Tribuna Finanziaria

La vera storia della giustizia tributaria – prima parte

……… Correva l’anno 1995 e, all’indomani della riforma del processo tributario che aveva reso finalmente libera una giurisdizione sino ad allora impotente ostaggio del Ministero delle Finanze, si costituiva, in Prato, la Confederazione Unitaria dei Giudici Italiani Tributari C.U.G.I.T.: sodalizio associativo/sindacale, con finalità di tutela dei Giudici tributari, non disgiunto altresì dal desidero di perfezionamento e positiva crescita del neo nato ordinamento. In quel tempo erano altresì già presenti, sulla scena associativa riferita alle commissioni tributarie, anche altre due compagini associative, la prima, l’Associazione Giudici Tributari, capeggiata dall’Avv. Marinucci, storica e pluridecennale congrega, prevalentemente composta da Giudici laici, la seconda, lʼUnione Giudici Tributari, localizzata prevalentemente in Campania e nel suo capoluogo di regione.

Quello che altresì immediatamente colpiva, anche allo sguardo meno attento, era la composizione che caratterizzava la giustizia tributaria, con una preponderante presenza laica, quindi di magistrati non ordinari, che raggiungeva oltre i ¾ dei Giudici tributari, facendo presagire quindi, un futuro laico fortemente improntato a quelle professionalità propriamente riconducibile ai professionisti/giudici. Va, ad onor del vero, precisato, ed è regola tuttʼora in vigore, che nonostante lʼirreprensibile preparazione dei giudici laici: professionisti, avvocati e tributaristi, la presidenza delle commissioni tributarie e delle relative sezioni è sempre stata assegnata “a divinis” ad un magistrato togato (ordinario), per lʼimplicita ufficialità del ruolo giudiziario ricoperto, ma di cui difficilmente si è valutata, tra lʼaltro, lʼeffettiva preparazione e competenza, con la conseguenza che gli altri componenti il collegio giudicante: professionisti, avvocati e tributaristi, seppur di encomiabile conoscenza rispetto alle materie su cui si basa il processo tributario, hanno sempre subito una implicita sudditanza psicologica e di ruolo. In vece di quanto testé descritto, la minoranza togata dei giudici tributari, fece immediatamente sentire la sua voce autoritaria e, anche sfruttando la diversa posizione e la sudditanza psicologica su descritta dei giudici laici, tentò prepotentemente di assumere la guida della neo promossa giurisdizione, improntando principalmente il suo operare verso una unificazione delle sigle sindacali presenti, perché, a loro dire, unʼunica associazione, avrebbe reso più autorevole il dialogo con le forze politiche, come se il pluralismo sindacale non fosse certificata e sperimentata fonte di positivo dialogo, confronto e conclamata crescita. Quanto sin qui descritto, ha avuto dal 1995 ad oggi, tre principali registi, tre magistrati che, in pieno unitarietà di intenti, hanno regnato sulla Giustizia tributaria, mi riferisco ai signori Antonio Martone, Giacomo Caliendo ed Ennio Sepe. Il primo atto su cui si concentrarono questi esimi rappresentanti della giustizia fu quello di impossessarsi, “manu militari” del sodalizio più datato: lʼAssociazione, anche se totalmente laica e questo, anche perché, concomitantemente, lʼAvv. Marinucci, allora indiscusso, storico Presidente, abdicò una inspiegabile resa totale, migrando, miracolosamente e provvidenzialmente, al superiore ruolo di Consigliere di Cassazione … e consegnando tutti gli iscritti nelle mani dei tre autorevoli togati.

Ed ecco che assistiamo quindi, alla nascita della corpulenta struttura oggi chiama A.M.T.: Associazione Magistrati Tributari, retta sempre, “manu militari”, da quel manipolo di magistrati togati già su indicati. Molti e assai travagliati furono gli incontri da questi promossi per verificare la possibilità di una unificazione anche con la C.U.G.I.T., ma il prezzo che ci veniva chiesto era così irragionevole e disfattistico, che decidemmo di rimanere fuori da questa grande ammucchiata, ammucchiata a cui ben presto aderì anche lʼaltra associazione: lʼUnione dei Giudici Tributari.

Ma perché non abbiamo aderito mai alla proposta unificativa rinunciando alle allettanti proposte formulate sia alla C.U.G.I.T., sia ad alcuni dei suoi esponenti? La prima risposta va ricercata nel fondato sospetto che abbiamo sempre avuto, cioè che tutte queste manovre altro non fossero che un intricato espediente per egemonizzare, in chiave togata, una giustizia che, incidendo sulla sfera patrimoniale di tutti i cittadini, riveste carattere di estrema importanza, non disgiunta, per evidenti considerazioni, da fondamentali momenti di potere, anche economico. La seconda considerazione attiene alla proposta che ci fu fatta, di assumere come confederazione due posti in una giunta composta da ben 40 dipartimenti, cosa questa che in termini di efficacia e possibilità di intervento corrispondeva al nulla, con lʼobbligo altresì di chiudere la nostra ultra quarantennale rivista, per altro da tutti apprezzata e di chiudere il nostro sito web, anche questo di ottimo apprezzamento. Quello che ci siamo sempre chiesti in proposito, era come mai, se veramente queste pressanti richieste unificative erano improntate a veri buoni propositi, questi signori, invece di far loro le positività che ci avevano distinto in questi anni, ed accrescendo così il valore di quellʼunico sodalizio così tanto agognato, ci chiedevano prepotentemente la loro chiusura e azzeramento, oltretutto in assenza di loro validi analoghi strumenti?

Il fatto è che ci volevano zittire, non volevano voci dissonanti dal coro che potessero compromettere il loro egemonico piano di occupazione e gestione della giustizia tributaria.

Cav. Franco Antonio Pinardi
Direttore responsabile di Tribuna Finanziaria
Segretario Generale
della Confederazione Unitaria Giudici Italiani Tributari – C.U.G.I.T.
e della Confederazione Giudici di Pace – C.G.d.P.

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