Tribuna Finanziaria

La vera storia della giustizia tributaria – parte seconda

.………………. Prosegue in questo numero la vera storia della Giustizia tributaria per come, chi scrive, l’ha vissuta personalmente.

Nell’articolo precedente avevamo esaminato i veri motivi per cui non si è mai proceduto all’unificazione delle sigle sindacali che rappresentavano e rappresentano i Giudici tributari.

Avevamo anche denunciato i nostri FONDATI sospetti sulle vere ragioni che motivavano i “togati” rispetto ad una giustizia, quella tributaria, che avrebbe meritato e merita, una presenza altamente professionale e non di casta.

In questo numero proseguiremo nella narrazione della “Vera storia della Giustizia tributaria”,  soffermandoCI su uno dei capitoli più bui di questa nostra storia: INTENDO RIFERIRMI A quello inerente alla  vicenda: “bicamerale”, un evento che rischiò, per l’ottusa interpretazione di una parlamentare riconducibile al partito di Forza Italia, l’On. Parenti, ex magistrato togato, di cancellare, in un sol battito di ciglia, tutto l’impianto del processo tributario e dei suoi Giudici.

Ma veniamo ai fatti.

Siamo nell’anno 1997, il 28 del mese di ottobre.

In Commissione Bicamerale, all’indomani della riforma degli articoli 545 e 546, che avevano dato al processo tributario una nuova giurisdizione, l’On. Parenti, con la introduzione di poche righe: “L’emendamento, che è brevissimo, sostituisce il quarto comma con il seguente:

“La legge disciplina l’attribuzione della giurisdizione in materia tributaria a sezioni specializzate presso il giudice ordinario.” cancellò di colpo la nuova giurisdizione, ridando, guarda caso, alla giustizia ordinaria la potestà sul processo tributario.

La C.U.G.I.T., riunitasi all’uopo d’urgenza, decise di preparare un approfondito e dettagliatissimo resoconto riportante le ragioni giuridiche, sociali ed economiche che giustificavano la sussistenza del sistema giudiziario tributario, così com’era stato deciso dai CITATI riformati articoli.

Decise inoltre che questo importante lavoro sarebbe stato protocollato al Signor Presidente della Repubblica, a quelli della Camera e del Senato e a tutti i Parlamentari e Senatori interessati, onde recedessero dallo scellerato emendamento proposto in Bicamerale.

Per inciso giova ricordare quanto più volte segnalato sia sulla carta stampata sia sui media: se la giustizia penale incide solo sulla sfera di quei cittadini che violano le nostre leggi, se la giustizia civile è invocata solo da quei cittadini che ne fanno richiesta per la difesa dei loro diritti violati, la giustizia tributaria incide sulla sfera patrimoniale di tutti i cittadini italiani quindi, una giustizia tributaria assente, inefficiente o condizionata, priverebbe il cittadino dell’unica possibilità di reale difesa contro le ingiustizie e gli  errori del fisco”.

Ma proseguiamo nella narrazione dei fatti.

Appena pronto lo scritto su indicato che rappresentava le ragioni di una indiscussa validità della Giustizia tributaria, il Presidente della C.U.G.I.T. Grazia Ciarlitto, il vice Presidente Francesco Trovato e il segretario generale Franco Antonio Pinardi, si recarono dalle autorità su indicate per dettagliare minuziosamente  le ragioni della dovuta sussistenza e per consegnare il minuzioso manoscritto dove, grazie anche all’opera del Prof. Trovato e del Prof. Gen. Salvatore Santo Gallo, erano state indicate le incontestabili ragioni e le inoppugnabili funzioni della “nostra” giustizia.

Fu un lavoro lungo ed estenuante, anche perché alcuni dei nostri interlocutori, anche se investiti di ruoli istituzionali funzionali alla materia trattata, erano completamente “ignoranti” rispetto ai temi giuridico tributari.

Riuscimmo quindi, anche per una più generale convergenza di intenti, mi riferisco alle altre sigle sindacali, a far ritirare l’emendamento e a salvare così la Giustizia Tributaria.

Scongiurato questo devastante, improvviso pericolo, l’attenzione del nostro sodalizio si concentrò, su un altra  minaccia che iniziava ad incombere sulla Giustizia tributaria, quella dell’incompatibilità dei giudici/professionisti, su cui piombò la scure dell’estromissione dalla funzione di giudice per incompatibilità rispetto alla professione esercitata. Prima di esaminare però questa importante e fondamentale vicenda, di preoccupante ed ancora recente attualità, mi si consenta, in tal senso, una personale riflessione, riflessione che tutti condividono ma che nessuno osa proferire. Mi chiedo infatti cosa sia la vera incompatibilità.

Mi chiedo se un magistrato, presidente di tribunale, di Corte d’Appello, PM ecc.ecc., investito per funzione “a divinis” anche del doppio incarico quale  presidente di commissione o di sezione, essendo spesso oberato, nella sua primaria attività, di incombenti, prioritari  impegni che spesso sfociano nei ben noti ritardi della giustizia ordinaria, con processi spesso prescritti per decorrenza dei termini e con conseguenti, insopportabili disagi per il cittadino, non sia egli stesso a dover essere dichiarato incompatibile per mancanza di tempo e a volte di competenza.

Il processo tributario, processo cartolare caratterizzato da una sostanziale incidenza fiscale e tributaria, dovrebbe essere gestito da coloro che  sono competenti nelle su esposte materie, da coloro che sono disponibili per tempo a disposizione e per funzione, al continuo, dovuto, aggiornamento, giustificato dal continuo evolversi delle leggi fiscali e non, lo ribadisco con forza, da diritti di casta. La vera incompatibilità dovrebbe essere espressa dal Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria, oltre che su possibili, capziosamente presunti interessi professionali del giudice, soprattutto sulla sua competenza, sulla sua presenza in commissione, sul suo dovuto aggiornamento e preparazione perché, e ribadisco anche questo, la Giustizia Tributaria non è solo fondamentale per la difesa del Cittadino contribuente ma è parimenti fondamentale per la lotta all’evasione e all’elusione.

Ma torniamo  a come si sono svolti realmente  i fatti per il problema “incompatibilità”.

Improvvisamente, con l’inspiegabile complicità dell’Associazione Giudici tributari, associazione che ricordo era composta da 4/5 di Giudici laici, quindi da una prevalente componente che avrebbe almeno dovuto difendere i diritti della maggioranza dei propri associati, cominciò l’epurazione dalle commissioni di tutti i dottori commercialisti perché l’ipotesi in ragione di questa epurazione era che avrebbero potuto riscontrare momenti di illegittimità qualora si fossero trovati a giudicare su atti di eventuali propri clienti. In proposito, molto stranamente, non furono minimamente prese in esame soluzioni che vigono su analoghi fatti per i magistrati, mi riferisco, nello specifico, all’esercizio dell’astensione o della ricusazione o, quale più logica misura, ad una incompatibilità territoriale che avrebbe consentito alla parte più competente della Giustizia Tributaria di mantenere la funzione di Giudice esercitandola fuori regione, quindi senza pericolo di inquinamenti e condizionamenti vari.

Ma non è che per caso la vera ragione di tanta solerzia e implacabilità era poi quella di aprire la strada ad una Giustizia tributaria di soli, o prevalenti togati!

I recenti emendamenti e decisioni, nonostante la presenza nel Governo Berlusconi di un sì titolato ed esperto rappresentante come il Senatore Caliendo, (ricordate la prima puntata di questa triste amena vicenda e il triumvirato Martone, Sepe e Caliendo?), sembrano confermare questo nostro antico sospetto e, a suffragio di quanto sin qui detto, vi rinvio  per esigenze di spazio, nel prossimo numero.

Per dirla come per le interruzioni pubblicitarie in TV non ci lasciate…..

Cav. Franco Antonio Pinardi
Direttore responsabile di Tribuna Finanziaria
Segretario Generale
della Confederazione Unitaria Giudici Italiani Tributari – C.U.G.I.T.
e della Confederazione Giudici di Pace – C.G.d.P.

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