicembre, a saldo dell’imposta complessivamente dovuta per l’intero anno con conguaglio sulle precedenti rate; in alternativa, per il medesimo anno 2012, la stessa imposta può essere versata in due rate di cui la prima, entro il 16 giugno, in misura pari al 50 per cento dell’imposta calcolata applicando l’aliquota di base e la detrazione previste dal presente articolo e la seconda, entro il 16 dicembre, a saldo dell’imposta complessivamente dovuta per l’intero anno con conguaglio sulla prima rata. Per il medesimo anno, i comuni iscrivono nel bilancio di previsione l’entrata da imposta municipale propria in base agli importi stimati dal Dipartimento delle finanze del Ministero dell’economia e delle finanze per ciascun comune, di cui alla tabella pubblicata sul sito internet www.finanze.gov.it. L’accertamento convenzionale non dà diritto al riconoscimento da parte dello Stato dell’eventuale differenza tra gettito accertato convenzionalmente e gettito reale ed è rivisto, unitamente agli accertamenti relativi al fondo sperimentale di riequilibrio e ai trasferimenti erariali, in esito a dati aggiornati da parte del medesimo Dipartimento delle finanze, ai sensi dell’accordo sancito dalla Conferenza Stato-città e autonomie locali del 1° marzo 2012. Con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, da emanare entro il 10 dicembre 2012, si provvede, sulla base del gettito della prima rata dell’imposta municipale propria nonché dei risultati dell’accatastamento dei fabbricati rurali, alla modifica delle aliquote, delle relative variazioni e della detrazione stabilite dal presente articolo per assicurare l’ammontare del gettito complessivo previsto per l’anno 2012. Entro il 30 settembre 2012, sulla base dei dati aggiornati, ed in deroga all’articolo 172, comma 1, lettera e), del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e all’articolo 1, comma 169, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, i comuni possono approvare o modificare il regolamento e la deliberazione relativa alle aliquote e alla detrazione del tributo.

12-ter. I soggetti passivi devono presentare la dichiarazione entro novanta giorni dalla data in cui il possesso degli immobili ha avuto inizio o sono intervenute variazioni rilevanti ai fini della determinazione dell’imposta, utilizzando il modello approvato con il decreto di cui all’articolo 9, comma 6, del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23. La dichiarazione ha effetto anche per gli anni successivi sempre che non si verifichino modificazioni dei dati ed elementi dichiarati cui consegua un diverso ammontare dell’imposta dovuta. Con il citato decreto, sono altresì disciplinati i casi in cui deve essere presentata la dichiarazione. Restano ferme le disposizioni dell’articolo 37, comma 55, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, e dell’articolo 1, comma 104, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e le dichiarazioni presentate ai fini dell’imposta comunale sugli immobili, in quanto compatibili. Per gli immobili per i quali l’obbligo dichiarativo è sorto dal 1° gennaio 2012, la dichiarazione deve essere presentata entro il 30 settembre 2012″;

l) dopo il comma 13 è inserito il seguente:

“13-bis. A decorrere dall’anno di imposta 2013, le deliberazioni di approvazione delle aliquote e della detrazione dell’imposta municipale propria devono essere inviate esclusivamente per via telematica per la pubblicazione nel sito informatico di cui all’articolo 1, comma 3, del decreto legislativo 28 settembre 1998, n. 360. L’efficacia delle deliberazioni decorre dalla data di pubblicazione nel predetto sito informatico e gli effetti delle deliberazioni stesse retroagiscono al 1° gennaio dell’anno di pubblicazione nel sito informatico, a condizione che detta pubblicazione avvenga entro il 30 aprile dell’anno a cui la delibera si riferisce. A tal fine, l’invio deve avvenire entro il termine del 23 aprile. In caso di mancata pubblicazione entro il termine del 30 aprile, le aliquote e la detrazione si intendono prorogate di anno in anno”;

m) al comma 14, lettera a), sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: “, ad eccezione del comma 4 che continua ad applicarsi per i soli comuni ricadenti nei territori delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano”)).

((5-bis. Con decreto di natura non regolamentare del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, possono essere individuati i comuni nei quali si applica l’esenzione di cui alla lettera h) del comma 1 dell’articolo 7 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, sulla base della altitudine riportata nell’elenco dei comuni italiani predisposto dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT), nonché, eventualmente, anche sulla base della redditività dei terreni.

5-ter. Il comma 5 dell’articolo 2 del decreto-legge 23 gennaio 1993, n. 16, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 1993, n. 75, è abrogato.

5-quater. Il comma 2 dell’articolo 11 della legge 30 dicembre 1991, n. 413, è abrogato.

5-quinquies. Per le cooperative di cui alla sezione II del capo V del titolo II del testo unico di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, le disposizioni di cui ai commi 36-bis e 36-ter dell’articolo 2 del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, si applicano a decorrere dal secondo periodo d’imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore della citata legge n. 148 del 2011.

5-sexies. Al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all’articolo 37, comma 4-bis, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: “Per gli immobili riconosciuti di interesse storico o artistico, ai sensi dell’articolo 10 del codice di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, la riduzione è elevata al 35 per cento”;

b) all’articolo 90, comma 1:

1) dopo il secondo periodo è inserito il seguente: “Per gli immobili riconosciuti di interesse storico o artistico, ai sensi dell’articolo 10 del codice di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, il reddito medio ordinario di cui all’articolo 37, comma 1, è ridotto del 50 per cento e non si applica comunque l’articolo 41”;

2) è aggiunto, in fine, il seguente periodo: “Per gli immobili locati riconosciuti di interesse storico o artistico, ai sensi dell’articolo 10 del codice di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, qualora il canone risultante dal contratto di locazione ridotto del 35 per cento risulti superiore al reddito medio ordinario dell’unità immobiliare, il reddito è determinato in misura pari a quella del canone di locazione al netto di tale riduzione”;

c) all’articolo 144, comma 1:

1) dopo il secondo periodo è inserito il seguente: “Per gli immobili riconosciuti di interesse storico o artistico, ai sensi dell’articolo 10 del codice di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, il reddito medio ordinario di cui all’articolo 37, comma 1, è ridotto del 50 per cento e non si applica comunque l’articolo 41”;

2) nell’ultimo periodo, le parole: “ultimo periodo” sono sostituite dalle seguenti: “quarto e quinto periodo”.

5-septies. Le disposizioni di cui al comma 5-sexies si applicano a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2011. Nella determinazione degli acconti dovuti per il medesimo periodo di imposta si assume, quale imposta del periodo precedente, quella che si sarebbe determinata applicando le disposizioni di cui al comma 5-sexies.

5-octies. All’articolo 6 del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009, n. 77, dopo il comma 1 è inserito il seguente:

“1-bis. I redditi dei fabbricati, ubicati nelle zone colpite dal sisma del 6 aprile 2009, purché distrutti od oggetto di ordinanze sindacali di sgombero in quanto inagibili totalmente o parzialmente, non concorrono alla formazione del reddito imponibile ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e dell’imposta sul reddito delle società, fino alla definitiva ricostruzione e agibilità dei fabbricati medesimi. I fabbricati di cui al periodo precedente sono, altresì, esenti dall’applicazione dell’imposta municipale propria di cui all’articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e successive modificazioni, fino alla definitiva ricostruzione e agibilità dei fabbricati stessi”)).

6. Per l’anno 2012 i trasferimenti erariali non oggetto di fiscalizzazione corrisposti dal Ministero dell’interno in favore degli enti locali sono determinati in base alle disposizioni recate dall’articolo 2, comma 45, terzo periodo, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, ed alle modifiche delle dotazioni dei fondi successivamente intervenute.

7. Il Ministero dell’interno, entro il mese di marzo 2012, corrisponde, a titolo di acconto, in favore dei comuni, un importo pari al 70 per cento di quanto corrisposto nel mese di marzo 2011 in applicazione della disposizione di cui all’articolo 2, comma 45, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10. Per i soli comuni appartenenti alle regioni Sicilia e Sardegna, detto acconto è commisurato ai trasferimenti erariali corrisposti nel primo trimestre 2011, ai sensi del decreto del Ministro dell’interno 21 febbraio 2002, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 56 del 7 marzo 2002. Le somme erogate in acconto sono portate in detrazione da quanto spettante per l’anno 2012 ai singoli comuni a titolo di trasferimenti erariali o di risorse da federalismo fiscale.

8. Nei confronti dei comuni per i quali i trasferimenti erariali o le risorse da federalismo fiscale da corrispondere nell’anno 2012 risultino insufficienti a recuperare l’anticipazione corrisposta ai sensi del comma 7, il recupero è effettuato, da parte dell’Agenzia delle entrate, sulla base dei dati relativi a ciascun comune, come comunicati dal Ministero dell’interno, all’atto del riversamento agli stessi comuni dell’imposta municipale propria di cui all’articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214. Entro 30 giorni dal versamento delle somme, con decreti del Ministero dell’ economia e delle finanze, gli importi recuperati sono assegnati ai pertinenti capitoli di spesa del Ministero dell’interno.

9. Il comma 5 dell’articolo 243 del decreto legislativo 18 agosto 2000 n. 267, è sostituito dai seguenti:

«5. Alle province ed ai comuni in condizioni strutturalmente ((deficitarie)) che, pur essendo a ciò tenuti, non rispettano i livelli minimi di copertura dei costi di gestione di cui al comma 2 o che non danno dimostrazione di tale rispetto trasmettendo la prevista certificazione, è applicata una sanzione pari all’1 per cento delle entrate correnti risultanti dal certificato di bilancio di cui all’articolo 161 del penultimo esercizio finanziario ((precedente a quello)) in cui viene rilevato il mancato rispetto dei predetti limiti minimi di copertura. Ove non risulti presentato il certificato di bilancio del penultimo anno precedente, si fa riferimento all’ultimo certificato disponibile. La sanzione si applica sulle risorse attribuite dal Ministero dell’interno a titolo di trasferimenti erariali e di federalismo fiscale; in caso di incapienza l’ente locale è tenuto a versare all’entrata del bilancio dello Stato le somme residue.

5-bis. Le disposizioni di cui al comma 5 si applicano a decorrere dalle sanzioni da applicare per il mancato rispetto dei limiti di copertura dei costi di gestione dell’esercizio 2011.».

10. A decorrere dal 1° aprile 2012, al fine di coordinare le disposizioni tributarie nazionali applicate al consumo di energia elettrica con quanto disposto dall’articolo 1, paragrafo 2, della direttiva 2008/118/CE del Consiglio, del 16 dicembre 2008, relativa al regime generale delle accise e che abroga la direttiva 92/12/CEE, l’articolo 6 del decreto-legge 28 novembre 1988, n. 511, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 gennaio 1989, n. 20, è abrogato. Il minor gettito per gli enti locali ((derivante)) dall’attuazione del presente comma, pari a complessivi 180 milioni di euro per l’anno 2012 e 239 milioni di euro annui a decorrere dall’anno ((2013, è)) reintegrato agli enti medesimi dalle rispettive regioni a statuto speciale e province autonome di Trento e di Bolzano con le risorse recuperate per effetto del minor concorso delle stesse alla finanza pubblica disposto dal comma 11.

11. Il concorso alla finanza pubblica delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome di Trento e di Bolzano previsto dall’articolo 28, comma 3, primo periodo, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, è ridotto di 180 milioni di euro per l’anno 2012 e 239 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2013.

12. Nell’articolo 2 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, dopo il comma 1-ter è inserito il seguente: «1-quater. In relazione a quanto disposto dal comma 1 e tenuto conto di quanto previsto dai commi da 2 a 4 dell’articolo 6 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate sono stabilite le modalità di presentazione delle istanze di rimborso relative ai periodi di imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2012, per i quali, alla data di entrata in vigore del presente decreto, sia ancora pendente il termine di cui all’articolo 38 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, nonché ogni altra disposizione di attuazione del presente articolo.».

((12-bis. All’articolo 7, comma 2, lettera a), del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 149, nel primo periodo, le parole: “e comunque per un importo non superiore al 3 per cento delle entrate correnti registrate nell’ultimo consuntivo” sono soppresse.

12-ter. All’articolo 1, comma 142, della legge 13 dicembre 2010, n. 220, le parole: “30 giugno” sono sostituite dalle seguenti: “31 ottobre”.

12-quater. Nelle more dell’attuazione delle disposizioni dell’articolo 5, commi 1, lettera e), e 5-bis, del decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85, le amministrazioni competenti proseguono nella piena gestione del patrimonio immobiliare statale, ivi comprese le attività di dismissione e valorizzazione.

12-quinquies. Ai soli fini dell’applicazione dell’imposta municipale propria di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, e successive modificazioni, nonché all’articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e successive modificazioni, l’assegnazione della casa coniugale al coniuge, disposta a seguito di provvedimento di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, si intende in ogni caso effettuata a titolo di diritto di abitazione)).

Decreto legge 06-12-2011, n. 201

Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici.

(G.U. n. 284 del 6 dicembre 2011, suppl. ord. n. 251 ) Convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214

TITOLO III

Consolidamento dei conti pubblici

Capo II

Disposizioni in materia di maggiori entrate

Art. 13 – Anticipazione sperimentale dell’imposta municipale propria

Testo in vigore dal 2 marzo 2012

Testo risultante dopo le modifiche apportate dall’art. 4, comma 5, D.L. 2 marzo 2012, n. 16

1. L’istituzione dell’imposta municipale propria è anticipata, in via sperimentale, a decorrere dall’anno 2012, ed è applicata in tutti i comuni del territorio nazionale fino al 2014 in base agli articoli 8 e 9 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, in quanto compatibili, ed alle disposizioni che seguono. Conseguentemente l’applicazione a regime dell’imposta municipale propria è fissata al 2015.

2. L’imposta municipale propria ha per presupposto il possesso di immobili di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, ivi comprese [1-2] l’abitazione principale e le pertinenze della stessa. Per abitazione principale si intende l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore dimora abitualmente e risiede anagraficamente. Per pertinenze dell’abitazione principale si intendono esclusivamente quelle classificate nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7, nella misura massima di un’unità pertinenziale per ciascuna delle categorie catastali indicate, anche se iscritte in catasto unitamente all’unità ad uso abitativo.

3. La base imponibile dell’imposta municipale propria è costituita dal valore dell’immobile determinato ai sensi dell’ articolo 5, commi 1, 3, 5 e 6 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, e dei commi 4 e 5 del presente articolo.

4. Per i fabbricati iscritti in catasto, il valore è costituito da quello ottenuto applicando all’ammontare delle rendite risultanti in catasto, vigenti al 1° gennaio dell’anno di imposizione, rivalutate del 5 per cento ai sensi dell’ articolo 3, comma 48, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, i seguenti moltiplicatori:

a. 160 per i fabbricati classificati nel gruppo catastale A e nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7, con esclusione della categoria catastale A/10;

b. 140 per i fabbricati classificati nel gruppo catastale B e nelle categorie catastali C/3, C/4 e C/5;

b-bis. 80 per i fabbricati classificati nella categoria catastale D/5 (lettera aggiunta [2], in sede di conversione, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214) ;

c. 80 per i fabbricati classificati nella categoria catastale A/10;

d. 60 per i fabbricati classificati nel gruppo catastale D, ad eccezione dei fabbricati classificati nella categoria catastale D/5; tale moltiplicatore è elevato a 65 a decorrere dal 1| gennaio 2013 [3-2];

e. 55 per i fabbricati classificati nella categoria catastale C/1.

5. Per i terreni agricoli, il valore è costituito da quello ottenuto applicando all’ammontare del reddito dominicale risultante in catasto, vigente al 1° gennaio dell’anno di imposizione, rivalutato del 25 per cento ai sensi dell’ articolo 3, comma 51, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, un moltiplicatore pari a 130. Per i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola il moltiplicatore è pari a 110 [1-2].

6. L’aliquota di base dell’imposta è pari allo 0,76 per cento. I comuni con deliberazione del consiglio comunale, adottata ai sensi dell’ articolo 52 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, possono modificare, in aumento o in diminuzione, l’aliquota di base sino a 0,3 punti percentuali.

7. L’aliquota è ridotta allo 0,4 per cento per l’abitazione principale e per le relative pertinenze. I comuni possono modificare, in aumento o in diminuzione, la suddetta aliquota sino a 0,2 punti percentuali.

8. L’aliquota è ridotta allo 0,2 per cento per i fabbricati rurali ad uso strumentale di cui all’ articolo 9, comma 3-bis, del decreto-legge 30 dicembre 1993, n. 557, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 1994, n. 133. I comuni possono ridurre la suddetta aliquota fino allo 0,1 per cento.

9. I comuni possono ridurre l’aliquota di base fino allo 0,4 per cento nel caso di immobili non produttivi di reddito fondiario ai sensi dell’ articolo 43 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986, ovvero nel caso di immobili posseduti dai soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle società, ovvero nel caso di immobili locati.

9-bis. I comuni possono ridurre l’aliquota di base fino allo 0,38 per cento per i fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita, fintanto che permanga tale destinazione e non siano in ogni caso locati, e comunque per un periodo non superiore a tre anni dall’ultimazione dei lavori. (comma aggiunto [4] dall’art. 56, D.L. 24 gennaio 2012, n. 1).

10. Dall’imposta dovuta per l’unità immobiliare adibita ad abitazione principale del soggetto passivo e per le relative pertinenze, si detraggono, fino a concorrenza del suo ammontare, euro 200 rapportati [6-2] al periodo dell’anno durante il quale si protrae tale destinazione; se l’unità immobiliare è adibita ad abitazione principale da più soggetti passivi, la detrazione spetta a ciascuno di essi proporzionalmente alla quota per la quale la destinazione medesima si verifica. Per gli anni 2012 e 2013, la detrazione prevista dal primo periodo è maggiorata di 50 euro per ciascun figlio di età non superiore a ventisei anni, purché dimorante abitualmente e residente anagraficamente nell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale. L’importo complessivo della maggiorazione, al netto della detrazione di base, non può superare l’importo massimo di euro 400 [8-2] I comuni possono disporre l’elevazione dell’importo della detrazione, [1-2] fino a concorrenza dell’imposta dovuta, nel rispetto dell’equilibrio di bilancio. In tal caso il comune che ha adottato detta deliberazione non può stabilire un’aliquota superiore a quella ordinaria per le unità immobiliari tenute a disposizione. La suddetta detrazione si applica alle unità immobiliari di cui all’articolo 8, comma 4, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504. L’aliquota ridotta per l’abitazione principale e per le relative pertinenze e la detrazione si applicano anche alle fattispecie di cui all’ articolo 6, comma 3-bis, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504 e i comuni possono prevedere che queste si applichino anche ai soggetti di cui all’articolo 3, comma 56, della legge 23 dicembre 1996, n. 662.

11. E’ riservata allo Stato la quota di imposta pari alla metà dell’importo calcolato applicando alla base imponibile di tutti gli immobili, ad eccezione dell’abitazione principale e delle relative pertinenze di cui al comma 7, nonché dei fabbricati rurali ad uso strumentale di cui al comma 8, l’aliquota di base di cui al comma 6, primo periodo. La quota di imposta risultante è versata allo Stato contestualmente all’imposta municipale propria. Le detrazioni previste dal presente articolo, nonché le detrazioni e le riduzioni di aliquota deliberate dai comuni non si applicano alla quota di imposta riservata allo Stato di cui al periodo precedente. Per l’accertamento, la riscossione, i rimborsi, le sanzioni, gli interessi ed il contenzioso si applicano le disposizioni vigenti in materia di imposta municipale propria. Le attività di accertamento e riscossione dell’imposta erariale sono svolte dal comune al quale spettano le maggiori somme derivanti dallo svolgimento delle suddette attività a titolo di imposta, interessi e sanzioni.

12. Il versamento dell’imposta, in deroga all’ articolo 52 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, è effettuato secondo le disposizioni di cui all’ articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, con le modalità stabilite con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate.

13. Restano ferme le disposizioni dell’articolo 9 e dell’articolo 14, commi 1 e 6 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23. All’articolo 14, comma 9, del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, le parole: “dal 1° gennaio 2014”, sono sostituite dalle seguenti:

(omissis) [7]. Al comma 4 dell’articolo 14 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, ai commi 3 degli articoli 23, 53 e 76 del decreto legislativo 15 novembre 1993, n. 507 e al comma 31 dell’articolo 3 della legge 28 dicembre 1995, n. 549, le parole “ad un quarto” sono sostituite dalle seguenti:

(omissis) [7]. Ai fini del quarto comma dell’articolo 2752 del codice civile il riferimento alla “legge per la finanza locale” si intende effettuato a tutte le disposizioni che disciplinano i singoli tributi comunali e provinciali. La riduzione dei trasferimenti erariali di cui ai commi 39 e 46 dell’articolo 2 del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, e successive modificazioni, è consolidata, a decorrere dall’anno 2011, all’importo risultante dalle certificazioni di cui al decreto 7 aprile 2010 del Ministero dell’economia e delle finanze emanato, di concerto con il Ministero dell’interno, in attuazione dell’articolo 2, comma 24, della legge 23 dicembre 2009, n. 191.

14. Sono abrogate, a decorrere dal 1/ gennaio 2012, [3-2] le seguenti disposizioni:

a. l’articolo 1 del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, convertito con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 126, ad eccezione del comma 4 che continua ad applicarsi per i soli comuni ricadenti nei territori delle regioni a Statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano [5];

b. il comma 3, dell’articolo 58 e le lettere d), e) ed h) del comma 1, dell’articolo 59 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446;

c. l’ultimo periodo del comma 5 dell’articolo 8 e il comma 4 dell’articolo 9 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23;

d. il comma 1-bis dell’articolo 23 del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14;

d-bis. i commi 2-bis, 2-ter e 2-quater dell’articolo 7 del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106. (lettera aggiunta [2], in sede di conversione, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214).

14-bis. Le domande di variazione della categoria catastale presentate, ai sensi del comma 2-bis dell’articolo 7 del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106, anche dopo la scadenza dei termini originariamente posti e fino alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, producono gli effetti previsti in relazione al riconoscimento del requisito di ruralità, fermo restando il classamento originario degli immobili rurali ad uso abitativo. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono stabilite le modalità per l’inserimento negli atti catastali della sussistenza del requisito di ruralità, fermo restando il classamento originario degli immobili rurali ad uso abitativo. (comma aggiunto [2], in sede di conversione, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214).

14-ter. I fabbricati rurali iscritti nel catasto dei terreni, con esclusione di quelli che non costituiscono oggetto di inventariazione ai sensi dell’articolo 3, comma 3, del decreto del Ministro delle finanze 2 gennaio 1998, n. 28, devono essere dichiarati al catasto edilizio urbano entro il 30 novembre 2012, con le modalità stabilite dal decreto del Ministro delle finanze 19 aprile 1994, n. 701. (comma aggiunto [2], in sede di conversione, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214).

14-quater. Nelle more della presentazione della dichiarazione di aggiornamento catastale di cui al comma 14-ter, l’imposta municipale propria è corrisposta, a titolo di acconto e salvo conguaglio, sulla base della rendita delle unità similari già iscritte in catasto. Il conguaglio dell’imposta è determinato dai comuni a seguito dell’attribuzione della rendita catastale con le modalità di cui al decreto del Ministro delle finanze 19 aprile 1994, n. 701. In caso di inottemperanza da parte del soggetto obbligato, si applicano le disposizioni di cui all’articolo 1, comma 336, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, salva l’applicazione delle sanzioni previste per la violazione degli articoli 20 e 28 del regio decreto-legge 13 aprile 1939, n. 652, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 1939, n. 1249, e successive modificazioni (comma aggiunto [2], in sede di conversione, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214).

15. A decorrere dall’anno d’imposta 2012, tutte le deliberazioni regolamentari e tariffarie relative alle entrate tributarie degli enti locali devono essere inviate al Ministero dell’economia e delle finanze, Dipartimento delle finanze, entro il termine di cui all’ articolo 52, comma 2, del decreto legislativo n. 446 del 1997, e comunque entro trenta giorni dalla data di scadenza del termine previsto per l’approvazione del bilancio di previsione. Il mancato invio delle predette deliberazioni nei termini previsti dal primo periodo è sanzionato, previa diffida da parte del Ministero dell’interno, con il blocco, sino all’adempimento dell’obbligo dell’invio, delle risorse a qualsiasi titolo dovute agli enti inadempienti. Con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministero dell’interno, di natura non regolamentare sono stabilite le modalità di attuazione, anche graduale, delle disposizioni di cui ai primi due periodi del presente comma. Il Ministero dell’economia e delle finanze pubblica, sul proprio sito informatico, le deliberazioni inviate dai comuni. Tale pubblicazione sostituisce l’avviso in Gazzetta Ufficiale previsto dall’ articolo 52, comma 2, terzo periodo, del decreto legislativo n. 446 del 1997.

16. All’articolo 1, comma 4, ultimo periodo del decreto legislativo 28 settembre 1998, n. 360, le parole “31 dicembre” sono sostituite dalle parole:

(omissis) [7]. All’articolo 1, comma 11, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, le parole da “differenziate” a “legge statale” sono sostituite dalle seguenti:

(omissis) [7]. L’Agenzia delle Entrate provvede all’erogazione dei rimborsi dell’addizionale comunale all’imposta sul reddito delle persone fisiche già richiesti con dichiarazioni o con istanze presentate entro la data di entrata in vigore del presente decreto, senza far valere l’eventuale prescrizione decennale del diritto dei contribuenti.

17. Il fondo sperimentale di riequilibrio, come determinato ai sensi dell’articolo 2 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, e il fondo perequativo, come determinato ai sensi dell’articolo 13 del medesimo decreto legislativo n. 23 del 2011, ed i trasferimenti erariali dovuti ai comuni della Regione Siciliana e della Regione Sardegna variano in ragione delle differenze del gettito stimato ad aliquota di base derivanti dalle disposizioni di cui al presente articolo. [1-2] In caso di incapienza ciascun comune versa all’entrata del bilancio dello Stato le somme residue. Con le procedure previste dall’articolo 27 della legge 5 maggio 2009, n. 42, le regioni Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta, nonché le Province autonome di Trento e di Bolzano, assicurano il recupero al bilancio statale del predetto maggior gettito stimato [9-2] dei comuni ricadenti nel proprio territorio. Fino all’emanazione delle norme di attuazione di cui allo stesso articolo 27, a valere sulle quote di compartecipazione ai tributi erariali, è accantonato un importo pari al maggior gettito stimato [9-2] di cui al precedente periodo. L’importo complessivo della riduzione del recupero di cui al presente comma è pari per l’anno 2012 a 1.627 milioni di euro, per l’anno 2013 a 1.762,4 milioni di euro e per l’anno 2014 a 2.162 milioni di euro [8-2].

18. All’articolo 2, comma 3, del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23 dopo le parole: “gettito di cui ai commi 1 e 2”, sono aggiunte le seguenti:

(omissis) [7].

19. Per gli anni 2012, 2013 e 2014, non trovano applicazione le disposizioni recate dall’ultimo periodo del comma 4 dell’articolo 2, nonché dal comma 10 dell’articolo 14 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23.

19-bis. Per gli anni 2012, 2013 e 2014, il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di cui all’articolo 2, comma 4, del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23 , è esclusivamente finalizzato a fissare la percentuale di compartecipazione al gettito dell’imposta sul valore aggiunto, nel rispetto dei saldi di finanza pubblica, in misura finanziariamente equivalente alla compartecipazione del 2 per cento del gettito dell’imposta sul reddito delle persone fisiche. (comma aggiunto [2], in sede di conversione, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214).

Comma 20 (omissis).

21. (Comma soppresso [2], in sede di conversione, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214).

Lecce, 9 maggio 2012

Avv. Maurizio Villani

AVV. MAURIZIO VILLANI

Avvocato Tributarista in Lecce

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